Porto Marghera entra nella partita europea delle materie prime strategiche
Dopo il voto in commissione Industria a Bruxelles, Elena Donazzan rilancia l’ipotesi veneziana per un hub Ue dedicato allo stoccaggio.
Porto Marghera torna al centro del confronto europeo sull’autonomia industriale. Dopo il passaggio in commissione Industria del Parlamento europeo sull’European Critical Raw Materials Centre, l’area veneziana viene di nuovo indicata come possibile sede di un deposito comunitario per le materie prime considerate decisive per le filiere produttive.
A sostenere questa prospettiva è Elena Donazzan, eurodeputata di Fratelli d’Italia e vicepresidente della commissione ITRE, che legge il voto di giovedì 8 ottobre 2026 come un passaggio favorevole anche per la candidatura italiana. Nella sua valutazione, il Veneto avrebbe caratteristiche adatte per ospitare una struttura di questo tipo.
Marghera come snodo per la sicurezza industriale
Il punto, nel dibattito aperto a Bruxelles, riguarda la capacità dell’Unione di costruire una rete più solida per l’approvvigionamento di materiali strategici. Si tratta di risorse essenziali per settori industriali legati alla transizione energetica e alla manifattura avanzata, ambiti in cui la continuità delle forniture è diventata un tema sempre più sensibile.
In questo scenario, Donazzan colloca Porto Marghera come opzione credibile per il primo magazzino europeo. La parlamentare europea richiama il peso dell’area industriale veneziana, la sua collocazione nell’Adriatico e la presenza di collegamenti tra porto, ferrovia e sistema produttivo.
Il passaggio a Bruxelles e il ruolo del Governo
Secondo la ricostruzione dell’eurodeputata, la scelta di puntare su Marghera non nascerebbe oggi. Donazzan collega infatti la candidatura al lavoro portato avanti dall’Italia sul dossier e cita come segnale politico la visita del commissario Séjourné nell’area veneziana insieme al ministro Urso.
Il voto in commissione Industria viene quindi interpretato come un tassello concreto nella strategia europea sulle materie prime critiche. Nella lettura politica proposta da Donazzan, l’Italia si troverebbe ora in una posizione utile per avanzare la propria proposta su un’infrastruttura ritenuta strategica per l’Unione.
Perché il Veneto pesa nella candidatura
Per il Veneto il tema non riguarda soltanto il prestigio istituzionale. La forza della candidatura, nelle dichiarazioni dell’eurodeputata, starebbe soprattutto nella vocazione logistica del territorio e nella capacità di integrare trasporto marittimo, rete ferroviaria e insediamenti industriali.
Il riferimento si inserisce in una discussione più ampia che interessa da vicino il Nordest, dove la movimentazione delle merci e i nodi intermodali hanno un ruolo centrale negli equilibri economici. Porto Marghera, in questa chiave, viene proposta come piattaforma adatta a sostenere una filiera europea meno esposta a shock esterni.
Le possibili ricadute per il territorio
Donazzan lega l’eventuale insediamento del deposito a prospettive di crescita e occupazione per il Veneto. Nelle sue dichiarazioni richiama anche le fragilità emerse negli ultimi anni lungo le grandi rotte internazionali, citando le crisi di Suez e di Hormuz come esempi di quanto la dipendenza da passaggi esterni possa incidere sulla tenuta del sistema produttivo.
Da qui l’idea di creare riserve sicure di materiali strategici all’interno dell’Unione europea. La partita è ancora politica e istituzionale, ma il nome di Porto Marghera entra con forza nel confronto come sede possibile di un’infrastruttura che, se confermata, avrebbe un impatto rilevante anche per l’economia veneta.