In Veneto la sicurezza costa sempre di più alle imprese, ma cresce il senso di vulnerabilità

L’indagine sul terziario del Nord Est segnala investimenti diffusi in antifurti e videosorveglianza, mentre aumenta il numero di aziende che percepisce meno tutela.

A cura di Web Team Web Team
05 ottobre 2026 06:15
In Veneto la sicurezza costa sempre di più alle imprese, ma cresce il senso di vulnerabilità -
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Le aziende del commercio e dei servizi continuano a mettere risorse in antifurti, telecamere e sistemi di protezione, ma questo sforzo non basta a rassicurare chi lavora ogni giorno a contatto con il pubblico. Nel Nord Est, area che comprende anche il Veneto, quasi nove imprese su dieci hanno investito in sicurezza, eppure una quota consistente degli imprenditori dichiara di sentirsi oggi più esposta rispetto a un anno fa.

Il dato emerge dall’ultima rilevazione di Confcommercio sui fenomeni illegali: l’88,4% delle imprese del terziario della macroarea ha sostenuto spese negli ultimi anni per difendersi da intrusioni e furti, mentre il 30% segnala un peggioramento della percezione di sicurezza nel 2025.

Per il tessuto economico veneto, fatto di negozi, pubblici esercizi, attività di servizio e imprese inserite nei centri urbani, il tema resta particolarmente sensibile. A preoccupare non sono soltanto gli episodi più gravi, ma anche quei danni ripetuti che incidono sulla gestione quotidiana, dai piccoli furti ai danneggiamenti.

Furti, aggressioni e taccheggio tra le criticità più sentite

Tra le principali fonti di allarme per gli imprenditori ci sono i furti, indicati come prima preoccupazione dal 37,3% degli operatori del Nord Est, una quota più alta rispetto al dato nazionale. Nella stessa indagine, il 29,2% segnala una crescita dei furti e il 29,7% rileva un aumento delle aggressioni.

Per le attività commerciali aperte al pubblico pesa molto anche il taccheggio: il 60,7% dei negozi riferisce episodi di questo tipo. È un indicatore che racconta bene quanto il problema non riguardi solo le intrusioni notturne, ma anche ciò che avviene durante l’orario di lavoro, dentro i punti vendita.

Un altro elemento che entra con forza nella percezione di insicurezza è quello legato alla vita notturna nelle zone commerciali. Il 37,8% delle imprese teme conseguenze riconducibili alla cosiddetta mala movida, in particolare per vetrine, accessi e strutture esposte al passaggio serale e notturno.

Il peso degli episodi giovanili nelle aree urbane

Nella fotografia tracciata dall’indagine compare anche il fenomeno delle baby gang. Il 27,2% delle aziende afferma di essersi confrontato con situazioni di questo genere, un dato che si somma alle altre forme di pressione avvertite soprattutto nei contesti cittadini e nelle aree con maggiore concentrazione di attività.

Per molte realtà del Veneto, dove commercio, turismo e servizi rappresentano una parte decisiva dell’economia locale, questi numeri assumono un significato concreto: proteggere un’attività non vuol dire più soltanto chiudere bene il negozio a fine giornata, ma affrontare un insieme di rischi che si presentano in momenti diversi e con modalità diverse.

Non conta solo spendere, ma scegliere bene come proteggersi

Accanto ai numeri, l’attenzione si sposta anche sulla qualità degli investimenti. Il punto, secondo quanto viene evidenziato dagli operatori del settore, non è semplicemente installare un impianto, ma capire se il sistema scelto sia davvero adeguato alle esigenze dell’azienda.

Federico Zorzetto, amministratore delegato di Mac System, realtà che distribuisce sistemi di sicurezza e lavora da 35 anni con gli installatori del Triveneto, osserva che molte imprese affrontano questa spesa privilegiando il prezzo più basso o soluzioni troppo semplificate. In questi casi, il rischio è trovarsi con protezioni insufficienti proprio quando servono davvero.

Il richiamo riguarda in particolare gli impianti fai da te, le installazioni affidate a figure poco qualificate o le scelte guidate quasi esclusivamente dal contenimento dei costi. In un quadro come quello emerso dall’indagine, per le imprese venete la questione non è solo quanto investire, ma se quell’investimento riesca poi a tradursi in una tutela effettiva e in una maggiore serenità operativa.

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