Vicenza, nuove regole sui reati ambientali: per le aziende il nodo ora è l’intera filiera

Accolto in Consiglio regionale un ordine del giorno per sostenere acquisto, realizzazione o riqualificazione della futura base operativa.A Palazzo Bonin Longare il confronto sul decreto legislativo 81/2026: controlli più estesi, responsabilità societarie

A cura di Web Team Web Team
02 settembre 2026 18:02
Vicenza, nuove regole sui reati ambientali: per le aziende il nodo ora è l’intera filiera -
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Per le imprese vicentine il tema non riguarda più soltanto ciò che accade dentro cancelli e reparti produttivi. Con il nuovo quadro sui reati ambientali, l’attenzione si sposta infatti anche su beni, materiali e sottoprodotti che escono dall’azienda e arrivano sul mercato.

È il messaggio emerso a Vicenza nel convegno ospitato a Palazzo Bonin Longare, sede di Confindustria Vicenza, dedicato agli effetti del decreto legislativo 81/2026, entrato in vigore il 2 giugno. Un passaggio normativo che, per molte realtà produttive del territorio, impone una revisione concreta di procedure, verifiche e responsabilità.

L’appuntamento è stato promosso da Sinergeo, Università Ca’ Foscari Venezia, Ca’ Foscari Challenge School e Assoreca, con il patrocinio del Comune di Vicenza. Al centro del confronto, le conseguenze pratiche della riforma per produttori, aziende e società chiamate a presidiare non solo i processi interni, ma anche quanto viene commercializzato.

Dal sito produttivo al prodotto immesso sul mercato

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’estensione del possibile rischio penale ambientale lungo tutta la filiera. In sostanza, per alcune imprese non basta più verificare la correttezza della gestione nello stabilimento: la valutazione si allarga al prodotto e ai suoi effetti nelle fasi successive.

Secondo quanto illustrato durante il convegno da Angelo Merlin, presidente di Assoreca, il decreto segna un cambio di approccio: non ci si concentra solo sul danno già emerso, ma sulla prevenzione. Nella nuova impostazione, la tutela ambientale viene letta in modo più ampio, includendo non soltanto aria, acqua e suolo, ma anche habitat, biodiversità, flora e fauna.

Tra i punti evidenziati ci sono la nuova formulazione del reato di inquinamento ambientale, l’allargamento del concetto di condotta abusiva e l’introduzione del reato di commercio di prodotti inquinanti, per il quale è prevista la reclusione da due a sei anni.

Più controlli documentati lungo la catena produttiva

Per il tessuto economico vicentino, dove manifattura e filiere specializzate hanno un peso rilevante, il passaggio operativo più delicato è quello delle verifiche documentate. Il decreto, nella lettura proposta da Assoreca, spinge verso controlli più strutturati su prodotti e materiali che possono presentare criticità sotto il profilo ambientale.

Questo significa, in concreto, maggiore attenzione alla tracciabilità e alla capacità di dimostrare le verifiche svolte. I settori potenzialmente più coinvolti sono quelli legati a chimica, manifattura, distribuzione, sottoprodotti ed end of waste, ambiti nei quali il confine tra conformità tecnica e rischio penale può diventare più sensibile.

Merlin ha sottolineato che il nuovo impianto non va interpretato soltanto come un irrigidimento delle pene. Il punto, piuttosto, è la richiesta alle aziende di dotarsi di un’organizzazione più robusta, con presidi tecnici adeguati e procedure capaci di prevenire contestazioni.

Responsabilità degli enti e modello 231

Un altro capitolo riguarda direttamente le società. Il nuovo quadro amplia infatti il perimetro dei reati che possono avere effetti sulla responsabilità degli enti prevista dal decreto 231, con un inasprimento delle conseguenze sanzionatorie.

In questo scenario, le imprese che hanno già investito in modelli organizzativi, sistemi di controllo e competenze tecniche partono da una base più solida. Tra gli strumenti indicati nel confronto di Vicenza c’è l’aggiornamento del modello 231, considerato utile per dimostrare l’adozione di misure preventive adeguate.

Assoreca, l’associazione rappresentata da Merlin, è attiva dal 1994 e riunisce aziende che operano nei campi dell’ambiente, della sicurezza, dell’energia, della salute e della responsabilità sociale. Tra gli obiettivi indicati ci sono la diffusione di competenze tecnico-scientifiche, la rappresentanza nei tavoli istituzionali e il sostegno a percorsi di rete e sviluppo per le imprese.

Per il sistema produttivo locale, il segnale uscito dall’incontro di Palazzo Bonin Longare è chiaro: la compliance ambientale non può più essere affrontata come un adempimento circoscritto, ma come una responsabilità che accompagna l’intero ciclo del prodotto.

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