Prati locali per fermare l’erosione: a Recoaro Mille parte il test veneto della semina naturale
Nel Vicentino il progetto IN.E.R.BIO avvia il recupero della frana di Fantoni con vegetazione raccolta in zona. Nuove applicazioni previste anche tra Valbrenta e Altopiano.
La montagna vicentina diventa il primo banco di prova di un modello che punta a riparare aree compromesse usando risorse vegetali del territorio. A Recoaro Mille è cominciato l’intervento sperimentale su una frana in località Fantoni, dove il rinverdimento viene realizzato con erba prelevata da un prato della zona anziché con miscugli standard acquistati sul mercato.
L’operazione rientra nel progetto IN.E.R.BIO, sigla che indica un percorso dedicato agli inerbimenti ad alta biodiversità per il recupero ambientale. L’idea di fondo è semplice: impiegare specie autoctone provenienti da prati naturali e seminaturali per ricostruire coperture vegetali più stabili, più ricche dal punto di vista ecologico e meglio inserite nel paesaggio veneto.
La prova avviata sopra Recoaro
Nel sito di Fantoni l’intervento riguarda una superficie di circa 3.500 metri quadrati. Per coprire l’area sono stati utilizzati circa 30 quintali di erba verde tagliata in un prato dell’Azienda Agricola Dalla Riva Michela, a Staro, e poi trasferita sul versante da recuperare.
Il materiale vegetale serve a ricostruire il cotico e a ridurre il rischio di nuove forme di erosione. Le essenze impiegate appartengono all’Arrenatereto tipico, una tipologia di prato magro che caratterizza questo ambito montano e che, proprio per la sua provenienza locale, viene considerata adatta a un ripristino più coerente con l’ambiente circostante.
Perché il progetto guarda ai prati come risorsa
Il programma non si limita al singolo cantiere recoarese. L’obiettivo è costruire una vera filiera veneta del seme e del materiale vegetale locale, utile per intervenire su frane, cave, scarpate, aree industriali dismesse, nuove urbanizzazioni e perfino piste da sci.
In questo schema diventano centrali agricoltori e gestori di prati e pascoli, chiamati a svolgere il ruolo di “siti donatori”. È un passaggio che apre anche una possibilità economica aggiuntiva per chi lavora in aree marginali, dove la redditività agricola è spesso ridotta e il rischio di abbandono del territorio resta concreto.
Secondo l’impostazione del progetto, il limite dei rinverdimenti tradizionali è l’uso di sementi uniformi, pensate soprattutto per attecchire in fretta. Il risultato, viene spiegato dai promotori, sono superfici verdi omogenee ma povere di varietà. L’approccio alternativo punta invece su miscugli naturali più complessi, capaci di favorire impollinatori, qualità del suolo e resilienza degli ecosistemi.
Mappatura già estesa in tutta la provincia
Uno degli strumenti su cui si sta lavorando è un catasto geolocalizzato delle praterie potenzialmente adatte a fornire semi autoctoni. Il censimento ha già superato quota 1.200 siti analizzati, con oltre 600 ettari considerati potenzialmente idonei come aree donatrici per sviluppare la filiera.
La sperimentazione interessa diversi paesaggi del Vicentino, dalla pianura alle quote più alte. Il coordinamento è affidato a Landes Srl, mentre la parte scientifica fa capo al Dipartimento DAFNAE dell’Università di Padova in collaborazione con Agridinamica Srl, realtà specializzata nella sperimentazione agronomica.
Nel partenariato figurano anche l’Unione Montana “Spettabile Reggenza dei Sette Comuni”, Vi.abilità e l’Associazione Regionale Albo dei Cavatori del Veneto. Sul fronte agricolo partecipano le aziende Elena ed Eligio Bertacco di Marostica e Loris Cortese di Schiavon, impegnate nella gestione di malghe e pascoli sull’Altopiano di Asiago.
I prossimi passaggi tra Valbrenta e Melette 2000
Dopo Recoaro Mille, le prossime applicazioni sono previste in altri due contesti molto diversi tra loro ma ugualmente significativi per il territorio vicentino. In Valbrenta è programmato il recupero di un’ex cava di marmo rosso di Asiago con successiva destinazione a pascolo.
Un ulteriore test sarà poi avviato nell’area sciistica di Melette 2000, dove il progetto interesserà una porzione di pascolo di Malga Longara Davanti. Il percorso proseguirà con la verifica delle tecniche di raccolta e di inerbimento e con la definizione di un modello economico capace di mettere in contatto chi produce questo materiale e chi deve realizzare interventi di ripristino ambientale.