Venezia 2026, il Leone d’oro parla danese: a “Woman Unknown” il premio principale

Chiusa al Lido l’83ª Mostra: doppio riconoscimento per il film di May el-Toukhy, Malkovich miglior attore. Due premi italiani in Orizzonti.

13 settembre 2026 01:34
Venezia 2026, il Leone d’oro parla danese: a “Woman Unknown” il premio principale -
Condividi

Il verdetto finale della Mostra di Venezia 2026 consegna il riconoscimento più pesante a un titolo europeo: “Woman Unknown” di May el-Toukhy è il film che esce dal Lido con il Leone d’oro. Per l’opera arriva anche la Coppa Volpi femminile assegnata a Mathilde Arcel, risultato che rafforza il peso del film nel palmarès conclusivo dell’83ª edizione.

La chiusura del festival, sabato 12 settembre, ha definito un quadro in cui trovano spazio anche nomi molto noti del cinema internazionale e alcuni segnali positivi per la produzione italiana. Tra questi, la Coppa Volpi maschile a John Malkovich per “Wild Horse Nine” e il doppio riconoscimento ottenuto da “I figli della scimmia” nella sezione Orizzonti.

Il film vincitore e il doppio premio per Mathilde Arcel

“Woman Unknown”, presentato anche con il titolo originale “Kvinde Ukendt”, è ambientato nella Danimarca del dopoguerra. Al centro della storia c’è Marie, una giovane governante pronta a sposare il vedovo benestante per cui lavora, con la prospettiva di cambiare radicalmente condizione sociale.

Il passato, però, torna a bussare. La protagonista nasconde infatti una relazione avuta durante l’occupazione con un soldato tedesco, elemento che minaccia l’equilibrio che sta cercando di costruire. Il film intreccia così memoria della guerra, dipendenza economica e reputazione personale.

Accanto al premio al film, la giuria ha scelto di premiare anche Mathilde Arcel come migliore interprete. Per l’attrice danese si tratta di un’affermazione importante, arrivata a Venezia con il suo primo ruolo da protagonista sul grande schermo.

Gli altri nomi forti del concorso principale

Nel concorso maggiore il Leone d’argento - Gran Premio della Giuria è andato a “Possible Love” di Lee Chang-dong. Il premio per la regia è stato invece assegnato a Ilya Khrzhanovsky per “DAU”.

Per gli interpreti, oltre ad Arcel, è stato premiato John Malkovich per “Wild Horse Nine”, film di Martin McDonagh ambientato nel 1973 tra le tensioni che precedono il golpe in Cile e una missione che porta due agenti della CIA fino all’Isola di Pasqua. Nel cast compaiono anche Sam Rockwell e Steve Buscemi.

La migliore sceneggiatura è quella di “Un bon petit soldat”, firmata da Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce. Il premio speciale della giuria è andato invece a “NAZA” di Yuval Abraham e Rachel Szor, documentario centrato sulle operazioni israeliane a Gaza e sulle conseguenze per la popolazione civile palestinese.

Il Premio Marcello Mastroianni destinato a un’interprete emergente è stato attribuito a Malou Khebizi per “15/18 – A Place to Heal” di Cédric Kahn.

L’Italia trova spazio in Orizzonti

Se il concorso principale ha parlato soprattutto internazionale, per il cinema italiano uno dei passaggi più significativi è arrivato dalla sezione Orizzonti. “I figli della scimmia”, diretto da Tommaso Landucci, ha raccolto due riconoscimenti: migliore interpretazione maschile a Riccardo Scamarcio e premio alla sceneggiatura condiviso da Landucci con Damiano Femfert.

Il film affronta una storia segnata dalla paternità e da legami familiari complessi. Scamarcio interpreta un uomo alle prese con la cura del figlio con disabilità, mentre il rapporto con il nipote adolescente assume un peso crescente nel racconto. L’uscita italiana è prevista per il 17 settembre con distribuzione Medusa.

Nella stessa sezione, il premio per il miglior film è andato a “Un détour par Diane” di Ann Sirot e Raphaël Balboni. La migliore regia è stata assegnata a Jacqueline Lentzou per “A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra”, mentre il premio speciale della giuria è andato a “La maison du vent” di Auguste Bernard Kouemo Yanghu.

Completano il palmarès di Orizzonti il riconoscimento a Laleh Marzban come migliore attrice per “Moragheb – Falling House” e quello al miglior cortometraggio per “Quelques instants de bonheur” di Shaden Safieddine Tazi.

Tra opere prime, classici e cinema immersivo

“La maison du vent” ha aggiunto al premio ottenuto in Orizzonti anche il Leone del futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”. Nella sezione Venezia Spotlight il pubblico ha invece scelto “Eu contez – I Matter” di Alina Șerban.

Per Venezia Classici il riconoscimento al miglior film restaurato è andato a “La lunga notte del ’43” di Florestano Vancini. Sul versante del cinema immersivo, il Gran Premio è stato assegnato a “The Pigeon Ring” di Shixin Tao e Yuqi Zhang, il premio speciale della giuria a “Out of the Ashes” di Rory Mitchell e Nonny de la Peña, mentre il premio per la realizzazione è andato a “Empire at Sea” di Peter Flaherty.

Nell’edizione 2026 rientrano anche i Leoni d’oro alla carriera consegnati durante il festival a George Clooney ed Ellen Burstyn, altro tassello di una Mostra che chiude con un palmarès molto distribuito tra autori affermati, nuovi volti e cinema di ricerca.

Quando arrivano i film dopo il Lido

Per il titolo vincitore, “Woman Unknown”, la distribuzione italiana è affidata a Lucky Red, ma al momento non è stata ancora indicata una data di uscita nelle sale. Chi segue i passaggi dal festival al circuito cinematografico dovrà quindi attendere il calendario ufficiale.

Una data già fissata c’è invece per “Wild Horse Nine”, che dovrebbe arrivare nei cinema italiani il 5 novembre 2026. Più ravvicinato l’approdo di “I figli della scimmia”, atteso dal 17 settembre. Finita la passerella del Lido, per il pubblico veneto resta ora la fase più concreta: capire quali tra i titoli premiati riusciranno a trovare spazio e attenzione anche fuori dal festival.

Segui Veneto Today