Treviso, sigilli per 4,7 milioni nell’inchiesta su società svuotate e fondi reimpiegati

Dodici persone indagate in un’indagine della Procura trevigiana: contestati bancarotta, autoriciclaggio e sottrazione al pagamento delle imposte.

20 maggio 2026 10:06
Treviso, sigilli per 4,7 milioni nell’inchiesta su società svuotate e fondi reimpiegati -
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Un patrimonio da circa 4,7 milioni di euro è finito sotto sequestro nell’indagine che a Treviso ruota attorno a presunte operazioni di svuotamento aziendale, trasferimenti di denaro e riutilizzo delle somme in altre attività. Il provvedimento, disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Treviso, coinvolge dodici indagati e anche una società chiamata in causa ai sensi del decreto legislativo 231 del 2001.

Il fascicolo, coordinato dalla Procura della Repubblica di Treviso e sviluppato dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, ipotizza a vario titolo reati di bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Al centro dell’attività investigativa ci sono in particolare due società di capitali del territorio trevigiano finite in liquidazione giudiziale.

Il nodo trevigiano in un sistema più ampio

Secondo la ricostruzione investigativa, le due realtà aziendali trevigiane sarebbero state inserite in una rete di imprese più ampia, riconducibile a un presunto gruppo di quattro persone. Gli investigatori ritengono che quel nucleo avrebbe guidato le operazioni servendosi anche di società intestate formalmente ad altri soggetti, considerati prestanome.

In questo contesto compare anche la figura di un imprenditore padovano, già raggiunto in passato dagli arresti domiciliari in un altro procedimento per reati che comprendono, tra le altre ipotesi, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, malversazione, bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. Il nuovo filone nasce però da accertamenti distinti, partiti proprio dalle procedure che hanno interessato le due aziende trevigiane.

Le contestazioni: aziende in crisi e liquidità spostata altrove

La Guardia di Finanza sostiene di aver individuato un modello ripetuto su più territori: imprese già in difficoltà economica sarebbero state rilevate e poi progressivamente impoverite, con trasferimenti di risorse verso altre società dello stesso circuito. Le aziende coinvolte, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero più di trenta, distribuite tra le province di Treviso, Venezia, Padova, Udine, Milano e Lucca.

Uno degli episodi esaminati riguarda una società per azioni dalla quale sarebbero stati fatti uscire circa 817 mila euro. Le somme, secondo quanto ricostruito, sarebbero transitate con bonifici verso altre società riconducibili al medesimo gruppo e sarebbero state giustificate sulla carta con finanziamenti ritenuti non genuini.

Una quota di quel denaro, pari a circa 551 mila euro, sarebbe stata poi utilizzata per acquisire nuove partecipazioni societarie. Per gli investigatori questo passaggio avrebbe avuto anche la funzione di rendere più difficile la ricostruzione dell’origine delle somme.

Il ramo d’azienda trasferito e il peso del debito fiscale

Un altro capitolo dell’inchiesta riguarda una società fortemente esposta verso il Fisco. Dopo l’acquisizione del controllo di fatto, sempre secondo l’accusa, sarebbe stato sottratto un ramo d’azienda valutato intorno a 2,8 milioni di euro e trasferito a una nuova società.

Il pagamento, stando alla ricostruzione della Procura e delle Fiamme Gialle, sarebbe stato fatto ricorrendo a compensazioni considerate fittizie tra crediti erariali e commerciali. L’operazione, nelle contestazioni, avrebbe avuto lo scopo di spostare il compendio aziendale evitando il versamento di imposte sui redditi e Iva per circa 757 mila euro.

Quel ramo, ritenuto provento di bancarotta fraudolenta patrimoniale, sarebbe stato poi impiegato nell’attività della new company, consentendole di aumentare sensibilmente il volume d’affari. L’indebito profitto calcolato dagli investigatori è di circa 592 mila euro.

Come si è arrivati al provvedimento

L’indagine è stata costruita attraverso l’analisi di segnalazioni per operazioni sospette, controlli bancari delegati e ulteriori approfondimenti investigativi. Nel corso degli accertamenti sono state eseguite anche perquisizioni informatiche e sequestri, che avrebbero permesso di ricostruire i legami tra persone, società e flussi finanziari.

Il decreto eseguito in questi giorni ha riguardato disponibilità e beni fino al raggiungimento della soglia complessiva di 4,7 milioni di euro. Tra quanto sottoposto a sequestro figurano 551 mila euro presenti su conti correnti, il ramo d’azienda da 2,8 milioni e due immobili riconducibili alla nuova società, per un valore fino a 1,3 milioni.

Il ramo aziendale finito sotto vincolo comprende in larga parte macchinari industriali destinati alla produzione di cisterne e stampi metallici ad alta tecnologia. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e per tutte le persone coinvolte resta valida la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.

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