Doping nelle palestre del Polesine, l’inchiesta si allarga tra Rovigo, Villadose e Adria: otto persone denunciate

La Guardia di Finanza ha ricostruito un presunto circuito di steroidi e anabolizzanti legato al bodybuilding. Sequestri di pasticche, fiale e chat sotto esame.

20 maggio 2026 09:56
Doping nelle palestre del Polesine, l’inchiesta si allarga tra Rovigo, Villadose e Adria: otto persone denunciate -
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Non riguarda solo un singolo episodio, ma un presunto sistema di vendita e utilizzo di sostanze dopanti che, secondo l’accusa, avrebbe toccato diverse realtà del Polesine. L’indagine coordinata dalla Procura di Rovigo e condotta dalla Guardia di Finanza ha portato finora a otto denunce, tra presunti promotori del giro illecito e utilizzatori.

Al centro dell’attività investigativa ci sono ambienti collegati al bodybuilding e ad alcune palestre frequentate nel Rodigino, dove gli investigatori hanno concentrato l’attenzione su farmaci anabolizzanti destinati a migliorare prestazione fisica e recupero muscolare.

Un circuito che avrebbe avuto due snodi nel territorio

Nella ricostruzione degli inquirenti, il presunto traffico avrebbe avuto due riferimenti principali: una rivendita di integratori sportivi a Villadose e una palestra di fitness ad Adria. Da questi due punti, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero passati approvvigionamento e distribuzione delle sostanze.

Uno dei nomi finiti sotto indagine è quello di un personal trainer veneziano di 42 anni, attivo in varie palestre della zona. L’altro è un coach rodigino di 55 anni, indicato come gestore della struttura sportiva adriese coinvolta negli accertamenti.

Il filone partito da Villadose

Gli investigatori hanno messo sotto osservazione il negozio di integratori del centro polesano, ritenuto uno dei possibili luoghi di smistamento. Secondo quanto emerso, il titolare non si sarebbe limitato alla vendita di prodotti sportivi, ma avrebbe anche seguito alcuni bodybuilder del territorio con indicazioni legate alla preparazione fisica.

Nel corso dei controlli, la Finanza avrebbe registrato un via vai ritenuto significativo di clienti, tra cui frequentatori di palestre della provincia di Rovigo. L’ipotesi è che una parte di questi accessi fosse legata all’acquisto di steroidi anabolizzanti.

La Procura ha quindi disposto perquisizioni nei locali riconducibili al personal trainer, compresa l’abitazione. In questa fase gli vengono contestate, a vario titolo, la somministrazione di sostanze dirette ad alterare le prestazioni degli atleti e l’esercizio abusivo della professione medica.

Secondo gli investigatori, infatti, oltre alla cessione dei prodotti proibiti sarebbero state fornite anche consulenze non autorizzate sulla crescita muscolare. Durante le perquisizioni sono state sequestrate circa 200 compresse e una cinquantina tra fiale e bustine di steroidi ritenuti introdotti illegalmente.

La pista di Adria e il controllo dopo il viaggio da Roma

Un secondo sviluppo dell’inchiesta ha portato ad Adria. Qui gli investigatori hanno individuato una palestra come altro possibile punto di distribuzione. Il gestore, secondo la ricostruzione accusatoria, si sarebbe rifornito attraverso la stessa filiera già emersa nel filone di Villadose.

L’episodio considerato decisivo dagli inquirenti è il controllo in auto al ritorno da Roma. In quell’occasione il coach sarebbe stato trovato con numerose confezioni di anabolizzanti e steroidi.

Nel sequestro eseguito a suo carico figurano più di 850 pasticche e 200 fiale, comprese sostanze a base di nandrolone. Per lui, allo stato attuale, le ipotesi di reato sono ricettazione e somministrazione di farmaci o altre sostanze finalizzate ad alterare le prestazioni agonistiche.

Chat, contatti e altri indagati

Tra gli elementi ora al vaglio ci sono anche i telefoni sequestrati. Dall’analisi dei dispositivi, secondo quanto riferito dagli investigatori, una parte dei contatti con i clienti sarebbe passata soprattutto attraverso WhatsApp, usato per organizzare acquisti e scambi di informazioni.

Nell’inchiesta compare anche un uomo di 56 anni originario del Trentino, indicato come presunto concorrente nel giro collegato alla rivendita di Villadose. La sua posizione, come quella degli altri indagati, dovrà essere valutata nel prosieguo del procedimento.

Oltre ai due presunti referenti del circuito, risultano denunciati anche cinque bodybuilder. Secondo l’accusa avrebbero fatto uso di sostanze anabolizzanti; per alcuni viene inoltre ipotizzato il favoreggiamento personale per dichiarazioni ritenute non veritiere durante le audizioni.

Il tema sanitario dietro l’indagine

L’inchiesta richiama anche il rischio legato all’assunzione senza controllo medico di farmaci come oxandrolone, nandrolone e stanozololo. Si tratta di sostanze che possono avere effetti pesanti sull’organismo, con possibili conseguenze sul sistema cardiovascolare, sul metabolismo e, in alcuni casi, anche sulle funzioni neurologiche.

Il procedimento resta nella fase preliminare e le contestazioni dovranno essere verificate dall’autorità giudiziaria. Per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo, mentre l’indagine mette sotto i riflettori un fenomeno che tocca da vicino il mondo delle palestre del territorio polesano.

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