Rubano, il Teatro OPSA trasforma il foyer in una mostra stabile: esposte 20 tele nate nel laboratorio con gli ospiti

L’allestimento presentato durante OPSA in Festa raccoglie un anno di lavoro del Gruppo Pittura dell’Area disabilità e resta visitabile in modo permanente.

15 giugno 2026 15:47
Rubano, il Teatro OPSA trasforma il foyer in una mostra stabile: esposte 20 tele nate nel laboratorio con gli ospiti -
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Non una semplice decorazione degli spazi, ma un progetto che lascia un segno stabile dentro uno dei luoghi più frequentati dell’Opera della Provvidenza Sant’Antonio. A Rubano il foyer del Teatro OPSA ospita da ora una raccolta permanente di 20 grandi tele, realizzate da dieci ospiti dell’Area disabilità e presentate il 12 giugno, nel giorno conclusivo di OPSA in Festa.

L’intervento porta nel cuore del teatro ritratti, autoritratti e immagini ispirate alla natura, frutto di un percorso settimanale sviluppato nell’arco di oltre un anno. Le opere rimangono esposte all’ingresso del teatro come parte integrante dell’ambiente, dopo un lavoro pensato per dare un’identità alle pareti rimaste libere in seguito al restyling concluso nel 2024.

Alla presentazione dell’allestimento completo era presente anche l’architetta Eleonora Strada, dello studio che ha seguito la ristrutturazione del teatro. Il nuovo assetto del foyer nasce infatti anche da quella trasformazione degli spazi, poi proseguita con un’idea capace di coinvolgere direttamente gli ospiti della struttura.

Un laboratorio diventato parte del teatro

L’iniziativa è stata avviata su richiesta della Direzione generale dell’OPSA, che ha affidato al Servizio educativo la costruzione del percorso. L’obiettivo andava oltre l’aspetto estetico: utilizzare l’arte come esperienza espressiva, occasione di apprendimento tecnico e attività condivisa con un risultato visibile ogni giorno da chi entra nel teatro.

Il Gruppo Pittura ha lavorato con appuntamenti settimanali, accompagnando i partecipanti in due momenti distinti: prima una fase di preparazione, per consolidare strumenti e tecniche comuni, poi una fase più personale e creativa, orientata alla scelta dei soggetti e alla realizzazione dei dipinti su grandi superfici.

Hanno preso parte al progetto Mario Andrich, Samantha Beda, Andrea Campion, Elia Ferro, Giuliano Mambrin, Sandra Maritan, Odorico Piccoli, Giovanni Scanferla, Miria Trevisan e Adelmina Vedovato. A seguire il laboratorio sono stati gli educatori Gianluca Fior, Davide Parpajola e Patrizia Massagrande.

Ritratti pop e soggetti naturalistici

Il nucleo centrale della galleria è composto da ritratti e autoritratti in chiave pop contemporanea. Le tele, di formato 120 per 140 centimetri, sono state concepite per dialogare tra loro lungo il foyer, creando un insieme coerente pur partendo da storie individuali e sensibilità differenti.

Accanto a questi lavori trovano spazio anche soggetti naturalistici. Il risultato finale è quello di un percorso corale, in cui ogni opera conserva una propria identità ma contribuisce a un allestimento unitario. In diverse immagini realizzate prima dell’esposizione, gli autori compaiono insieme al quadro che li rappresenta; in vari casi si tratta di veri e propri autoritratti.

All’interno dell’OPSA erano già presenti opere e installazioni di varia natura, tra quadri, fotografie, mosaici e sculture. In questo caso, però, la particolarità sta nell’intreccio tra attività educativa strutturata e collocazione permanente in uno spazio di passaggio e incontro.

La presentazione durante OPSA in Festa

La scelta di svelare il progetto durante OPSA in Festa ha dato all’inaugurazione anche un valore simbolico. L’evento annuale organizzato dal Servizio educativo dura tre giorni e rappresenta il momento in cui la struttura si apre al territorio con attività, iniziative e occasioni di incontro legate al mondo della disabilità.

La nuova galleria del foyer è così diventata il punto di arrivo pubblico di un lavoro portato avanti nella quotidianità della struttura. Un esito concreto, ma anche un messaggio sul ruolo che l’arte può avere all’interno dei percorsi educativi e di cura.

Sul significato dell’iniziativa è intervenuto il direttore generale dell’OPSA, don Roberto Ravazzolo: «Nella filosofia di accoglienza e presa in carico all’OPSA includiamo anche l’idea del “bello che cura”; per questo la nostra Casa accoglie opere d’arte di diverso tipo, sempre fruibili, ma usa l’arte anche come strumento a beneficio degli Ospiti, affinché possano esprimere se stessi, trovino soddisfazione e autostima nel ricevere apprezzamenti per il lavoro svolto e, da un punto di vista terapeutico, allenino e mantengano abilità motorie e funzioni cognitive».

Le venti tele restano ora nel foyer del Teatro OPSA come allestimento stabile: un intervento che cambia il volto dell’ingresso e racconta, in modo immediatamente visibile, un’esperienza nata dentro la comunità di Rubano.

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