Pinot Grigio veneto, la DOC Delle Venezie spinge su una categoria Ue per i low alcohol naturali

Il Consorzio chiede che i vini con gradazione ridotta ottenuta in vigneto siano separati dai prodotti dealcolati in cantina.

A cura di Web Team Web Team
15 giugno 2026 23:52
Pinot Grigio veneto, la DOC Delle Venezie spinge su una categoria Ue per i low alcohol naturali -
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Per il vigneto veneto del Pinot Grigio la partita non è solo commerciale, ma anche normativa. La DOC Delle Venezie torna a chiedere a Bruxelles una distinzione netta tra i vini con bassa gradazione ottenuta naturalmente e quelli che invece vengono privati dell’alcol con processi successivi in cantina.

Il tema è riemerso con forza dopo il convegno del 13 giugno 2026 alla Cantina di Quistello, nel Mantovano, dedicato alle prime applicazioni del Regolamento Ue 2026/471. Per una denominazione che comprende anche il Veneto, la richiesta è considerata decisiva per difendere identità produttiva e posizionamento di mercato.

Una questione che pesa sulla filiera veneta

La DOC Delle Venezie rappresenta infatti una parte centrale del sistema del Pinot Grigio del Nordest e coinvolge direttamente i produttori veneti. Il Consorzio, nato nel 2017 per riunire sotto un’unica denominazione Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento, oggi muove numeri tali da rendere tutt’altro che marginale il confronto aperto in sede europea.

I dati diffusi dal Consorzio parlano di 27.000 ettari produttivi, 230 milioni di bottiglie, 6.141 viticoltori, 575 aziende di vinificazione e 371 di imbottigliamento. In questo perimetro, la denominazione vale l’85% del Pinot Grigio italiano e il 43% di quello mondiale.

La richiesta: non confondere i due prodotti

Il punto posto dalla DOC Delle Venezie è preciso: un vino a minore tenore alcolico ottenuto grazie a scelte agronomiche non può essere assimilato a un vino dealcolato o parzialmente dealcolato. Nel primo caso, sostiene il Consorzio, il risultato nasce in campagna, attraverso la gestione del vigneto; nel secondo, da un intervento tecnologico effettuato dopo, nella fase di cantina.

Da Quistello è arrivata dunque la richiesta di uno spazio regolatorio specifico, capace di riconoscere questa differenza anche sul piano merceologico. Alla tavola rotonda finale, coordinata dal giornalista Giulio Somma, hanno partecipato per il Consorzio il presidente Luca Rigotti e il direttore Stefano Sequino.

Ricerca, mercato e nuove abitudini di consumo

Sequino ha spiegato che il lavoro prosegue con un nuovo anno di sperimentazione sul Pinot Grigio a bassa gradazione naturale. Per il Consorzio non si tratta di un esercizio teorico, ma di una scelta strategica che riguarda competitività e presenza sui mercati.

La spinta arriva anche dall’evoluzione dei consumi. Il segmento No and Low Alcohol continua a crescere a livello internazionale, trainato da una maggiore attenzione alla moderazione, da stili di vita diversi e dall’interesse delle fasce più giovani verso prodotti percepiti come più equilibrati.

Nel quadro richiamato dalla DOC Delle Venezie, gli Stati Uniti restano il mercato di riferimento più significativo. Proprio lì il comparto low alcohol viene indicato in aumento tra il 15% e il 18% nel periodo 2024-2028, con un valore complessivo atteso vicino ai 4-5 miliardi di dollari entro il 2028.

Il nodo climatico dietro la gradazione

Accanto al fronte commerciale, c’è poi una ragione produttiva che interessa da vicino anche il Veneto. L’aumento delle temperature medie e la maturazione più precoce delle uve stanno spingendo verso un incremento del potenziale alcolico, con effetti che la viticoltura deve imparare a governare.

Per questo la ricerca su pratiche colturali capaci di contenere la gradazione, senza compromettere qualità, equilibrio e profilo sensoriale, viene considerata sempre più importante. Secondo il Consorzio, questa strada può offrire ai produttori strumenti concreti per adattarsi ai cambiamenti climatici preservando la riconoscibilità del Pinot Grigio DOC Delle Venezie.

Il confronto aperto a Quistello, quindi, non riguarda soltanto una definizione tecnica. Per la filiera veneta del vino è un passaggio che tocca regole future, tenuta competitiva e capacità di rispondere a un mercato che cambia senza perdere il legame con il territorio.

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