Officine venete davanti alla doppia sfida: auto elettriche in crescita, ma il parco circolante resta anziano
All’Automotive Day promosso da Cna Padova e Rovigo il confronto su intelligenza artificiale, diagnosi digitale e futuro delle autoriparazioni in Veneto.
Nel Veneto dell’autoriparazione convivono oggi due mondi: da una parte l’avanzata di ibride ed elettriche, dall’altra migliaia di vetture datate che continueranno a passare dalle officine ancora per molti anni. È da questo equilibrio complicato che parte la riflessione emersa all’Automotive Day 2026, appuntamento promosso da Cna Padova e Rovigo e dedicato agli operatori del settore.
L’incontro, arrivato alla quinta edizione, si è tenuto sabato 17 ottobre all’Hotel Petrarca di Boara Pisani con il contributo di Ebav. Al centro, le domande che stanno accompagnando il cambiamento dell’assistenza auto: quale spazio avranno le officine indipendenti, quanto peseranno i software nelle riparazioni e in che modo l’intelligenza artificiale entrerà nel lavoro quotidiano.
Un comparto che pesa anche a livello regionale
La discussione riguarda un pezzo importante dell’economia veneta. In regione il sistema dell’autoriparazione conta circa 6.500 imprese e 27 mila addetti, con una composizione fatta per metà da officine meccaniche, per un quarto da carrozzerie e per la parte restante da gommisti e attività multiservice.
Padova e Rovigo rappresentano una quota rilevante di questo universo, con oltre 2.000 aziende e poco meno di 10 mila occupati. La struttura resta fortemente artigiana: la maggior parte degli addetti lavora in realtà di piccole dimensioni, spesso sotto i dieci dipendenti. È proprio qui che l’innovazione tecnologica ha un impatto più diretto, perché richiede investimenti, aggiornamento continuo e nuove competenze.
Il nodo veneto: nuove immatricolazioni più green, ma molte auto hanno oltre 20 anni
Secondo le stime richiamate durante il meeting, nel 2034 le nuove immatricolazioni potrebbero essere per l’87% ibride o elettriche. Un dato che indica con chiarezza la direzione del mercato, anche nei territori veneti.
Allo stesso tempo, però, il parco circolante racconta una realtà diversa. Nel Padovano le auto con più di vent’anni sono 115.637 su 633.604, pari al 18,3%. Nel Rodigino il peso delle vetture più anziane è ancora maggiore: 34.765 su 163.763, cioè il 21,2%. Numeri che spiegano perché la transizione non possa essere letta come un cambio improvviso, ma come una lunga fase di coesistenza tra motori tradizionali e nuove alimentazioni.
Dalla chiave inglese ai dati: come cambia il lavoro in officina
Lo scenario delineato dagli esperti intervenuti a Boara Pisani è quello di un’officina sempre più connessa, dove elettronica, aggiornamenti software e diagnosi avanzata avranno un ruolo centrale. La riparazione non si limiterà più al guasto meccanico in senso stretto, ma includerà gestione dei sistemi digitali, manutenzione predittiva e organizzazione più efficiente del rapporto con il cliente.
Per molte imprese questo significa ripensare strumenti, formazione e modelli di servizio. L’accesso ai dati del veicolo diventa un passaggio decisivo, così come il costo delle attrezzature necessarie per intervenire su mezzi tecnologicamente più complessi.
La posizione di Cna Padova e Rovigo
Per Giorgia Fortuni e Filippo Trambaiolo, presidenti della categoria Autoriparatori di Cna Padova e Cna Rovigo, il settore sta vivendo una fase di transizione impegnativa ma inevitabile. La crescita di elettrico e ibrido spinge le officine ad adeguarsi, mentre l’età elevata di una parte consistente del parco auto obbliga a mantenere competenze solide anche sui motori endotermici.
Da qui l’idea di uno “sdoppiamento tecnologico” destinato a durare: le imprese devono attrezzarsi per due filiere che procedono insieme, con esigenze diverse e costi importanti. L’Automotive Day, nella lettura dell’associazione, serve proprio a questo: offrire agli autoriparatori strumenti per orientarsi tra investimenti necessari, prudenza gestionale e prospettive del mercato veneto.
Per il comparto locale, insomma, il futuro non passa da una sostituzione netta del vecchio con il nuovo, ma da una convivenza complessa. E sarà soprattutto nelle piccole officine del territorio che questa trasformazione dovrà trovare un equilibrio sostenibile.