Nitrati, il Veneto tra le regioni più virtuose ma il dossier Ue riapre il tema dei controlli

Nella valutazione europea 2020-2023 il Veneto mostra dati migliori di altre aree del Nord. UNCAI chiede però regole applicate in modo più efficace e tecnologie diffuse.

16 luglio 2026 16:20
Nitrati, il Veneto tra le regioni più virtuose ma il dossier Ue riapre il tema dei controlli -
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Il Veneto compare tra le regioni con i dati più contenuti sul rispetto del limite di azoto organico per ettaro, ma la fotografia tracciata dalla Commissione europea sulla Direttiva Nitrati lascia aperte questioni che riguardano anche il territorio regionale. A richiamarle è UNCAI, che sposta l’attenzione dalla norma in sé alla sua applicazione concreta nelle campagne.

La relazione europea, costruita sui rapporti nazionali relativi al periodo 2020-2023, viene letta dall’associazione dei contoterzisti come un segnale preciso: il problema non sarebbe tanto riscrivere le regole, quanto renderle davvero efficaci attraverso controlli, monitoraggi e strumenti tecnici adeguati.

Il dato veneto nel confronto con le altre regioni

Nel documento dedicato all’Italia, uno degli elementi che emergono riguarda il rispetto del tetto dei 170 chilogrammi di azoto organico per ettaro nelle aziende sottoposte a verifica. In Veneto la quota di irregolarità indicata è dello 0,3%, un valore inferiore sia a quello dell’Emilia-Romagna, fermo allo 0,4%, sia soprattutto a quello della Lombardia, dove si arriva all’11,2%.

Il confronto non cancella però il quadro nazionale più disomogeneo. Undici regioni su venti, nel quadriennio esaminato, non hanno trasmesso dati sulle verifiche svolte nelle aziende agricole. Nello stesso arco di tempo si è ridotta anche la rete di monitoraggio delle acque superficiali, con un calo del 10,9% dei punti di controllo.

Un altro indicatore osservato da Bruxelles riguarda l’eutrofizzazione delle acque superficiali, che a livello medio nazionale sale al 37,7% dei punti monitorati. La situazione più pesante resta quella lombarda, dove la percentuale arriva all’81,6% in un contesto di forte pressione zootecnica.

Perché UNCAI insiste sulla leva agromeccanica

Secondo UNCAI, nel dibattito sulla Direttiva Nitrati l’attenzione si concentra spesso quasi esclusivamente sull’azienda agricola, mentre resta più sullo sfondo chi materialmente esegue molte operazioni decisive per rispettare gli obblighi ambientali. L’associazione indica nei contoterzisti il soggetto operativo che può incidere davvero nella distribuzione di reflui e digestati con sistemi a basse emissioni.

Il presidente Aproniano Tassinari osserva che tanto la linea della Commissione europea, favorevole a una migliore attuazione dell’impianto esistente, quanto quella di Copa-Cogeca, più orientata a un aggiornamento della direttiva, finiscono per non valorizzare abbastanza questo passaggio pratico. Per UNCAI la transizione ambientale in agricoltura passa invece anche dalla disponibilità di mezzi specializzati e competenze tecniche diffuse sul territorio.

Il modello indicato e il nodo delle autorizzazioni

L’associazione richiama come esempi Lombardia ed Emilia-Romagna, dove sono stati sostenuti investimenti per l’acquisto di macchine destinate all’interramento dei reflui da parte delle imprese agromeccaniche iscritte agli albi regionali. Per UNCAI è una strada che ha mostrato maggiore efficacia rispetto a misure meno mirate.

Nel ragionamento dell’associazione pesa anche il tema della parità autorizzativa tra distribuzione a pioggia e interramento. Finché le due modalità restano trattate allo stesso modo, sostiene UNCAI, molti operatori non hanno un incentivo sufficiente a scegliere le tecnologie più avanzate, anche dove il servizio è già presente.

Viene citato anche il caso del Piemonte, dove un bando simile è stato rivolto soltanto alle aziende agricole e non alle imprese agromeccaniche attraverso un albo regionale. Una scelta che, nella lettura dell’associazione, avrebbe disperso l’efficacia dell’investimento.

Le richieste alle istituzioni e il tema digestati

Le proposte avanzate da UNCAI sono tre. La prima punta a estendere anche alle altre regioni strumenti simili a quelli attivati nei territori considerati più avanzati, con finanziamenti destinati alle imprese agromeccaniche certificate tramite albi regionali o un registro nazionale unico.

La seconda riguarda i programmi d’azione regionali, che secondo l’associazione dovrebbero distinguere con maggiore chiarezza tra le diverse tecniche di distribuzione, favorendo quelle a minore impatto emissivo. La terza richiesta tocca invece i calendari, che UNCAI vorrebbe più flessibili e aderenti alle reali condizioni pedoclimatiche.

In questo quadro rientra anche la proroga annunciata della disciplina RENURE per i digestati liquidi di origine zootecnica, mentre la crescita del biometano amplia i volumi da gestire. Per l’associazione, se si allargano i margini normativi sul fronte dell’azoto, diventa ancora più importante affidare le operazioni a soggetti qualificati e dotati di attrezzature adeguate. Il messaggio finale resta netto: non serve cambiare da capo la direttiva, serve farla funzionare meglio anche nei territori che, come il Veneto, mostrano numeri relativamente più solidi.

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