Mestre rimette al centro Laura Padua: al Candiani il ritratto di un’artista libera e ancora attuale
Nel percorso del Premio Mestre di Pittura, un incontro ha ricostruito figura e opere della pittrice veneziana premiata nel 1962. Domenica apertura del MUVEC.
La storia del Premio Mestre di Pittura torna a incrociare una delle voci più originali del Novecento veneziano. Al Centro Culturale Candiani, infatti, un appuntamento del programma legato all’edizione 2026 ha riaperto il capitolo dedicato a Laura Padua, pittrice che nel 1962 firmò un primato rimasto unico nelle prime stagioni del concorso: fu l’unica donna a conquistare il riconoscimento.
L’incontro si è tenuto nella sala conferenze del Candiani all’interno delle iniziative collegate al MUVEC Casa delle Contemporaneità di piazzale Candiani. A introdurre la serata sono stati Christiano Costantini, presidente del Circolo Veneto, insieme a Elisabetta Barisoni, dirigente MUVE e direttrice di Ca’ Pesaro.
Un nome che riemerge nella memoria culturale di Mestre
Il taglio dell’appuntamento non si è limitato alla celebrazione di una vincitrice del passato. Il focus è stato piuttosto quello di restituire il profilo complesso di un’artista capace di attraversare ambienti culturali molto diversi, in una Venezia che nel dopoguerra continuava a essere luogo di incontri, relazioni e scambi internazionali.
Laura Padua è stata ricordata non solo per la sua produzione pittorica, ma anche per il modo in cui ha abitato quel tempo storico, mantenendo uno sguardo personale e indipendente. Un aspetto che aiuta a leggere anche il senso del lavoro di recupero che il Premio Mestre sta portando avanti attorno alla propria storia.
I ricordi di famiglia e la scelta dell’autonomia
Tra gli interventi più seguiti c’è stato quello di Umberto Padua, nipote dell’artista, che ha riportato in sala episodi di vita quotidiana e frammenti familiari. Dal suo racconto è emersa l’immagine di una donna abituata a osservare Venezia dall’altana alle Zattere, in un contesto domestico che diventava anche luogo di confronto con personalità di primo piano.
In questo quadro si inserisce anche l’episodio delle passeggiate a Murano con Enrico Fermi, presenza ricordata come discreta e quasi invisibile nella città del dopoguerra. Un dettaglio che restituisce il clima di quegli anni e il livello delle relazioni culturali che ruotavano attorno all’artista.
Molto significativa anche la parte dedicata al suo rapporto con il mercato. Padua rifiutò una proposta della galleria Marlborough di New York, che prevedeva l’acquisto complessivo dei lavori e un compenso mensile. La frase richiamata durante la serata, “l’artista non può essere uno stipendiato”, è diventata il simbolo della sua idea di libertà creativa.
Tra Biennale, studio e ricerca intellettuale
Nel corso dell’incontro è stato ricordato pure il suo coinvolgimento nella gestione del Padiglione di Israele alla Biennale. Un passaggio che conferma quanto la sua esperienza non si esaurisse nel lavoro in atelier, ma si estendesse a un ambito culturale più ampio.
Accanto a questo, è riemerso l’interesse per discipline come matematica e fisica, considerate importanti per comprendere l’equilibrio formale delle sue opere. Una chiave di lettura che lega la sua pittura a una tensione razionale, riconoscibile nella costruzione delle immagini e nella loro immobilità sospesa.
La lettura critica delle opere e i materiali d’archivio
La professoressa Laura Poletto ha concentrato il suo contributo su quella che è stata definita la “pittura dei silenzi” di Laura Padua. Al centro, in particolare, i ritratti di adolescenti segnati da sguardi grandi e disorientati, capaci di evocare il disagio esistenziale del secolo scorso.
Un ulteriore approfondimento è arrivato da Matteo Piccolo, conservatore di Ca’ Pesaro, che ha presentato alcuni elementi ricavati dagli archivi. Tra i particolari più curiosi, il retro del dipinto premiato nel 1962, allora protetto con un cartone di recupero proveniente da una confezione di detersivo. Un dettaglio minimo solo in apparenza, che racconta mezzi semplici e una forte intensità espressiva.
Nel ritratto complessivo dell’artista ha trovato spazio anche il suo impegno per la presenza femminile nel sistema dell’arte. Attraverso la FIDAPA, Padua promosse infatti esposizioni di protesta contro l’esclusione delle donne artiste dai padiglioni della Biennale alla fine degli anni Cinquanta.
Domenica il MUVEC apre in via straordinaria
Il percorso dedicato alla memoria del premio e dei suoi protagonisti proseguirà domenica 17 maggio con l’apertura straordinaria del MUVEC in occasione della Giornata Internazionale dei Musei ICOM. Gli spazi saranno visitabili dalle 10 alle 18, offrendo un ulteriore momento di contatto tra il pubblico mestrino e il nuovo polo culturale di piazzale Candiani.
Il calendario continuerà poi mercoledì 27 maggio, data fissata per la presentazione ufficiale delle opere premiate nell’edizione in corso. È un passaggio che si inserisce nella decima edizione della fase contemporanea del Premio Mestre di Pittura, oggi ospitata proprio nei nuovi ambienti del MUVEC.
Per Mestre, il lavoro su figure come Laura Padua non è soltanto un’operazione di archivio. È anche un modo per rafforzare il legame tra la città, la sua scena artistica e una tradizione che dal 1958, tra interruzioni e ripartenze, continua a cercare un dialogo vivo con il presente.