Memoria dell’esodo giuliano-dalmata, arrivano altri fondi per ampliare le ricerche
Nuovo stanziamento da 30 mila euro per finanziare due ulteriori progetti dedicati ai quartieri e ai villaggi nati dopo l’arrivo degli esuli nel dopoguerra.
Si allarga il lavoro di ricostruzione storica legato all’esodo giuliano-dalmata: la Regione ha destinato altri 30 mila euro a un bando già avviato, così da permettere il finanziamento di due iniziative in più rispetto a quelle già partite. L’obiettivo resta quello di approfondire la nascita e l’evoluzione dei quartieri e degli insediamenti sorti nel secondo dopoguerra per accogliere le famiglie arrivate come esuli.
La novità è stata resa nota il 16 ottobre dal consigliere regionale di Casa Civica Enrico Bullian, che ha richiamato il via libera unanime all’emendamento presentato nell’ambito del mini-assestamento autunnale. Il nuovo stanziamento servirà a far scorrere la graduatoria del precedente intervento.
Più risorse dopo l’interesse raccolto dal bando
Secondo quanto spiegato da Bullian, la misura era stata avviata durante i lavori sulla Legge di stabilità dello scorso dicembre, con l’intento di sostenere studi e pubblicazioni dedicati alla memoria storica dei luoghi nati in Friuli Venezia Giulia in seguito all’esodo. Le richieste presentate da università, associazioni e istituti culturali hanno però mostrato un interesse superiore alle disponibilità iniziali.
Da qui la scelta di rifinanziare il capitolo con altri 30 mila euro, così da consentire l’accesso al contributo anche ad altri soggetti che avevano presentato proposte giudicate valide ma rimaste escluse nella prima fase.
Che cosa dovranno raccontare i nuovi studi
Il percorso finanziato punta alla realizzazione di monografie capaci di restituire il quadro quotidiano vissuto dalle comunità giuliano-dalmate arrivate in Regione. Non soltanto la cronaca dell’accoglienza, quindi, ma anche il modo in cui quei nuclei abitativi si sono trasformati nel tempo e quale impatto abbiano avuto sul tessuto sociale locale.
Tra gli scopi indicati c’è anche un riconoscimento più solido, sul piano storico e culturale, di questi quartieri e villaggi, in vista di future attività di tutela, ricerca e divulgazione. Il tema, nelle intenzioni dei promotori, non riguarda solo la memoria, ma anche la capacità di leggere una parte decisiva della storia del confine orientale e delle sue conseguenze sulle comunità regionali.
Una geografia diffusa in tutto il territorio regionale
I luoghi richiamati da Bullian mostrano quanto il fenomeno abbia inciso in aree diverse del Friuli Venezia Giulia. Tra gli esempi citati compaiono Padriciano, Campo Marzio-Silos, San Sabba, Prosecco, Borgo San Mauro e Villaggio del Pescatore nell’area giuliana, ma anche Fossalon, Ronchi dei Legionari e Gorizia nel territorio isontino.
Nell’elenco rientrano inoltre Udine e San Giorgio di Nogaro per l’area friulana, a conferma di una presenza distribuita e di una vicenda che ha lasciato tracce in più zone della regione. Proprio questa diffusione, secondo il consigliere, rende utile una lettura d’insieme che metta in relazione le singole esperienze locali.
Il rifinanziamento approvato all’unanimità va dunque nella direzione di allargare la documentazione su una pagina che ha segnato il dopoguerra regionale. Raccontare come sono nati quei quartieri, e come si sono inseriti nel tempo nelle città e nei paesi che li hanno accolti, significa anche dare continuità a un patrimonio di memoria che riguarda istituzioni, associazioni e famiglie.