Treviso, quattro film per leggere il paesaggio: dal Sile alle acque del Veneto riparte la rassegna della Fondazione Benetton
Ingresso libero tra Cinema Edera e Palazzo Bomben: si parte il 21 ottobre con “Una cosa vicina”, poi tre appuntamenti dedicati all’acqua e ai luoghi fragili.
A Treviso il cinema torna a interrogare il rapporto tra persone, memoria e territori. La Fondazione Benetton Studi Ricerche rilancia infatti la rassegna “Paesaggi che cambiano”, un percorso in quattro serate che mette al centro il paesaggio come spazio vissuto, trasformato e spesso vulnerabile.
Il nuovo ciclo, curato da Simonetta Zanon e dedicato ad Andrea Zanzotto, si apre mercoledì 21 ottobre alle 21 al Cinema Edera. L’ingresso è gratuito. Dopo la serata inaugurale, gli altri appuntamenti si sposteranno nell’auditorium di Palazzo Bomben, sempre a Treviso, con inizio alle 20.30.
Il programma attraversa storie personali, ambienti d’acqua, archivi filmati e riflessioni sulla cura dei luoghi. Per il pubblico trevigiano il passaggio più vicino sarà quello conclusivo, costruito attorno al fiume Sile, simbolo del territorio e della sua memoria produttiva e ambientale.
Il via al Cinema Edera con il film premiato dalla rassegna
Ad aprire il calendario sarà “Una cosa vicina” di Loris G. Nese, produzione italiana del 2025 della durata di 84 minuti. Il film ha ricevuto il premio speciale “Paesaggi che cambiano”, assegnato dalla Fondazione Benetton nell’ambito dell’Edera Film Festival 2026 a un’opera ritenuta particolarmente significativa per il modo in cui affronta il tema del paesaggio e il legame tra comunità e luoghi di vita.
Alla proiezione saranno presenti il regista Loris G. Nese, Chiara Marotta, produttrice e autrice del montaggio, e Raffaele Lazzaroni dell’Edera Film Festival. Il racconto parte dagli anni Novanta e dalla crescita di un bambino segnato da segreti familiari, lutti e da un cognome vissuto come peso. Da adulto, attraverso il cinema, prova a ricostruire il proprio passato e a dare forma a un’identità rimasta a lungo incompleta.
Secondo la curatrice Simonetta Zanon, il film intreccia documentario, finzione e animazione usando anche materiali d’archivio e riprese di famiglia. I luoghi, dal contesto domestico al quartiere, fino agli spazi dei viaggi, diventano così la chiave per rileggere una vicenda privata e per comprendere come la memoria trasformi il significato degli ambienti vissuti.
L’acqua come filo conduttore dei successivi tre incontri
Dopo l’esordio al Cinema Edera, la rassegna si orienta verso un tema preciso: l’acqua. È questo l’elemento che lega i tre appuntamenti successivi, scelti per accompagnare il pubblico dentro paesaggi esposti a pressioni ambientali, incuria e cambiamenti spesso irreversibili.
Il primo di questi è in programma mercoledì 28 ottobre a Palazzo Bomben con “Anguane, le voci dell’acqua” di Giovanni Pellegrini, film italiano del 2026 da 70 minuti. In sala interverranno il regista, Maria Roveran, performer vocale e interprete, Joe Schievano, autore della colonna sonora, e il geografo Francesco Vallerani.
Il documentario si muove tra Dolomiti e Laguna di Venezia seguendo la leggenda delle Anguane, figure mitiche legate ai corsi d’acqua. Tra sorgenti, grotte e cascate, il film accosta mito, ricerca sonora e osservazione scientifica, raccontando ambienti delicati messi a rischio dall’inquinamento e dal consumo di suolo.
Dal mare di Sardegna a una riflessione sul lavoro stagionale
Mercoledì 4 novembre il cartellone proseguirà con “Cosa rimane quando il mare si muove” di Gaetano Crivaro, produzione italiana del 2026 della durata di 67 minuti. All’incontro parteciperanno lo stesso Crivaro e Marco Pavan, documentarista e fotografo.
Il film guarda alla Sardegna fuori dalla stagione turistica, quando il maestrale e le prime piogge cancellano l’assetto estivo delle coste. Il paesaggio cambia volto e, insieme agli oggetti lasciati dal turismo, emergono le fragilità di un’economia fondata sul lavoro stagionale e su un equilibrio instabile tra sfruttamento delle spiagge, attese sociali e tutela del mare.
Ne nasce un racconto sul tempo in cui i luoghi si svuotano, sulle promesse non mantenute e su quello spazio di confine in cui terra e acqua si contendono continuamente il terreno.
L’ultima serata guarda al Sile e alla memoria del territorio trevigiano
Il 18 novembre la rassegna chiuderà con un appuntamento particolarmente legato a Treviso. A Palazzo Bomben saranno proiettati due lavori dedicati al Sile: “Lungo il fiume. Com’era il Sile nel 1949” di Giuseppe Mestriner, documentario del 1949 di 18 minuti, e “Nuove ecologie e archeologia della navigazione. Un workshop di progettazione del paesaggio lungo il fiume Sile” di Marco Zuin, video del 2026 di circa dieci minuti.
Alla serata prenderanno parte Marisa Mestriner, Alessio Barbazza, Alessandro Casellato, Luigi Latini, Francesco Vallerani e Marco Zuin. Il primo film recupera un materiale inedito dall’archivio del fotografo trevigiano Giuseppe Mestriner e restituisce il Sile prima delle grandi trasformazioni del dopoguerra, mettendo in evidenza non solo il valore paesaggistico del fiume ma anche il suo peso nella vita economica e lavorativa delle comunità rivierasche.
Quelle immagini raccontano un corso d’acqua che era insieme scenario quotidiano, infrastruttura e patrimonio condiviso. Per una città come Treviso, abituata a riconoscersi nel proprio fiume, si tratta di un’occasione per rileggere il passato e osservare da vicino quanto sia cambiato quel paesaggio.
Il secondo lavoro si concentra invece sul tratto del Sile segnato dalla presenza del cosiddetto cimitero dei burci e, sulla riva opposta, da un paesaggio industriale in parte dismesso dove stanno prendendo forma nuovi ecosistemi spontanei. Il video documenta un’esperienza di progettazione condivisa e usa l’esplorazione del luogo per suggerire una riflessione sul futuro possibile di questi spazi.
Per chi seguirà la rassegna da Treviso, il valore del programma sta proprio qui: usare il cinema non solo per mostrare ambienti lontani o fragili, ma per rimettere al centro luoghi che fanno parte della storia quotidiana del Veneto e della città. Tutte le proiezioni sono a ingresso libero.