In Veneto la psichiatria resta tra i reparti più esposti: le aggressioni agli infermieri superano il pronto soccorso

I dati richiamati da Nursing Up e il Libro Bianco regionale indicano gli SPDC tra le aree più critiche per la sicurezza del personale sanitario.

17 settembre 2026 10:57
In Veneto la psichiatria resta tra i reparti più esposti: le aggressioni agli infermieri superano il pronto soccorso -
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Non è più il pronto soccorso l'unico simbolo del rischio per chi lavora in corsia. Anche in Veneto, guardando ai numeri più recenti citati da Nursing Up e ai dati regionali, la pressione maggiore sulle aggressioni al personale infermieristico si concentra sempre di più nell'area della salute mentale.

Il quadro nazionale richiamato dal sindacato parte da uno studio pubblicato nel 2025 sulla rivista scientifica Healthcare: i servizi psichiatrici raccolgono il 36,2% degli episodi esaminati, mentre i pronto soccorso si fermano al 33,4%. Nella stessa analisi gli infermieri compaiono nel 76,6% dei casi e la componente verbale rappresenta oltre la metà degli eventi, con il 51,2%.

Per una regione come il Veneto, dove il tema della sicurezza degli operatori sanitari torna ciclicamente anche nella cronaca locale, il dato assume un peso particolare. Il riferimento più vicino arriva dal Libro Bianco 2026 della Regione Veneto, costruito sui dati del 2025, che inserisce gli SPDC tra i servizi ospedalieri maggiormente coinvolti e segnala criticità anche nei servizi psichiatrici territoriali, nelle REMS e nell'area delle dipendenze.

Il quadro veneto e il peso degli SPDC

La fotografia regionale si inserisce in una tendenza più ampia. Nursing Up richiama infatti anche il Rapporto Emilia-Romagna sugli episodi di aggressione nei servizi sanitari, dove nel 2025 i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura risultano in cima per incidenza, con 278,2 episodi ogni 100mila giornate di degenza.

Dentro questo scenario la violenza verbale resta la forma più frequente: nelle rilevazioni regionali citate compare nell'89,1% dei casi, mentre quella fisica è presente nel 28,1%, con possibili sovrapposizioni nello stesso episodio. Nel 68,3% degli eventi l'autore dell'aggressione è il paziente o l'utente.

Il problema, dunque, non riguarda soltanto i grandi accessi d'urgenza ma investe reparti e servizi dove la relazione assistenziale è continua e spesso si svolge in condizioni di forte tensione clinica. È in questo passaggio che il sindacato legge il cambio di prospettiva: il rischio non può essere considerato come un elemento inevitabile del lavoro in psichiatria.

Le aggressioni che non entrano nelle statistiche

Uno dei nodi più delicati, secondo Nursing Up, è quello della sottosegnalazione. Il sindacato sostiene che appena il 7% delle minacce venga formalizzato. Restano quindi fuori da molti conteggi insulti, intimidazioni e pressioni che non lasciano lesioni fisiche ma incidono comunque sulla sicurezza e sulla qualità del lavoro.

Aggressioni agli infermieri, la psichiatria supera i pronto soccorso: 36,2% dei casi

Antonio De Palma, presidente nazionale di Nursing Up, insiste proprio su questo punto: in molti casi l'infermiere continua a seguire la stessa persona anche subito dopo un episodio critico, soprattutto durante fasi acute, crisi o stati di agitazione. Comprendere la fragilità del paziente, osserva il sindacato, non può però trasformarsi nell'accettazione automatica della violenza, perché ciò che non viene registrato finisce per non pesare nelle misure di prevenzione.

Gli episodi recenti e le richieste del sindacato

Nel ricostruire l'emergenza, Nursing Up richiama anche due fatti avvenuti nel 2026 fuori regione ma indicativi della pressione nei reparti psichiatrici. Il 9 luglio, nella Psichiatria di San Benedetto del Tronto, due infermieri sono stati aggrediti da due pazienti diversi nello stesso turno; uno ha ricevuto una prognosi di 20 giorni. A giugno, nello SPDC di Monterotondo, tre infermiere sono invece finite sotto aggressione da parte di una paziente e hanno dovuto ricorrere alle cure.

Nel Veneto il tema era tornato d'attualità anche dopo il caso dell'infermiere aggredito al pronto soccorso di Treviso, segnale di un disagio che attraversa più ambiti dell'assistenza. Ma i numeri oggi suggeriscono che la salute mentale meriti un'attenzione ancora più mirata, sia negli ospedali sia nei servizi sul territorio.

Tra le misure indicate dal sindacato ci sono organici adeguati alla complessità dei reparti, valutazione precoce del rischio, formazione continua sulla de-escalation, team sufficienti nei momenti più delicati, ambienti più sicuri, sistemi di allarme efficaci e procedure rapide per segnalare anche minacce e aggressioni senza danni fisici. La linea indicata è netta: tutelare gli operatori, per Nursing Up, è una condizione essenziale per garantire cure appropriate anche ai pazienti più fragili.

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