FAI 2026, il Veneto muove la sua mappa del cuore: Monselice davanti, ma la sfida resta aperta fino a dicembre
Nel censimento nazionale crescono le preferenze per sette luoghi veneti. In testa c’è il complesso delle Sette Chiese, ma contano anche la soglia dei 3mila voti e i progetti futuri.
Non conta soltanto chi è davanti oggi. Nel censimento FAI “I Luoghi del Cuore” 2026, per il Veneto il dato che pesa davvero è la mobilitazione attorno ai beni da salvare, restaurare o riportare all’attenzione pubblica. La fotografia provvisoria vede Monselice al primo posto regionale, con il Santuario Giubilare delle Sette Chiese in testa tra i siti veneti più sostenuti.
La votazione resterà aperta fino al 15 dicembre 2026 e arriva in una fase già molto partecipata a livello nazionale: a due mesi dall’avvio della tredicesima edizione, le preferenze raccolte in tutta Italia hanno già toccato quota 350mila. Tra queste ci sono anche oltre 62mila schede cartacee, pervenute entro il 6 luglio e già inserite nel primo aggiornamento ufficiale.
Per chi vuole sostenere un luogo, le modalità restano quelle già note: voto online oppure moduli cartacei promossi dai comitati attivi sui territori. Ed è proprio su questo terreno, tra associazioni, volontariato e reti locali, che si gioca una parte importante della campagna veneta.
Sette luoghi veneti già in evidenza
Nella graduatoria regionale provvisoria compaiono realtà molto diverse tra loro, distribuite in più province e unite dalla richiesta di tutela. Oltre al sito di Monselice, figurano la Chiesa di San Giovanni Evangelista di Portogruaro, il Sacello Carolingio di Adria, l’Oratorio dei Boccalotti di Vicenza, il Sacello Ossario del Pasubio a Valli del Pasubio, l’Isola di Poveglia a Venezia e il Maglio dei Tonet di Gaiarine.
È una geografia che racconta bene il patrimonio veneto fuori dagli itinerari più scontati: edifici religiosi, luoghi della memoria, testimonianze archeologiche e strutture legate al lavoro. Non solo monumenti noti, dunque, ma anche beni che chiedono nuove occasioni di recupero e valorizzazione.
Monselice guida la classifica regionale
Il sito che in questo momento raccoglie più consensi in Veneto è il Santuario Giubilare delle Sette Chiese, sul Colle della Rocca a Monselice. Il complesso nasce tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII per iniziativa della famiglia Duodo, dentro il clima storico e religioso della Controriforma.
L’idea era quella di riproporre in forma simbolica il pellegrinaggio alle sette basiliche maggiori di Roma. Il percorso è formato da sei cappelle progettate da Vincenzo Scamozzi tra il 1605 e il 1615 e conduce fino all’Oratorio di San Giorgio, che rappresenta la settima tappa. Nelle cappelle sono conservate tele di Jacopo Palma il Giovane, mentre la cosiddetta Porta Romana richiama il significato devozionale dell’intero itinerario.
Dalla laguna al Polesine, le altre candidature che crescono
Tra i luoghi che stanno ottenendo attenzione c’è anche la Chiesa di San Giovanni Evangelista di Portogruaro, edificio del Trecento oggi non utilizzabile perché inagibile. La raccolta di voti punta a riaccendere l’interesse su un bene storico e religioso che necessita di interventi per poter tornare accessibile.
Adria compare invece con il Sacello Carolingio, descritto come un raro bene ipogeo databile tra IX e XI secolo. Nel quadro veneto rappresenta una presenza di particolare rilievo, perché lega la candidatura a una testimonianza antica e poco comune del territorio polesano.
In provincia di Vicenza trovano spazio due segnalazioni: l’Oratorio dei Boccalotti, edificio quattrocentesco indicato per le sue condizioni conservative difficili, e il Sacello Ossario del Pasubio a Valli del Pasubio, luogo che unisce memoria storica e valore simbolico.
Nella graduatoria provvisoria regionale c’è poi anche l’Isola di Poveglia, nella laguna veneziana, un luogo disabitato ma ricco di stratificazioni storiche. A completare il gruppo dei siti veneti più votati c’è il Maglio dei Tonet di Gaiarine, nel Trevigiano, esempio di archeologia industriale rurale oggi segnato da un degrado avanzato.
Perché i voti contano anche oltre la classifica
Il censimento non assegna soltanto visibilità. Al termine della raccolta, infatti, i luoghi che avranno raggiunto almeno 3mila voti potranno accedere al bando e candidare un progetto per ottenere un sostegno economico. Per chi entrerà tra i primi tre a livello nazionale, restano in palio contributi da 70mila, 60mila e 50mila euro, legati comunque alla presentazione di un intervento di recupero o valorizzazione.
Questo spiega perché, per i territori, la mobilitazione non si misura solo con il primato momentaneo. L’obiettivo concreto è arrivare a una soglia utile per trasformare il consenso raccolto in una possibilità progettuale reale.
Una rete diffusa di comitati, scuole e associazioni
In tutta Italia il censimento continua a coinvolgere associazioni, parrocchie, scuole, Comuni e gruppi spontanei. Sono circa un centinaio le realtà già attive nella raccolta delle preferenze, con campagne che spesso nascono dal basso per far emergere beni meno conosciuti o in difficoltà.
Secondo il FAI, la mappa provvisoria restituisce un Paese fatto anche di luoghi lontani dai grandi flussi turistici, ma fortemente radicati nelle comunità. Nel caso del Veneto, la classifica conferma questa tendenza: accanto a siti più riconoscibili emergono beni appartati, fragili o poco frequentati, che proprio attraverso il voto cercano una nuova centralità.
La tredicesima edizione dell’iniziativa si svolge con il patrocinio del Ministero della Cultura, con Intesa Sanpaolo partner del progetto dal 2004 e Rai come Main Media Partner anche per il 2026. Da qui a dicembre, per i luoghi veneti in corsa, la partita resta tutta aperta.