Castelfranco, dal 1° novembre i bambini nasceranno altrove: il punto nascita chiude
L’Ulss 2 conferma la fine dei parti nell’ospedale castellano dal 1° novembre 2026. Restano assistenza in gravidanza e servizi per mamme, neonati e famiglie.
Per le famiglie della Castellana cambia un passaggio decisivo del percorso nascita: dall’1 novembre 2026 all’ospedale di Castelfranco Veneto non si partorirà più. La nascita e i giorni di ricovero successivi saranno trasferiti in altri presidi della rete sanitaria veneta, con riferimento soprattutto a Montebelluna e Treviso.
La decisione è stata formalizzata dall’Ulss 2 Marca Trevigiana nell’ambito della riorganizzazione dei punti nascita con attività sotto i parametri indicati a livello nazionale. A Castelfranco, secondo i dati diffusi dall’azienda sanitaria, nel 2025 i parti sono stati 297.
Che cosa cambia per le future mamme
Il cambiamento riguarda il momento del parto e la degenza immediatamente successiva. Le donne seguite oggi a Castelfranco dovranno quindi concordare con ginecologi e ostetriche la struttura nella quale far nascere il bambino, valutando quadro clinico, organizzazione del percorso e distanza dal domicilio.
Per l’area castellana gli ospedali indicati come sbocco naturale sono quelli di Montebelluna e Treviso. Saranno queste, in particolare, le sedi verso cui verrà orientata la maggior parte delle future mamme, all’interno del percorso assistenziale già avviato durante la gravidanza.
I servizi che restano in città
La chiusura del punto nascita non coincide con l’azzeramento dell’assistenza dedicata a donne e bambini. L’Ulss 2 assicura infatti che a Castelfranco proseguiranno le attività ospedaliere e territoriali legate alla salute femminile, al sostegno alla genitorialità e all’accompagnamento nel periodo prima e dopo la nascita.
Per le famiglie il nodo centrale è proprio questo: il parto si sposterà, ma il riferimento locale per controlli, supporto e presa in carico resterà attivo. L’azienda sanitaria parla anche di un rafforzamento dei servizi collegati ai primi mesi di vita del neonato.
Il dato dei parti e la soglia prevista dagli standard
Alla base della scelta ci sono i numeri dell’attività. Con 297 nascite registrate nel 2025, Castelfranco si colloca sotto il limite di 500 parti annui indicato come riferimento dagli standard nazionali per i punti nascita. In questo quadro pesano anche requisiti organizzativi, sicurezza e disponibilità delle professionalità necessarie.
La riconversione del presidio castellano si inserisce in una revisione più ampia che interessa anche altre realtà venete finite tra quelle con parere negativo alla deroga del Comitato Percorso Nascita nazionale. Tra i casi citati ci sono anche Portogruaro, Adria e Valdagno.
Le richieste di chiarezza sul nuovo assetto
Attorno al riordino dei servizi sono già emerse domande sul futuro del personale e sulle modalità con cui le famiglie verranno indirizzate verso le altre sedi. A sollevare il tema è stato anche il sindacato Nursing Up, che ha chiesto indicazioni puntuali sulle attività che continueranno a essere disponibili a Castelfranco.
Il direttore generale dell’Ulss 2, Giancarlo Bizzarri, ha collocato la decisione dentro un percorso assistenziale più ampio, quello che accompagna i genitori nei primi mille giorni di vita del bambino. In questa impostazione, ha spiegato l’azienda, il parto e la breve degenza successiva rappresentano solo una parte del cammino di cura.
La linea indicata dall’Ulss è quella di mantenere in città il presidio di riferimento per l’assistenza a mamme e bambini, pur senza la funzione parto. Per il territorio castellano si apre così una fase di adattamento, con la necessità di ripensare abitudini e percorsi sanitari legati alla nascita.