Castelfranco, verso lo stop ai parti al San Giacomo: il sindacato solleva i nodi su famiglie e organici
Dal 31 ottobre il punto nascita cambia funzione. Nursing Up chiede indicazioni più chiare per le utenti e un piano definito per 16 ostetriche.
Il conto alla rovescia è ormai iniziato: dal 31 ottobre all’ospedale San Giacomo di Castelfranco non si partorirà più. La riorganizzazione del punto nascita, destinato alla riconversione, apre però una serie di questioni che per il sindacato Nursing Up non possono restare sullo sfondo, a partire dall’orientamento delle future mamme e dalla destinazione del personale coinvolto.
Il tema riguarda da vicino la Castellana e più in generale la rete dei servizi dell’Ulss 2, perché la chiusura del reparto parto modifica i riferimenti per le famiglie ma anche gli equilibri interni tra ospedale, territorio e altri presidi della provincia.
Le richieste sul personale ostetrico
Uno dei punti più delicati, secondo Nursing Up Treviso, è quello delle 16 ostetriche oggi impiegate nel punto nascita. Il sindacato chiede che la redistribuzione non sia gestita in modo automatico, ma attraverso un confronto diretto con le professioniste, tenendo conto dell’esperienza maturata, delle competenze specifiche e delle preferenze individuali.
In base a quanto riferito dal sindacato, sei ostetriche sarebbero destinate a coprire le guardie al San Giacomo, mentre una decina dovrebbe essere spostata tra servizi territoriali e sedi con maggior fabbisogno. Tra le ipotesi richiamate c’è anche il Ca’ Foncello di Treviso, dove la carenza di ostetriche viene indicata come particolarmente pesante.
La posizione di Nursing Up Veneto è che la chiusura del punto nascita non debba trasformarsi in una perdita di professionalità. Il sindacato insiste sulla necessità di valorizzare figure che hanno un ruolo centrale nell’assistenza alla donna e al neonato, evitando assegnazioni slegate dal percorso professionale costruito negli anni.
Cosa resterà attivo a Castelfranco
Accanto al capitolo organici c’è quello, altrettanto sensibile, dei servizi per l’utenza. L’Ulss 2 ha illustrato un percorso articolato in pianificazione, una fase di transizione di sei mesi e poi un consolidamento del nuovo modello. A Castelfranco dovrebbero continuare le attività legate al prima e al dopo parto, con una maggiore integrazione tra ospedale e territorio.
Nel periodo iniziale è prevista la presenza di un’ostetrica di guardia 24 ore su 24 per sei mesi. Resta però il dato principale: dopo la riconversione non sarà più possibile partorire al San Giacomo. Gli screening che finora venivano eseguiti in ospedale saranno invece trasferiti sul territorio.
Per il sindacato, questo passaggio richiede informazioni semplici, immediate e facilmente reperibili. Le famiglie, osserva Nursing Up Treviso, devono poter capire senza ambiguità quali prestazioni resteranno in sede, dove recarsi per il parto e a chi rivolgersi durante la gravidanza e nel periodo successivo alla nascita.
I tempi della comunicazione alle famiglie
Un altro rilievo riguarda il calendario con cui è partita la comunicazione al pubblico. Nursing Up giudica tardivo l’avvio delle informazioni all’utenza, iniziato a metà ottobre, quindi a ridosso della data fissata per la chiusura del punto nascita. Per il sindacato, due settimane sono un margine ristretto per accompagnare davvero le cittadine e i cittadini dentro un cambiamento di questa portata.
La preoccupazione è che il nuovo assetto possa generare disorientamento proprio in una fase delicata come quella della gravidanza, se le indicazioni operative non saranno diffuse in modo capillare e comprensibile. Il nodo, in sostanza, non è solo annunciare la riconversione, ma tradurla in percorsi chiari per chi dovrà utilizzare i servizi.
Le altre criticità segnalate all’Ulss 2
La riorganizzazione tocca anche infermieri e operatori sociosanitari. I posti di ginecologia al San Giacomo resteranno, ma saranno collocati nell’area chirurgica. Nursing Up chiede quindi che il personale che ha lavorato a lungo in ginecologia possa contare su affiancamento e formazione nel caso di passaggi verso altri ambiti dell’Ulss 2, come l’area vascolare o quella maxillofacciale.
Tra i punti sollevati c’è inoltre la gestione dei casi di violenza sessuale. Finora dal pronto soccorso le pazienti vengono indirizzate alle ostetriche per prelievi, tamponi e accertamenti previsti dai protocolli. Con il nuovo assetto, il sindacato chiede di chiarire come questo servizio sarà garantito e con quali professionalità, anche attraverso una preparazione specifica degli operatori coinvolti.
Le questioni poste da Nursing Up saranno portate al tavolo di trattativa con la direzione generale nella prossima settimana. Sul territorio castellano, intanto, l’attenzione resta alta su un cambiamento che ridefinisce un servizio sanitario molto sentito e che chiede risposte puntuali sia alle famiglie sia a chi lavora ogni giorno nell’assistenza materno-infantile.