Case di Comunità, intesa in Veneto con i medici di famiglia: la Regione accelera sulla rete di prossimità

Accordo sull’organizzazione delle strutture territoriali: focus su pazienti cronici, assistenza più vicina e meno accessi evitabili ai pronto soccorso.

16 giugno 2026 13:43
Case di Comunità, intesa in Veneto con i medici di famiglia: la Regione accelera sulla rete di prossimità -
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La partita della sanità territoriale in Veneto entra in una fase più concreta con l’accordo raggiunto tra la Regione e i medici di medicina generale sulle Case di Comunità. Il nodo centrale riguarda il funzionamento di queste strutture, pensate per offrire risposte più vicine ai cittadini e alleggerire il ricorso all’ospedale per situazioni gestibili fuori dal pronto soccorso.

L’intesa viene letta come un passaggio operativo dentro una riorganizzazione che punta a seguire con maggiore continuità soprattutto i pazienti cronici e le persone più fragili. L’obiettivo indicato resta quello di costruire un presidio sanitario di prossimità capace di intercettare prima i bisogni di salute.

Sul piano politico, a commentare il risultato è stato Claudio Borgia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale del Veneto, che ha definito l’accordo un segnale rilevante per il sistema sanitario regionale.

Una rete più vicina ai cittadini

Le Case di Comunità sono considerate uno degli snodi della nuova assistenza sul territorio. L’idea è quella di spostare una parte della presa in carico dall’ospedale a una rete diffusa, più accessibile e in grado di seguire nel tempo chi ha necessità sanitarie continuative.

In questo schema, il ruolo dei medici di famiglia diventa decisivo. L’accordo con le organizzazioni sindacali della medicina generale viene infatti interpretato come il tassello utile a dare una forma più stabile e concreta a strutture che dovranno accompagnare i cittadini nei percorsi di cura ordinari, senza lasciare all’ospedale compiti che possono essere svolti altrove.

Il commento da Palazzo Ferro Fini

Borgia ha sottolineato il valore del confronto che ha portato all’intesa, indicando nel dialogo tra istituzioni e professionisti un elemento da non considerare secondario. Nelle sue dichiarazioni ha espresso apprezzamento per il presidente della Regione Alberto Stefani, per l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa e per i soggetti coinvolti nel percorso.

Secondo il capogruppo di Fratelli d’Italia, il significato dell’accordo non riguarda soltanto l’assetto organizzativo delle Case di Comunità, ma anche il metodo seguito per arrivare a un punto di equilibrio tra esigenze dei medici e aspettative dei cittadini.

Cronici, fragili e pressione sugli ospedali

Tra gli effetti attesi c’è una gestione più ordinata dei bisogni sanitari che oggi finiscono spesso per tradursi in accessi ai pronto soccorso. Il rafforzamento della medicina di prossimità dovrebbe consentire una migliore continuità assistenziale e un accompagnamento più efficace per le fasce più esposte della popolazione.

Nel quadro della riorganizzazione rientra anche il tema della preparazione del personale sanitario e di supporto, già presente nel dibattito regionale con iniziative formative dedicate. Il punto, però, resta soprattutto l’attuazione pratica dell’accordo appena raggiunto.

La fase che si apre adesso è quella dell’entrata a regime delle Case di Comunità. Per la Regione, e per chi ha salutato positivamente l’intesa, la priorità è trasformare il via libera raggiunto con i medici di famiglia in servizi riconoscibili e realmente utilizzabili dai cittadini veneti.

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