Quinto, contatore alterato con un magnete: 33mila euro di energia non pagata

La verifica sull’utenza di un’attività commerciale nel Trevigiano ha portato alla denuncia di due titolari: consumi registrati ridotti fino al 97%.

24 luglio 2026 10:28
Quinto, contatore alterato con un magnete: 33mila euro di energia non pagata -
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Per anni avrebbe pagato una quota minima dell’elettricità realmente utilizzata, con un risparmio illecito che ora viene quantificato in quasi 33mila euro. È il quadro ricostruito a Quinto di Treviso dopo un controllo eseguito dalla Guardia di Finanza del Gruppo di Treviso insieme ai tecnici della società che gestisce la distribuzione dell’energia.

Al centro dell’indagine c’è un’attività commerciale del comune trevigiano, i cui due titolari sono stati denunciati alla Procura di Treviso con l’ipotesi di furto aggravato di energia elettrica. La vicenda nasce da anomalie emerse sui consumi dell’utenza, ritenuti incompatibili con l’effettivo fabbisogno dell’esercizio.

Quanto sarebbe stato sottratto in cinque anni

La ricostruzione tecnica effettuata sul periodo preso in esame ha portato a stimare un prelievo non contabilizzato di quasi 187mila kWh. In termini economici, secondo il gestore, il danno ammonterebbe a 32.883,26 euro al netto dell’Iva.

Si tratta di una cifra che dà la misura dell’impatto della presunta manomissione: non solo bollette fortemente alleggerite, ma anche un costo trasferito di fatto sul sistema, mentre le altre imprese continuano a sostenere integralmente le spese energetiche.

Il controllo sull’utenza e la scoperta del dispositivo

L’accertamento è partito dalla segnalazione della società di distribuzione, che aveva rilevato valori anomali. Da lì è stato organizzato un accesso congiunto per verificare il contatore e l’impianto collegato all’attività.

Durante l’ispezione sarebbe emerso il meccanismo utilizzato per falsare la misurazione dei consumi. Sopra il contatore, nascosto dentro una scatola, sarebbe stato collocato un magnete artigianale di grandi dimensioni, sistemato in modo da interferire con il corretto funzionamento dell’apparecchio.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il sistema avrebbe inciso in maniera pesantissima sulla registrazione dell’energia prelevata dalla rete, facendo risultare nei conteggi solo una parte minima dei consumi reali.

Registrato appena il 3% dell’energia usata

Il dato ritenuto più significativo riguarda proprio l’abbattimento della corrente contabilizzata: l’utenza, sempre secondo gli accertamenti, avrebbe visto ridursi del 97% i consumi registrati. In pratica, il contatore avrebbe segnato soltanto una quota residuale rispetto all’elettricità effettivamente utilizzata dall’esercizio.

Un vantaggio di questo tipo, in una fase in cui i costi dell’energia pesano in modo rilevante sui bilanci delle aziende, può tradursi anche in una concorrenza alterata rispetto a chi opera rispettando le regole. Per molte attività, infatti, la spesa elettrica rappresenta una voce importante dei costi complessivi.

Le conseguenze giudiziarie

Conclusi gli approfondimenti, i finanzieri hanno trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica di Treviso, che ora valuterà gli elementi raccolti. La contestazione formulata riguarda il presunto furto aggravato di energia elettrica.

La diffusione della notizia è stata autorizzata per finalità di cronaca. Resta fermo che il procedimento è nella fase preliminare e che per i due indagati vale il principio di non colpevolezza fino a un eventuale accertamento definitivo da parte dell’autorità giudiziaria.

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