Assistenti di studio odontoiatrico, il Veneto prepara nuovi corsi fino al 2028
Accordo regionale con ANDI Veneto e Confprofessioni per ampliare la formazione ASO, con percorsi più calibrati sulle province e sul fabbisogno degli studi.
Nel settore odontoiatrico veneto la richiesta di personale qualificato resta alta, e la Regione prova a dare una risposta strutturata sul fronte della formazione. Il nuovo protocollo che coinvolge ANDI Veneto e Confprofessioni Veneto fissa infatti il quadro per il triennio 2026-2028, con l'obiettivo di rendere più capillare e sostenibile l'organizzazione dei corsi per Assistenti di studio odontoiatrico.
Il punto centrale è semplice: gli studi cercano ASO, ma formarle richiede tempi, numeri minimi e una macchina organizzativa non sempre facile da mettere in piedi in ogni area del Veneto. L'intesa approvata dalla Giunta regionale punta proprio a questo, cioè a programmare un'offerta più stabile e più vicina alle necessità espresse dai territori.
Una professione richiesta negli studi del Veneto
Secondo le stime regionali, il comparto odontoiatrico in Veneto conta circa 6mila addetti. In questo quadro, oltre due studi su tre prevedono di inserire nuovi assistenti nel prossimo triennio. È un dato che aiuta a spiegare perché il tema della qualifica ASO sia diventato strategico non solo per la categoria professionale, ma anche per chi è in cerca di un impiego spendibile in tempi relativamente rapidi.
Il percorso per arrivare alla qualifica, però, resta impegnativo. La normativa nazionale prevede un corso di almeno un anno, per un totale di 700 ore: 300 dedicate a teoria ed esercitazioni, altre 400 da svolgere come tirocinio negli studi dentistici.
L'accordo e la cabina di regia per il triennio 2026-2028
L'intesa è stata firmata con l'assessore regionale all'Istruzione e Formazione Valeria Mantovan dal precedente presidente di ANDI Veneto Federico Zanetti e da Confprofessioni Veneto. Il nuovo assetto dovrà tradurre in programmazione concreta quanto previsto dalla legge regionale 8 del 2017, costruendo percorsi formativi più continui e più aderenti alla realtà delle diverse province.
A spiegare il senso dell'operazione è stato il presidente di ANDI Veneto Alessandro Perini, intervenuto il 10 giugno all'inaugurazione della nuova sede di ANDI Treviso. La struttura provinciale è guidata da Dario Danella, che ricopre anche l'incarico di vicepresidente vicario regionale.
Perini ha richiamato un problema noto da anni tra gli odontoiatri: i corsi ASO sono essenziali, ma spesso pesano per costi e complessità organizzative. L'obiettivo del nuovo protocollo è quindi quello di costruire un modello più prevedibile, in grado di dare continuità alla formazione senza lasciare scoperte le zone dove attivare le classi è più difficile.
Tra Treviso e le aree più difficili da coprire
Durante l'incontro trevigiano sono intervenuti anche Roberto Sartore, presidente di Confprofessioni Veneto, ed Enrico Bressan, direttore di Apri Formazione. Sartore ha ricordato che il primo corso ASO era stato organizzato insieme ad ANDI a Mogliano, esperienza che negli anni ha mostrato anche un altro aspetto del fenomeno: tra gli iscritti non ci sono soltanto giovani, ma pure donne che cercano di rientrare nel mondo del lavoro dopo una pausa.
Bressan ha sottolineato che in passato sono stati attivati anche corsi finanziati e quindi gratuiti per i partecipanti, una formula che i promotori puntano a mantenere quando le condizioni lo permetteranno. La programmazione futura dovrà però misurarsi soprattutto con i territori meno popolosi o più complessi dal punto di vista logistico.
Tra gli esempi citati c'è Belluno, dove le caratteristiche del territorio rendono meno semplice raggiungere classi numerose. Proprio per questo la prospettiva indicata è quella di accordi annuali modellati sulle diverse aree del Veneto, così da non lasciare indietro le province in cui la domanda esiste ma si presenta in modo più disperso.
Per gli studi dentistici si tratta di una questione molto concreta: avere personale formato e disponibile. Per chi invece valuta questo percorso, il messaggio che arriva dal settore è altrettanto chiaro: la richiesta di ASO c'è già oggi e la frequenza dei corsi può trasformarsi in un accesso diretto al mercato del lavoro.