Bellunese, via libera al riordino della rete elettrica: cosa cambia ora per Comuni, terreni e cantieri

Ok del Ministero al piano Terna tra Belluno e Cadore: investimento da 149 milioni, sei Comuni interessati e prime ricadute già sulle tutele urbanistiche.

31 ottobre 2026 09:51
Bellunese, via libera al riordino della rete elettrica: cosa cambia ora per Comuni, terreni e cantieri -
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Il primo effetto non riguarda ancora escavatori o gru, ma le mappe urbanistiche dei Comuni coinvolti. Con l'autorizzazione ministeriale al riassetto della rete elettrica tra Belluno e Cadore, entra infatti in una fase concreta un intervento destinato a incidere su aree, proprietà e pianificazione locale lungo la Media Valle del Piave.

Il provvedimento è stato rilasciato dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica a favore di Terna, dopo l'intesa della Regione Veneto. L'opera interessa Belluno, Ponte nelle Alpi, Soverzene, Longarone, Ospitale di Cadore e Perarolo di Cadore, tutti nel Bellunese, e mette insieme nuove infrastrutture, tratti interrati, stazioni elettriche e la progressiva eliminazione di linee oggi esistenti.

Per il territorio veneto si tratta di un passaggio rilevante perché coinvolge uno dei nodi energetici più delicati della montagna, dove la produzione idroelettrica ha un peso importante e la rete di trasmissione deve assorbire e distribuire energia verso il resto del sistema.

Che cosa prevede il piano approvato

Il progetto non si limita alla posa di nuovi elettrodotti. La riorganizzazione comprende la nuova sezione 220/132 kV di Polpet, interventi nella stazione di Soverzene, la stazione a 132 kV di Gardona e diversi raccordi sulle direttrici ad alta tensione. L'idea di fondo è ridisegnare il sistema, non aggiungere semplicemente nuove linee accanto a quelle già presenti.

L'investimento previsto è di 149 milioni di euro. Nei documenti di progetto compaiono oltre 25 chilometri in cavo interrato e 71 chilometri di linee aeree di nuova realizzazione. A regime, secondo quanto indicato, il riassetto dovrebbe permettere di rimuovere circa 100 chilometri di infrastrutture esistenti e 390 tralicci.

È un punto da tenere distinto con chiarezza: quelle demolizioni fanno parte dell'assetto finale atteso, ma non sono effetti già maturati con il decreto. L'autorizzazione apre la fase operativa, non equivale alla conclusione delle opere.

Perché il Bellunese è strategico per la rete veneta

La valle del Piave e il Cadore hanno una funzione energetica che va oltre il perimetro locale. Terna individua nella stazione di Polpet un punto centrale per raccogliere e instradare la potenza proveniente dalle centrali dell'Alto Bellunese verso altri nodi della rete nazionale.

Il senso dell'intervento è aumentare l'affidabilità del sistema anche quando una parte della rete non è disponibile, riducendo i limiti di trasporto che oggi condizionano le linee esistenti. In una regione come il Veneto, dove l'idroelettrico continua ad avere un ruolo significativo, la capacità di trasferire l'energia prodotta in montagna resta un tema infrastrutturale di primo piano.

Questo non significa sconti automatici in bolletta per i residenti dei Comuni interessati. Il beneficio atteso riguarda soprattutto tenuta del servizio, resilienza della rete e migliore gestione dei flussi elettrici.

Le modifiche sul territorio e il peso del paesaggio

Uno degli aspetti più discussi è quello paesaggistico. Il piano prevede una combinazione tra interramento e nuove linee aeree, quindi non una semplice cancellazione dei tralicci dalla valle. Cambierà piuttosto il disegno complessivo delle infrastrutture, con alcuni corridoi liberati e altri ripensati.

Nel corso della procedura sono state introdotte anche correzioni al tracciato. In Val Montina, nel territorio di Perarolo di Cadore, è stata indicata una variante per allontanare la linea Polpet-Lienz da una casera. Tra Ospitale di Cadore e Longarone quella stessa direttrice è stata rivista sulla destra idrografica del Piave. Inoltre l'attraversamento del fiume per le linee Polpet-Vellai e Polpet-Scorzè è previsto in un unico corridoio con cavo interrato.

Per chi vive o lavora nelle aree interessate la questione va letta con attenzione: un tratto interrato riduce l'impatto visivo, ma comporta comunque lavorazioni e fasce di rispetto; una linea aerea nuova può invece spostarsi rispetto al tracciato esistente. Guardare soltanto dove si trova oggi un traliccio può quindi essere fuorviante.

Il cambiamento che parte subito è urbanistico

L'effetto più immediato riguarda i Comuni. Le amministrazioni devono mantenere le misure di salvaguardia nelle zone potenzialmente coinvolte dalle opere e aggiornare gli strumenti urbanistici sulla base degli elaborati progettuali approvati.

Per proprietari, imprese e famiglie questo non vuol dire automaticamente esproprio già definito o stop generalizzato agli interventi edilizi. Significa però che prima di acquistare, vendere, frazionare o presentare pratiche su terreni compresi nei corridoi del progetto conviene verificare con precisione la singola particella negli atti pubblicati dal Comune.

Il decreto ha anche valore di pubblica utilità e può produrre effetti di variante urbanistica. Per questo la verifica documentale diventa essenziale, soprattutto in una fase in cui in diversi Comuni bellunesi la pianificazione locale è già oggetto di aggiornamenti e modifiche.

Tempi lunghi e cantieri per fasi

Il via libera ministeriale non coincide con l'apertura immediata dei lavori in tutti i tratti coinvolti. La programmazione resa nota nei piani di sviluppo di Terna indicava l'avvio delle attività principali nel 2028, con completamenti distribuiti negli anni successivi: 2030 per alcune stazioni e raccordi, 2033 per la direttrice Desedan-Polpet e fino al 2038 per alcune rimozioni di limitazioni sulla rete.

Si tratta di una pianificazione da seguire passo dopo passo, non di scadenze da considerare definitive per ogni singola opera. Il territorio entra quindi in una fase lunga, fatta di progettazione esecutiva, aggiornamenti comunali, cantieri per lotti e dismissioni che arriveranno solo quando le infrastrutture sostitutive saranno entrate in esercizio.

Per il Bellunese il punto decisivo sarà proprio questo: verificare se al riordino della rete seguirà davvero la restituzione di porzioni di territorio oggi occupate dalle vecchie linee, con benefici concreti per paesaggio, abitati e attività economiche della valle.

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