Padova rilancia il suo festival del pianoforte: nel 2027 Beethoven, siti Unesco e il ritorno di Armellini
Presentata a Roma la decima edizione del Festival Bartolomeo Cristofori: il progetto guarda a Padova come centro di un percorso musicale internazionale.
Padova prepara un’edizione dal forte valore simbolico per il Festival Pianistico Internazionale Bartolomeo Cristofori. Nel 2027 la rassegna taglierà il traguardo dei dieci anni e lo farà con un programma pensato per legare ancora di più la città alla figura di Bartolomeo Cristofori, il padovano a cui si deve l’invenzione del pianoforte.
La nuova edizione, annunciata oggi a Roma nella Sala Stampa della Camera dei deputati, porterà il titolo Celebration. L’idea è quella di trasformare il decennale non in una semplice ricorrenza, ma in un passaggio di crescita per una manifestazione che negli ultimi anni ha allargato il proprio raggio d’azione ben oltre i confini cittadini.
Nel corso della presentazione è stato ribadito anche il legame identitario tra Padova e il festival. Carlo Pasqualetto, consigliere dell’Associazione Bartolomeo Cristofori, ha ricordato come la risposta del pubblico padovano, a partire dal tutto esaurito registrato al Teatro Verdi per l’avvio dell’edizione 2026, confermi quanto questa manifestazione sia ormai sentita come patrimonio della città.
Il decennale parte da Padova e dalla sua storia musicale
Il 2027 unirà due direttrici: da una parte la celebrazione dei primi dieci anni del festival, dall’altra il bicentenario della morte di Ludwig van Beethoven. In questo doppio anniversario, Padova sarà il punto di incontro tra memoria musicale europea e valorizzazione del proprio patrimonio culturale.
Il cartellone prevede infatti l’esecuzione integrale delle Nove Sinfonie di Beethoven nelle trascrizioni pianistiche di Franz Liszt. A confrontarsi con questo repertorio saranno dieci pianisti italiani, mentre la Nona verrà proposta nella versione per due pianoforti. Un progetto ambizioso, pensato per portare il grande sinfonismo in una dimensione cameristica senza perderne forza e complessità.
Concerti nei luoghi Unesco della città
Uno degli elementi più caratterizzanti dell’edizione 2027 sarà il rapporto con i siti patrimonio UNESCO di Padova. Ogni appuntamento musicale sarà collocato in questi spazi, creando un dialogo diretto tra il repertorio beethoveniano, la storia artistica cittadina e lo strumento inventato da Cristofori.
Per il festival si tratta di una scelta che rafforza una linea già riconoscibile: usare la musica come chiave per leggere il territorio, non come semplice cornice. In questo modo il programma punta a mettere insieme visitatori, pubblico specializzato e comunità locale dentro un racconto culturale che parte da Padova e si apre a un contesto più ampio.
Il ritorno dei pianisti in residenza
Tra i segnali più attesi c’è il rientro di Leonora Armellini come pianista in residenza. La sua presenza ha un peso particolare perché fu proprio lei ad aprire la prima edizione del festival nel 2018. Nel 2027, inoltre, concluderà il Progetto Chopin, percorso avviato sei anni fa e destinato a chiudersi proprio nell’ultimo concerto della manifestazione.
Accanto ad Armellini torneranno anche i quattro artisti che negli anni scorsi hanno segnato l’esperienza delle residenze: Mao Fujita, Lukas Geniušas, Vadym Kholodenko e Lucas Debargue. Il loro rientro viene letto dagli organizzatori come la conferma di un rapporto costruito nel tempo con il festival e con il territorio padovano.
Un progetto che collega Padova, Firenze e Roma
Nella visione degli organizzatori trova spazio anche PA.FI.RO., il percorso che mette in relazione Padova, Firenze e Roma attraverso la figura di Bartolomeo Cristofori. Le tre città sono legate a momenti diversi della sua storia: Padova per le origini, Firenze per l’attività svolta alla corte medicea, Roma per la conservazione di uno dei suoi strumenti al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali.
Proprio il confronto con il museo romano viene indicato come una delle opportunità su cui lavorare nei prossimi mesi, con l’obiettivo di ampliare collaborazioni culturali e attività di divulgazione. Restano inoltre attivi i rapporti con i luoghi Unesco padovani e con il Consorzio di Tutela dei Vini dei Colli Euganei.
I numeri del 2026 e la base da cui si riparte
La decima edizione arriva dopo una nona annata chiusa con dati in crescita. Il festival 2026, intitolato Rinascita, si è svolto tra il 17 e il 28 settembre coinvolgendo Padova, Verona, Rovigo, Arquà Petrarca e Conegliano, oltre a una serie di anteprime in altri centri. Il bilancio parla di oltre 50 artisti e relatori, 30 eventi, più di 10 prime assolute e italiane, 7 città e oltre 20 sedi.
Secondo quanto comunicato dall’associazione, il pubblico è aumentato del 15% rispetto all’anno precedente. Tra gli appuntamenti più rilevanti dell’ultima edizione figurano il debutto italiano come pianista solista di Thomas Adès, il conferimento del Cristofori d’Oro e i progetti dedicati al rapporto tra musica, formazione e inclusione sociale, dal lavoro nella casa circondariale di Verona al concerto per l’Asilo Notturno di Padova.
Per la città, il festival prova dunque a consolidare un’identità precisa: fare di Padova non solo il luogo di nascita di Cristofori, ma anche uno spazio contemporaneo di produzione culturale, capace di richiamare interpreti internazionali e di trasformare il patrimonio locale in una proposta riconoscibile nel panorama musicale italiano.
Nel corso della presentazione romana sono intervenuti anche la deputata Valentina Grippo, il presidente dell’associazione Nicola Guerini e il direttore artistico Alessandro Tommasi. Il messaggio che accompagna il lancio del 2027 è chiaro: il decennale vuole essere insieme un traguardo e un nuovo avvio, con Padova al centro di una rete culturale che parte dalla sua storia musicale e guarda al futuro.