Casalesi nel Veneziano, eseguite 24 misure dopo la Cassazione: il cuore dell’inchiesta a Eraclea

Casalesi nel Veneto orientale: 24 provvedimenti dopo le condanne definitive. L’indagine iniziò nel 2008 in provincia di Udine.

08 ottobre 2026 08:31
Casalesi nel Veneziano, eseguite 24 misure dopo la Cassazione: il cuore dell’inchiesta a Eraclea -
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VENEZIA/TRIESTE – Un arresto per banconote false in provincia di Udine, nel 2008, fu il punto di partenza dell’indagine che avrebbe ricostruito il radicamento di un’organizzazione espressione del clan dei Casalesi nel Veneto orientale, soprattutto nel comprensorio di Eraclea. Ora quella vicenda arriva all’esecuzione delle condanne divenute definitive: nei giorni scorsi sono stati eseguiti 24 provvedimenti restrittivi, nell’ambito di un’operazione congiunta di Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza.

Il comunicato della Procura generale presso la Corte d’Appello di Venezia precisa che due ordini di esecuzione per la carcerazione sono sospesi. I provvedimenti riguardano 24 dei 27 imputati che avevano scelto il rito ordinario. Per gli altri tre è stato disposto un nuovo passaggio davanti alla Corte d’Appello. 08102026_061543_20261008 Appunto stampa casalesi.pdf

Il primo arresto in Friuli nel 2008

L’origine dell’attività investigativa risale a un intervento dell’allora Nucleo di Polizia Tributaria di Trieste, che arrestò in provincia di Udine due persone di origine napoletana trovate in possesso di banconote false.

Uno dei due manifestò l’intenzione di fornire informazioni dettagliate su un’organizzazione criminale attiva nel Veneto orientale. Da quel primo episodio presero avvio indagini lunghe e complesse, delegate dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia, che permisero di ricostruire le attività del sodalizio e le sue strategie di infiltrazione. 08102026_061816_comunicato stampa.docx

Il controllo delle attività economiche a Eraclea

Gli accertamenti documentarono la presenza di un’organizzazione espressione dei Casalesi, radicata soprattutto nel territorio di Eraclea, capace di inserirsi nel tessuto imprenditoriale locale e nelle dinamiche politico-amministrative.

Tra gli obiettivi del gruppo figurava l’acquisizione, direttamente o attraverso altri soggetti, della gestione o del controllo di attività economiche, in particolare nell’edilizia e nella ristorazione. Per raggiungere questi risultati l’organizzazione ricorreva, quando necessario, a minacce e violenza.

Le strategie criminali comprendevano inoltre l’imposizione di un aggio, una quota sui proventi, a gruppi attivi nelle zone limitrofe e dediti al narcotraffico o allo sfruttamento della prostituzione. Parte delle attività era finalizzata anche al sostegno finanziario del clan dei Casalesi.

Le condanne e il passaggio in Cassazione

Nel giugno 2025, al termine del secondo grado di giudizio, la Corte d’Appello di Venezia aveva riconosciuto la responsabilità degli imputati, a vario titolo, per associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, oltre ad altri gravi reati aggravati dall’agevolazione o dal metodo mafioso.

Le pene indicate nel comunicato sono comprese tra tre e trent’anni di reclusione. Alla sentenza d’appello era seguito il ricorso in Cassazione.

Nei giorni scorsi la Suprema Corte ha confermato, per 24 posizioni processuali, le valutazioni sull’esistenza e sull’operatività del contesto mafioso, consentendo alla Procura generale di Venezia di emettere i conseguenti ordini di esecuzione.

Per tre imputati disposto un nuovo giudizio d’appello

Per le restanti tre posizioni, la Cassazione ha disposto il rinvio a un’altra sezione della Corte d’Appello di Venezia.

In due casi dovrà essere nuovamente valutato il quadro probatorio. Per il terzo imputato, invece, il riesame riguarda esclusivamente il trattamento sanzionatorio.

La distinzione è rilevante per leggere correttamente l’esito del procedimento: i 24 provvedimenti comunicati dalla Procura generale riguardano le posizioni per le quali è stata avviata l’esecuzione dopo il passaggio in Cassazione.

Otto provvedimenti eseguiti dal Gico di Trieste

Il Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Trieste ha eseguito otto provvedimenti di pena definitiva, all’interno dei 24 complessivi.

L’operazione si è svolta nelle province di Venezia, Caserta, Cosenza, Napoli, Potenza, Rovigo e Padova, con l’impiego di oltre cento carabinieri, poliziotti e finanzieri.

A condurre le attività sono stati gli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Venezia, del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Venezia e del Gico della Guardia di Finanza di Trieste.

Il dispositivo ha ricevuto il supporto della Sezione investigativa dello Sco di Venezia, delle Squadre Mobili di Caserta e Potenza, dei Comandi Provinciali dei Carabinieri di Napoli, Caserta e Cosenza e dei Comandi Provinciali della Guardia di Finanza di Caserta e Venezia.

Le altre inchieste raccontate nel Nordest

Il tema delle infiltrazioni economiche dei Casalesi è stato affrontato anche nell’approfondimento sulla confisca da cinque milioni di euro a un imprenditore ritenuto vicino al clan, con beni e società interessati in diverse regioni, compresi Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Tra le altre attività della Guardia di Finanza di Trieste raccontate da Nordest24 figurano il sequestro di oltre un milione di euro falsi e documenti contraffatti al porto, l’indagine sulla rete di narcotraffico con destinazioni anche a Lignano, Bibione, Jesolo e Caorle e il sequestro da 92 milioni nell’inchiesta sui traffici illeciti di rifiuti e sulle frodi fiscali. Si tratta di procedimenti autonomi, che riguardano diversi ambiti del contrasto alla criminalità economica e ai traffici illeciti.

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