Al MUSME di Padova una mostra sulla chirurgia che restituisce funzione e identità: come visitarla

Da novembre a fine marzo il museo padovano dedica un percorso a ricostruzione e medicina rigenerativa. Orari, costi e temi dell’esposizione.

29 ottobre 2026 11:05
Al MUSME di Padova una mostra sulla chirurgia che restituisce funzione e identità: come visitarla -
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Non parla di ritocchi estetici e non propone una vetrina tecnica per addetti ai lavori. La nuova esposizione del MUSME di Padova affronta invece un tema molto concreto: il modo in cui la medicina interviene quando una malattia, un trauma o un’ustione cambiano il corpo e la vita quotidiana di una persona.

Il percorso si intitola Ricostruire per la vita. Storia e futuro della chirurgia ricostruttiva e rigenerativa e sarà visitabile dal 1° novembre 2026 al 31 marzo 2027. Per chi vive in Veneto o programma una giornata a Padova, c’è un elemento pratico da tenere presente: la mostra è inclusa nel normale ingresso al museo e segue gli stessi orari della sede di via San Francesco.

Un tema medico raccontato al pubblico

L’idea di fondo è semplice solo in apparenza: dopo aver salvato una vita, resta spesso da recuperare molto altro. Movimento, sensibilità, autonomia personale, immagine di sé e rapporto con gli altri entrano così in un racconto che unisce storia della medicina e sviluppi più recenti della chirurgia ricostruttiva.

L’allestimento è articolato in quattro nuclei: Storia, Forma, Funzione e Identità. Il visitatore viene accompagnato dalle pratiche del passato fino alle tecniche contemporanee, con un richiamo anche a Gaspare Tagliacozzi, figura centrale per comprendere quanto questa disciplina abbia radici profonde ben prima delle tecnologie più avanzate di oggi.

Dal seno alla mano, fino al volto

Una parte della mostra prende in esame la ricostruzione del seno dopo un tumore mammario, spiegando strumenti e possibilità diverse, tra protesi, espansori, utilizzo di tessuti propri e lipofilling. Il punto non è suggerire una soluzione valida per tutti, ma far capire quanto il recupero della forma tocchi anche la sfera personale e psicologica.

Un altro passaggio centrale riguarda l’arto superiore. La mano viene letta non soltanto come struttura anatomica, ma come ciò che permette di lavorare, vestirsi, afferrare, comunicare e mantenere indipendenza. In questa sezione trovano spazio microchirurgia, protesi e anche un’esperienza tattile pensata per far percepire il valore della sensibilità nelle azioni più normali.

L’ultima parte si concentra su pelle e volto, a partire dalle ustioni e dalle diverse fasi di cura. Qui il museo invita a riflettere su un aspetto decisivo: il volto non è solo apparenza, ma riconoscimento, relazione, identità. I riferimenti a filtri digitali e chirurgia estetica servono come confronto culturale, non come sovrapposizione con la chirurgia ricostruttiva.

Perché questa mostra parla anche a Padova

Il progetto trova una collocazione particolarmente coerente al MUSME, ospitato nell’antico Ospedale di San Francesco Grande, luogo che già racconta la tradizione medica padovana. In questo contesto l’esposizione temporanea si inserisce in modo naturale, rafforzando il legame tra storia cittadina, ricerca e divulgazione.

La direzione scientifica è affidata a Franco Bassetto, direttore della Chirurgia Plastica dell’Azienda Ospedale-Università di Padova. È un dettaglio che dà alla mostra un profilo strettamente connesso alla realtà sanitaria e universitaria del territorio, rendendola interessante non solo per i visitatori occasionali, ma anche per studenti, operatori sanitari e famiglie.

Quando si può entrare

Le date da segnare sono quelle comprese tra il 1° novembre 2026 e il 31 marzo 2027. Dal martedì al venerdì il MUSME apre dalle 14.30 alle 19; il sabato, la domenica e nei festivi dalle 9.30 alle 19. L’ultimo ingresso è fissato alle 18.

Il lunedì, se non festivo, il museo resta chiuso. Chiusura prevista anche il 25 dicembre e il 1° gennaio. La partenza della mostra cade di domenica, quindi nel primo giorno utile varrà l’orario festivo completo. Chi preferisce una visita più tranquilla può orientarsi sui feriali, ricordando però che al mattino non è possibile entrare.

Biglietti e informazioni utili

Non è previsto un ticket separato per l’esposizione temporanea. Il costo del biglietto intero è di 12 euro; la tariffa ridotta per over 65 e insegnanti è di 10 euro; i gruppi da 10 a 30 persone pagano 8 euro; ragazzi dai 4 ai 17 anni e studenti universitari fino a 26 anni con tessera spendono 6 euro. Il biglietto famiglia, valido per uno o due adulti con uno, due o tre minori fino a 12 anni compiuti, costa 26 euro.

L’ingresso è gratuito fino a 3 anni, per persone con disabilità nei casi previsti e per un accompagnatore, oltre che per guide turistiche abilitate, giornalisti iscritti all’Ordine e visitatori nel giorno del compleanno secondo le modalità indicate dal museo. I titoli che danno diritto alle agevolazioni devono essere esibiti, quando richiesto, in biglietteria.

Il biglietto può essere acquistato online oppure direttamente al museo. Per gruppi, laboratori e visite guidate è invece necessario contattare il MUSME. Il servizio di visita guidata ha un costo a parte: 60 euro per un’ora in italiano dal lunedì al venerdì e 75 euro nei fine settimana e nei festivi, fino a 30 persone.

Come organizzare la visita in centro città

Il museo si trova in via San Francesco 94, nel cuore di Padova. Per chi arriva dal centro storico, la soluzione più semplice è muoversi a piedi oppure con i mezzi pubblici, facendo riferimento alla fermata Ponti Romani. In auto bisogna invece considerare la posizione centrale della sede e utilizzare i parcheggi indicati dal museo, tra cui via Trieste e piazza Isaac Rabin, per poi proseguire a piedi.

Per vedere con calma sia la mostra sia il percorso permanente conviene ritagliarsi almeno un paio d’ore, soprattutto se si visita il MUSME con bambini, ragazzi o in gruppo. L’esposizione aggiunge così un motivo in più per tornare in uno dei luoghi culturali più particolari di Padova, con un taglio che rende accessibili questioni complesse senza perdere rigore.

Il risultato è una proposta capace di parlare a un pubblico ampio: non solo a chi segue da vicino il mondo della sanità, ma anche a chi vuole capire come ricerca e cura possano incidere sulla possibilità di recuperare gesti, autonomia e riconoscimento di sé.

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