Video dal carcere di Treviso, bufera su Santa Bona: detenuti del caso Favaretto ripresi mentre cantano in cella
Le immagini circolate online tra il 3 e il 4 giugno mostrano due imputati legati al delitto Favaretto con un cellulare in sezione. Filmato acquisito.
Non è soltanto il contenuto del video a far discutere, ma soprattutto il fatto che quelle immagini siano state registrate all’interno del carcere di Santa Bona, a Treviso. Nelle riprese, poi finite sui social, compaiono due giovani coinvolti nel procedimento per l’omicidio di Francesco Favaretto mentre cantano, ballano e si filmano in cella.
Il punto che ha acceso immediatamente la polemica riguarda proprio il telefono usato per realizzare il filmato. In un istituto penitenziario un dispositivo del genere non dovrebbe essere a disposizione dei detenuti, e per questo la vicenda ha allargato il dibattito ben oltre il singolo episodio.
Il caso riaccende la tensione in città
A Treviso il nome di Favaretto continua a pesare nel confronto pubblico, e la diffusione del video ha riaperto ferite già profonde. Le immagini mostrerebbero i due ragazzi in un clima tutt’altro che sobrio, con musica in sottofondo e atteggiamenti che hanno provocato sdegno, anche per il legame con un procedimento che ha colpito duramente la comunità locale.
Nel filmato, rilanciato online tra il 3 e il 4 giugno, si sentirebbe anche un richiamo alla scarcerazione di un altro compagno. Un passaggio che ha contribuito ad alimentare ulteriormente le reazioni, trasformando il video in un nuovo elemento di forte esposizione pubblica attorno alla vicenda giudiziaria.
Il nodo del cellulare entrato in sezione
Dopo la comparsa delle immagini, il video è stato acquisito e il telefono impiegato per le riprese sarebbe stato consegnato alla polizia penitenziaria. È questo, al momento, il dato concreto da cui parte la gestione del caso all’interno dell’istituto trevigiano.
Resta aperta la domanda più delicata: come sia stato possibile introdurre o far circolare un cellulare in carcere. Il tema tocca i controlli interni e la sicurezza della struttura, perché la presenza di strumenti di comunicazione non autorizzati riguarda non solo l’aspetto disciplinare dei singoli detenuti, ma il funzionamento complessivo dell’istituto.
Le reazioni dopo la diffusione sui social
Tra gli interventi pubblici c’è stato anche quello di Conte, che ha parlato di un episodio che “lascia sgomenti”. Le parole arrivate dopo la diffusione del video si inseriscono in un clima già molto teso, in una città dove il procedimento per la morte di Francesco Favaretto continua a suscitare attenzione e sensibilità.
Per ora non sono stati comunicati altri eventuali provvedimenti immediati nei confronti dei detenuti ripresi nelle immagini. La vicenda, però, ha già prodotto un effetto preciso: riportare al centro della discussione trevigiana sia il peso del caso Favaretto sia il tema dei controlli dentro il carcere di Santa Bona.
Su questi due piani, giudiziario e penitenziario, si concentrano adesso le attese. Da una parte resta il procedimento legato all’omicidio, dall’altra l’accertamento su quanto accaduto in cella e sulla disponibilità di un telefono che non avrebbe dovuto trovarsi lì.