Montebelluna, chiusa l’inchiesta sul manager con una pistola negli uffici Intesa
La Procura di Treviso ha notificato la fine degli accertamenti a un dirigente di 62 anni: al centro del caso un’arma portata nella sede di via Feltrina Sud.
Si è chiusa la fase investigativa su uno degli episodi più delicati emersi negli ultimi mesi nel Trevigiano, legato al polo operativo di Intesa Sanpaolo a Montebelluna. La Procura di Treviso ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a un dirigente di 62 anni, finito al centro di un fascicolo per aver introdotto una pistola sul luogo di lavoro.
La vicenda risale al giugno 2025 e riguarda gli uffici ricavati negli ex spazi di Veneto Banca, in via Feltrina Sud 250. L’indagato, F.M., è assistito dall’avvocato Paolo Salandin, mentre il procedimento è seguito dal sostituto procuratore Barbara Sabattini.
Il caso nato dentro gli uffici di Montebelluna
Secondo la ricostruzione raccolta durante gli accertamenti, il dirigente avrebbe portato con sé una Beretta calibro 7.65, tenendola nella ventiquattr’ore. In un secondo momento l’arma sarebbe stata collocata in un armadietto all’interno della struttura.
L’episodio avrebbe avuto origine in un contesto di forte tensione professionale. Gli attriti con alcuni colleghi, maturati nel tempo, sarebbero diventati un elemento centrale dell’inchiesta, anche alla luce delle frasi che il 62enne avrebbe pronunciato in azienda.
Le parole contestate e l’allarme tra i dipendenti
Tra gli elementi acquisiti dalla Procura c’è una frase ritenuta particolarmente grave, che il dirigente avrebbe rivolto parlando di alcuni colleghi: «Prima o poi, se li trovo in giro per i corridoi, scarico l’intero caricatore addosso a quegli idioti».
Non si tratterebbe soltanto di parole. Sempre secondo quanto emerso, l’uomo avrebbe anche mostrato la pistola a un dipendente, lasciando intendere la volontà di usarla contro persone presenti negli uffici. Da quel momento è partita la segnalazione interna che ha fatto scattare l’intervento di sicurezza.
Decisiva la segnalazione interna
Un passaggio ritenuto determinante riguarda proprio la reazione di chi avrebbe assistito alla scena. L’avviso immediato ai responsabili interni ha consentito all’addetto alla sicurezza di raggiungere il dirigente e sottrargli l’arma prima del sequestro eseguito dai Carabinieri.
Questo intervento, nella ricostruzione degli inquirenti, ha permesso di bloccare la situazione all’interno della sede montebellunese prima che potesse degenerare. Solo dopo il disarmo sono stati completati gli atti da parte dei militari dell’Arma.
Il nodo del porto d’armi sportivo
Il 62enne risultava in possesso di un porto d’armi per uso sportivo regolarmente rilasciato. Un aspetto che però, da solo, non autorizza a portare liberamente una pistola fuori casa o a introdurla in un ambiente di lavoro senza una ragione compatibile con il titolo posseduto.
Tra i punti da valutare c’è quindi anche la modalità con cui l’arma sarebbe stata trasportata e la mancanza, secondo l’ipotesi investigativa, di un motivo collegato all’attività sportiva per giustificarne la presenza negli uffici.
Cosa succede adesso nel procedimento
Con la chiusura delle indagini preliminari, la difesa potrà esaminare gli atti, presentare memorie e chiedere eventuali approfondimenti. È il passaggio che precede le decisioni della Procura sulle contestazioni da formulare e sull’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
Resta da definire nel dettaglio il quadro delle responsabilità, dal contenuto delle minacce attribuite al dirigente fino alle circostanze che avrebbero alimentato il clima di scontro nel polo operativo di Montebelluna. Per la Procura trevigiana è ora il momento delle valutazioni conclusive su un caso che ha scosso uno dei principali insediamenti lavorativi della zona.