Venezia, ha un nome il giovane morto nel canale a San Polo: si indaga sulle sue ultime ore
La vittima è Jamel Mallat, 22 anni, tunisino. Le verifiche puntano a ricostruire i movimenti della notte e i minuti precedenti alla caduta nel rio.
Un’identità ora c’è, ma restano ancora molti passaggi da chiarire nella morte del ragazzo recuperato all’alba nel Rio de San Polo, a Venezia. La vittima è Jamel Mallat, cittadino tunisino di 22 anni, nato nel 2004. Gli accertamenti effettuati nelle ore successive al ritrovamento hanno permesso di arrivare al nome del giovane.
L’attenzione degli investigatori si concentra adesso su ciò che è successo prima dell’alba di martedì, quando il 22enne è finito in acqua nella zona dei Frari, davanti al palazzo della Guardia di Finanza. L’obiettivo è ricostruire con precisione i suoi spostamenti notturni, le persone incontrate e il tragitto compiuto fino al punto della caduta.
Le verifiche sulle ore precedenti
Tra gli elementi al vaglio ci sono le frequentazioni del giovane. Da quanto emerge, Mallat aveva contatti sia con alcuni connazionali sia con ragazzi veneziani della sua età. Un quadro relazionale che potrebbe aiutare a definire meglio il contesto in cui si muoveva nei giorni precedenti.
Un aspetto ritenuto significativo riguarda il fatto che, fino al giorno successivo alla tragedia, nessuno si fosse rivolto alle forze dell’ordine per segnalare una scomparsa o un mancato rientro. Al momento, inoltre, non risulterebbe registrato come ospite in una struttura ricettiva della città storica.
Per questo si valuta anche da quanto tempo fosse arrivato a Venezia. La sua presenza in città, secondo quanto ricostruito finora, potrebbe essere recente. Capire dove abbia trascorso la notte e con chi sia stato è uno dei passaggi decisivi dell’indagine.
Il punto in cui è finito nel rio
La caduta è avvenuta poco prima delle 5 del mattino in un’area che, a quell’ora, era quasi priva di passaggio. Botteghe chiuse, locali serrati e movimenti ridotti al minimo rendono più complessa la raccolta di riscontri diretti.
Le prime informazioni indicano che il ragazzo sarebbe stato visto barcollare poco prima di perdere l’equilibrio e finire nel canale. Una volta in acqua avrebbe tentato di restare a galla, gridando per chiedere aiuto.
Proprio quelle urla hanno richiamato due turisti polacchi che alloggiavano nelle vicinanze. I due si sarebbero precipitati verso la riva e avrebbero cercato di raggiungerlo sporgendosi dalla fondamenta.
Il tentativo di salvataggio e i filmati da analizzare
Il recupero si è rivelato subito difficilissimo. La marea bassa teneva il livello dell’acqua molto distante dal bordo, rendendo complicato afferrare con stabilità il giovane. I due uomini avrebbero provato a prenderlo per le mani e a trattenerlo, senza però riuscire a tirarlo su.
In quei momenti concitati, secondo quanto ricostruito, Mallat sarebbe scivolato di nuovo verso il fondo. Poco dopo, un mezzo utilizzato per consegne alimentari avrebbe intercettato i due turisti in stato di shock nella zona di Corte Amaltea.
Un ruolo importante potrebbe averlo la videosorveglianza presente nell’area, in particolare quella attiva vicino al palazzo della Guardia di Finanza. I filmati potrebbero fornire indicazioni utili sugli ultimi istanti prima della caduta e chiarire meglio la sequenza degli eventi.
La Procura valuta anche l’eventuale autopsia, che potrebbe servire a definire con esattezza le cause del decesso e verificare se vi siano stati fattori fisici o altre condizioni da approfondire. Intanto il lavoro investigativo procede incrociando immagini, possibili testimonianze e contatti del 22enne, nel tentativo di dare un quadro completo a una morte che, nel centro storico veneziano, lascia ancora molte domande aperte.