Venezia 2026, il lato nascosto del festival: al Lido pesa anche il dopo red carpet

Lo psicologo Claudio Belardo legge la Mostra dal punto di vista emotivo: pressione prima delle première e vuoto quando l’attenzione cala.

A cura di Web Team Web Team
27 agosto 2026 05:45
Venezia 2026, il lato nascosto del festival: al Lido pesa anche il dopo red carpet -
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La Mostra di Venezia è fatta di première, fotografi, commenti in tempo reale e giudizi che arrivano in pochi minuti. Ma accanto all'immagine pubblica del festival, al Lido si apre anche un fronte meno visibile: quello della tenuta psicologica di chi attraversa la ribalta con un film da presentare.

Nell'edizione 2026 della rassegna, lo psicologo Claudio Belardo richiama l'attenzione proprio su questo aspetto, osservando come attori, registi e interpreti si muovano in un contesto che concentra attese professionali, esposizione mediatica e pressione personale.

Quando il festival finisce davvero

Il momento più delicato, nella lettura proposta da Belardo, non coincide necessariamente con la passerella davanti ai flash. Spesso arriva dopo, quando la sequenza di proiezioni, interviste e apparizioni si interrompe e il ritmo del Lido torna a rallentare.

È in quella fase che può comparire un contraccolpo emotivo: una discesa brusca dopo i giorni ad alta intensità, segnata da stanchezza, senso di disorientamento o difficoltà a ritrovare la normalità. Per lo psicologo, questo passaggio viene spesso sottovalutato nel mondo dello spettacolo, nonostante possa avere un peso concreto.

La pressione di pochi minuti sotto gli occhi di tutti

Prima ancora del “giorno dopo”, c'è però il nodo dell'esposizione pubblica. Il tappeto rosso veneziano, simbolo internazionale della manifestazione, diventa per chi presenta un'opera un punto di condensazione di lavoro, aspettative e giudizio immediato.

Belardo definisce questo quadro come una sorta di “sindrome del red carpet”: da una parte l'immagine di sicurezza che l'ambiente chiede di mostrare, dall'altra una dimensione personale che può essere molto più vulnerabile. In un tempo brevissimo, osserva, vengono valutati non solo il film ma anche atteggiamento, presenza scenica e capacità di reggere la scena.

Per questo il supporto psicologico può avere un ruolo pratico. Tecniche di respirazione, centratura e gestione dello sguardo esterno vengono indicate come strumenti utili per evitare che il peso delle aspettative prenda il sopravvento.

Il Lido oltre il glamour

Per Venezia, che ogni anno si trasforma nel punto di incontro del cinema internazionale, l'analisi mette a fuoco un lato meno raccontato della manifestazione. La Mostra non è soltanto vetrina culturale e mediatica, ma anche un ambiente in cui la pressione si concentra in modo estremo su chi è chiamato a esporsi.

Nel caso di un festival come quello del Lido, il giudizio arriva in fretta e si moltiplica tra critica, pubblico e copertura dei media. È questo uno degli elementi che, secondo Belardo, rende particolarmente intensa l'esperienza per artisti e professionisti coinvolti in prima persona.

Come affrontare il rientro dopo la ribalta

Per contenere l'effetto di questo calo, il consiglio è non lasciare improvvisato il post-festival. Riprendere una routine di benessere psicofisico, restare agganciati a relazioni autentiche e concedersi il tempo di elaborare ciò che è accaduto sono, nell'analisi dello psicologo, passaggi importanti.

Il punto centrale resta separare il valore personale dall'esito pubblico dell'opera presentata. L'accoglienza di un film, positiva o negativa, non dovrebbe diventare l'unico criterio con cui leggere sé stessi una volta usciti dalla vetrina veneziana.

Attivo da anni accanto ai mondi dello sport, del cinema e dello spettacolo, Belardo riporta così il tema della salute mentale dentro uno degli appuntamenti più osservati dell'anno. E mentre Venezia 2026 riaccende l'attenzione internazionale sul Lido, il suo intervento invita a guardare anche ciò che accade lontano dai flash.

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