Veneto, pensioni e caro vita: per 272 mila anziani l’assegno non arriva a mille euro lordi

La fotografia regionale elaborata dallo Spi Cgil mostra forti squilibri tra territori: nei Comuni si va da oltre 2.300 euro medi a poco più di mille.

26 giugno 2026 12:56
Veneto, pensioni e caro vita: per 272 mila anziani l’assegno non arriva a mille euro lordi -
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In Veneto il tema delle pensioni torna al centro del dibattito sociale perché una parte molto ampia della popolazione anziana deve fare i conti con importi molto bassi. Secondo la rielaborazione dello Spi Cgil Veneto sui dati delle dichiarazioni dei redditi 2024 diffuse dal Mef, sono oltre 272 mila i pensionati che restano sotto i mille euro lordi al mese.

Tradotto in termini pratici, significa vivere con una cifra che si aggira attorno agli 850 euro netti mensili. Una soglia che, tra bollette, spesa alimentare, affitto o costi dell’abitazione e cure mediche, viene indicata dal sindacato come sempre più difficile da sostenere.

La media regionale si colloca poco sopra i 1.700 euro lordi al mese, quindi sotto i 1.300 netti. Ma il dato generale, da solo, non racconta fino in fondo le differenze che emergono tra province e soprattutto tra singoli Comuni del Veneto.

Una regione divisa anche negli assegni previdenziali

Guardando ai territori provinciali, il valore medio più alto viene registrato nel Vicentino con 1.754 euro lordi mensili. Subito dietro ci sono Venezia con 1.750 euro, Treviso con 1.702 e Padova con 1.700. Seguono Belluno a 1.696 e Verona a 1.676, mentre Rovigo chiude la graduatoria regionale con 1.629 euro.

La distribuzione per fasce di reddito conferma una situazione fragile per molti anziani veneti. Il 21% dichiara meno di 12 mila euro lordi l’anno, il 43% rientra tra 12 mila e 26 mila euro, il 28% tra 26 mila e 50 mila, mentre solo la quota restante supera i 50 mila euro annui.

Dai capoluoghi ai piccoli centri: la forbice si allarga

Se si scende al livello comunale, il quadro diventa ancora più disomogeneo. Tra i centri con gli importi medi più elevati compaiono Padova con 2.333 euro lordi al mese, Treviso con 2.257, Verona con 2.150, Mogliano Veneto con 2.117, Belluno con 2.114 e Venezia con 2.108. Nella parte alta della classifica figurano anche Vicenza, Selvazzano Dentro, Monteviale e Casier.

All’estremo opposto si trovano invece realtà dove gli assegni medi sono molto più contenuti. Castagnaro si ferma a 1.433 euro lordi mensili, Erbezzo a 1.417, Casale di Scodosia a 1.394, Selva di Progno e Solesino a 1.391. Più in basso ancora Lamon, Villanova Marchesana, Velo Veronese, Val di Zoldo e infine Zoppè di Cadore, dove la media scende a 1.009 euro lordi al mese.

Il peso del lavoro privato e della fiscalità

Un altro focus dell’analisi riguarda le pensioni maturate nel settore privato sulla base dei dati Inps. In questo caso è il Rodigino a mostrare la quota più alta di trattamenti inferiori ai mille euro: il 51% resta sotto quella soglia. Padova, Treviso e Verona si attestano al 48%, mentre Venezia, Vicenza e Belluno arrivano al 46%.

Il dossier segnala anche quanto pesi la componente pensionati tra i contribuenti che versano l’Irpef. A livello veneto la quota è del 33,7%, con differenze territoriali che vanno dal 31,9% del Veronese fino al 38,1% del Rodigino.

Spesa quotidiana, sanità e non autosufficienza

Per Alessandro Chiavelli, segretario dello Spi Cgil del Veneto, già prima del 2022 una pensione netta attorno ai 1.300 euro era complicata da gestire, mentre oggi risulta ancor meno adeguata rispetto all’aumento del costo della vita. Nella stima richiamata dal sindacato, nel 2025 una persona over 65 residente in regione ha sostenuto in media circa 1.200 euro di spese mensili, tra alimentari e altre voci indispensabili.

Per una coppia anziana il conto cresce ulteriormente: la rielaborazione su dati Istat citata dallo Spi indica circa 550 euro al mese per i prodotti del supermercato e attorno ai 1.100 euro per la casa. Voci che rendono evidente quanto il margine economico si assottigli, soprattutto per chi parte da assegni bassi.

Da qui le richieste avanzate dal sindacato: revisione della rivalutazione delle pensioni, ampliamento della quattordicesima e minore tassazione sugli assegni. Sullo sfondo resta il nodo più delicato, quello delle cure e della non autosufficienza, con costi che per molte famiglie venete rischiano di diventare insostenibili.

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