Veneto che invecchia a due velocità: Belluno e Polesine ai margini della mappa demografica

Il quadro elaborato da Fnp Cisl Veneto mette in fila squilibri tra aree forti e territori fragili: più anziani e meno residenti soprattutto nel Bellunese e nel Rodigino.

29 maggio 2026 19:24
Veneto che invecchia a due velocità: Belluno e Polesine ai margini della mappa demografica -
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Il Veneto cresce, ma non ovunque allo stesso modo. Nelle aree urbane e nei comuni meglio collegati si concentrano residenti, lavoro e servizi; nei territori montani e in diverse zone del Polesine, invece, il peso degli anziani aumenta mentre la popolazione si assottiglia. È questa la linea di fondo che emerge dall’analisi territoriale diffusa da Fnp Cisl Veneto, costruita su elaborazioni di Stefano Dal Pra Caputo e Francesco Peron su dati Istat e Mef aggiornati al 2024 e al 1° gennaio 2025.

Per Veneto Today il dato più interessante è proprio il divario interno alla regione: da una parte i poli capaci di attrarre famiglie e attività economiche, dall’altra i comuni piccoli, interni o montani, dove l’età media sale e la tenuta demografica diventa più difficile. In questo quadro Bellunese e Rodigino ricorrono più volte nelle graduatorie che segnalano fragilità strutturali.

Dove si concentrano residenti e servizi

La fotografia della popolazione residente conferma un Veneto sempre più sbilanciato verso i capoluoghi e le cinture urbane. Ai primi posti per numero di abitanti ci sono Verona con 255.133 residenti, Venezia con 249.466 e Padova con 207.694. Seguono, più distanti, Vicenza e Treviso.

Nella parte bassa della classifica compaiono soprattutto piccoli centri dell’area montana e dell’interno. Tra i comuni con meno residenti si trovano numerosi nomi del Bellunese, come San Tomaso Agordino, Lorenzago di Cadore, Gosaldo, Selva di Cadore, Vallada Agordina, Danta di Cadore, San Nicolò di Comelico, Soverzene, Perarolo di Cadore, Colle Santa Lucia, Cibiana di Cadore, Ospitale di Cadore e Zoppè di Cadore. È un elenco che da solo racconta quanto la rarefazione abitativa incida su una parte della montagna veneta.

Età media alta: il Bellunese domina la graduatoria degli over 65

La quota regionale degli over 65 si attesta al 24,9%, ma in diversi comuni il dato sale molto oltre questa soglia. Qui il Bellunese pesa in modo evidente: Gosaldo arriva al 41,9%, Zoppè di Cadore al 40%, Cibiana di Cadore al 38,8%. Nella stessa fascia alta rientrano anche Lamon, Sovramonte, Lorenzago di Cadore, Arsiè, Val di Zoldo, Vigo di Cadore e Chies d'Alpago.

Accanto alla montagna bellunese, anche il Polesine mostra numeri elevati. Salara è al 34,4%, Ficarolo al 34,3%, Ariano nel Polesine, Papozze e Porto Tolle si fermano tutti al 33,3%, mentre Gaiba e Pettorazza Grimani restano poco sotto. Il report evidenzia una correlazione netta: dove la popolazione è più ridotta, spesso cresce anche il peso delle fasce anziane.

All’opposto, i comuni con incidenza più bassa di over 65 si concentrano soprattutto nelle aree più dinamiche del Padovano, del Veronese e del Vicentino. Veggiano, Massanzago, Loreggia, Borgoricco e Mestrino sono tra quelli con valori più contenuti, segnale di un tessuto demografico più giovane e attrattivo.

Vent’anni di spostamenti interni: chi perde abitanti e chi li guadagna

Il confronto tra 2005 e 2025 rafforza lo stesso schema. La media regionale della variazione di popolazione è pari a +3,8%, ma dietro questo saldo si nascondono andamenti molto diversi. Tra i comuni che crescono di più figurano soprattutto realtà dell’area veronese e della cintura padovana, con Mozzecane a +46,7%, Vigasio a +40,9% e Albignasego a +37,7%. Crescono molto anche Marcon e Fiesso d'Artico in provincia di Venezia.

La parte finale della graduatoria è invece occupata in gran parte dal Bellunese e, in misura minore, dal Rodigino. Gosaldo perde il 40,3% dei residenti in vent’anni, Zoppè di Cadore il 38,6%, Ospitale di Cadore il 36,8%, Val di Zoldo il 30,6%. Tra i cali più marcati ci sono anche Cibiana di Cadore, Calalzo di Cadore, Alleghe, San Tomaso Agordino, Lamon e Arsiè. Nel Polesine spiccano Ficarolo con -21,6% e Ariano nel Polesine con -22,6%.

Il documento invita a leggere questi scostamenti anche tenendo conto delle dimensioni iniziali dei comuni: nei centri molto piccoli, variazioni anche limitate in valore assoluto possono produrre percentuali elevate. Resta però il segnale di fondo, cioè una progressiva perdita di popolazione nelle aree più fragili.

Lavoro, pensioni e redditi: indicatori che allargano la forbice

Nel capitolo occupazionale la media veneta del tasso di occupazione 15-64 anni nel 2024 è del 70,2%. Tra i valori più alti figurano diversi comuni bellunesi: La Valle Agordina è al primo posto con 80,5%, poi Agordo con 79,9%, Gosaldo con 79,7%, Voltago Agordino con 79,3% e San Tomaso Agordino con 77,7%. Anche Porto Tolle, in Polesine, si colloca molto in alto con l’80,1%.

Questo non cancella però le fragilità complessive. In fondo alla graduatoria del tasso di occupazione compaiono ancora comuni bellunesi come Val di Zoldo, Livinallongo del Col di Lana, Cibiana di Cadore e soprattutto Zoppè di Cadore, che si ferma al 43,1%. Nel Veneziano risultano bassi anche i dati di Jesolo, Cavallino-Treporti, San Michele al Tagliamento e Caorle, realtà influenzate da una forte stagionalità.

Quando si passa al peso dei pensionati sulla popolazione over 15, la media regionale è del 23,5%, ma i numeri più alti tornano a concentrarsi fra Bellunese e Rodigino. Gosaldo raggiunge il 40,8%, Ficarolo il 36,6%, Rivamonte Agordino il 36,5%, Lamon il 35,8%, Cibiana di Cadore il 35,5%. Nel Rodigino si segnalano anche Salara, Frassinelle Polesine, Castelguglielmo, Fratta Polesine, Trecenta e Gaiba.

Anche sul reddito medio da pensione emergono differenze territoriali nette. La media regionale è di 24.219 euro. In cima ci sono Padova con 26.701 euro, Treviso con 25.869, Verona con 24.484 e Venezia con 24.202. Belluno capoluogo è comunque in fascia alta con 24.129 euro, mentre Agordo arriva a 23.641. Nella parte bassa compaiono invece diversi comuni montani o periferici: Comelico Superiore, Sovramonte, Lamon, Val di Zoldo e Zoppè di Cadore, che chiude con 11.469 euro.

Una regione divisa tra aree attrattive e territori da presidiare

Il lavoro di Fnp Cisl Veneto prende in esame anche altri indicatori, come la quota di persone in cerca di occupazione e il peso delle dichiarazioni dei redditi comprese tra 10.000 e 26.000 euro, e il risultato complessivo resta coerente: le aree più solide dal punto di vista dei servizi, dei collegamenti e del mercato del lavoro reggono meglio, mentre nei territori piccoli la combinazione fra anzianità, calo demografico e redditi più deboli diventa più visibile.

Per il Veneto la questione non è soltanto statistica. La lettura dei dati mette infatti a fuoco una sfida concreta per programmazione sanitaria, mobilità, welfare locale e tenuta delle comunità. Bellunese e Polesine sono i due territori che più spesso emergono nelle classifiche della fragilità, e proprio da qui passa una parte decisiva del futuro equilibrio regionale.

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