Valbruna, l’accordo siglato a Bolzano guarda anche a Vicenza: focus su occupazione e filiera
Dopo l’intesa del 4 settembre 2026, da Fratelli d’Italia viene evidenziato il peso dello stabilimento vicentino per industria, lavoro e acciaio di qualità.
Per Vicenza il passaggio chiuso a Bolzano sulle Acciaierie Valbruna non viene considerato una vicenda lontana, ma un dossier che tocca direttamente uno dei siti industriali più rilevanti del territorio. Nelle valutazioni arrivate il 4 settembre 2026, l’attenzione si concentra infatti sulle possibili ricadute per lo stabilimento veneto e per il sistema produttivo che gli ruota attorno.
A intervenire sono Elena Donazzan, Silvio Giovine e Francesco Rucco, che leggono l’intesa come un elemento utile a dare stabilità alla produzione e a preservare il patrimonio di competenze legato all’azienda. Il riferimento, nelle loro dichiarazioni, è sia al lavoro interno all’impianto sia all’indotto collegato alla filiera dell’acciaio.
Perché il tema riguarda da vicino il Vicentino
Nel quadro industriale locale, Valbruna viene indicata come una presenza strategica non soltanto per la città ma anche per la provincia e per una parte significativa del manifatturiero veneto. Da qui l’attenzione politica verso un accordo che, pur maturato in Alto Adige, viene letto come un segnale con effetti concreti anche sul versante vicentino.
Secondo i tre esponenti di Fratelli d’Italia, il punto centrale è la tenuta produttiva del sito e la tutela della sua funzione nel tessuto economico del territorio. La lettura proposta è quella di una continuità che può incidere su posti di lavoro, catena dei fornitori e prospettive industriali.
Le dichiarazioni di Giovine, Rucco e Donazzan
Silvio Giovine, deputato e componente della commissione Attività produttive della Camera, definisce l’esito raggiunto una notizia positiva anche per Vicenza. Nella sua ricostruzione, il confronto è stato accompagnato dal Governo Meloni e dal ministro Urso, con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy impegnato nel percorso tra azienda e amministrazione altoatesina fino alla chiusura dell’intesa.
Francesco Rucco, vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto, mette l’accento soprattutto sulle conseguenze per famiglie, occupazione e comparto collegato allo stabilimento. Nella sua valutazione, Valbruna resta un presidio industriale importante per l’identità produttiva del territorio, e la Regione intende proseguire nel rapporto con Governo e istituzioni locali per favorire condizioni di sviluppo più solide.
Elena Donazzan, europarlamentare e vicepresidente della commissione Industria del Parlamento europeo, sposta invece il ragionamento sul piano della concorrenza internazionale. Il tema, per Donazzan, è il valore dell’acciaio italiano realizzato nello stabilimento, inserito nel dibattito europeo sul made in Europe e sugli strumenti di tutela della filiera.
Il passaggio successivo: rafforzare la competitività
Dopo l’accordo, nelle posizioni espresse dai tre esponenti politici emerge una priorità precisa: non fermarsi alla salvaguardia dell’esistente. L’obiettivo indicato è consolidare la capacità competitiva dello stabilimento vicentino, considerato un tassello di rilievo nella produzione nazionale di acciaio di qualità.
La linea sostenuta è che la partita industriale non si chiuda con l’intesa di Bolzano. Per Vicenza, il nodo resta quello di difendere produzione, occupazione e filiera in un contesto europeo sempre più sensibile ai temi della provenienza dei materiali e della protezione delle lavorazioni strategiche.
Nella nota congiunta, Donazzan, Giovine e Rucco presentano quindi l’accordo come un risultato concreto, ma anche come un punto di partenza. Per il territorio vicentino, il messaggio politico è chiaro: mantenere forte Valbruna significa tutelare una parte rilevante della manifattura veneta e del suo futuro industriale.