Treviso, dal Giorgi-Fermi al centro trasfusionale: venti studenti iniziano il percorso per diventare donatori
Si chiude il progetto condiviso da AIL e AVIS nelle classi trevigiane: incontri con medici, testimonianze, laboratori e un podcast dedicato ai rischi delle dipendenze.
Il risultato più concreto è arrivato fuori dall’aula: una ventina di ragazzi ha deciso di avvicinarsi alla donazione del sangue, avviando l’iter di idoneità al Centro trasfusionale del Ca’ Foncello. È uno degli esiti dell’edizione 2026 di “Ogni dono è un nodo”, percorso sviluppato a Treviso da AIL Provinciale e AVIS Provinciale con gli studenti dell’istituto Giorgi-Fermi.
L’iniziativa è stata pensata per parlare ai più giovani di salute, prevenzione e responsabilità sociale con strumenti vicini al loro linguaggio. Non solo lezioni frontali, quindi, ma anche confronto diretto, testimonianze e attività di comunicazione costruite insieme ai ragazzi.
Il passaggio dalla sensibilizzazione alla scelta concreta
Nel corso del progetto sono state organizzate anche due giornate dedicate all’idoneità alla donazione all’ospedale di Treviso. Da qui è nato il coinvolgimento diretto di studenti e studentesse che hanno scelto di compiere un passo ulteriore, trasformando il messaggio ricevuto durante l’anno in una decisione personale.
Accanto a questo, i partecipanti hanno promosso momenti di sensibilizzazione rivolti ai coetanei e alle famiglie, con l’obiettivo di diffondere una maggiore consapevolezza sul valore del dono e sull’importanza di stili di vita compatibili con la donazione.
Gli incontri con medici, volontari e una testimonianza diretta
Il programma si è articolato in cinque appuntamenti formativi e tre laboratori di comunicazione. Gli studenti hanno incontrato figure del mondo sanitario e del volontariato, tra cui un ematologo, un nutrizionista, un medico AVIS e una paziente che ha portato la propria esperienza personale.
Proprio questo intreccio tra competenze mediche e racconto umano ha dato spessore al percorso, mettendo al centro temi come cura, consapevolezza e attenzione verso gli altri. Un’impostazione che, anche in questa edizione, ha cercato di rendere meno astratti argomenti spesso percepiti come lontani dai più giovani.
Il videopodcast nato a Treviso
Una parte importante del progetto ha riguardato il laboratorio di comunicazione, da cui è nata una puntata del videopodcast nazionale promosso da AIL. Il gruppo trevigiano ha lavorato sul tema dei comportamenti a rischio, concentrandosi in particolare su alcol, gioco d’azzardo e sostanze stupefacenti.
Il titolo scelto è “Me la gioco”. La puntata entrerà in un progetto video più ampio che raccoglie i contributi realizzati dalle diverse sezioni AIL italiane. Il formato, della durata complessiva di circa mezz’ora, punta a diffondere tra i ragazzi messaggi legati a scelte più consapevoli e a corretti stili di vita.
Le parole delle associazioni trevigiane
Per Sergio Leonardi, presidente provinciale di AIL Treviso, il valore dell’iniziativa sta soprattutto nella capacità di coinvolgere i giovani su questioni attuali, facendo emergere una partecipazione attiva e non soltanto formale. Il fatto che alcuni studenti abbiano poi scelto di avvicinarsi davvero alla donazione viene indicato come il segnale più significativo del lavoro svolto.
Anche Paolo Zanatta, presidente di AVIS Provinciale Treviso, sottolinea la dimensione educativa del progetto e la collaborazione sviluppata durante l’anno nelle classi attraverso il Progetto Scuola. Secondo AVIS, vedere ragazze e ragazzi raggiungere il centro trasfusionale e affrontare insieme il percorso di idoneità significa tradurre i valori discussi a scuola in un’esperienza concreta di cittadinanza attiva.
Una presenza storica nel territorio
AIL Treviso opera dal 1986. L’associazione nacque per iniziativa di Teresa Pelos, che dopo la perdita del figlio Benedetto per leucemia decise di dare vita a una realtà capace di sostenere nel territorio trevigiano i pazienti colpiti da malattie ematologiche.
Negli anni l’associazione ha consolidato una rete di volontari impegnata sia nella raccolta fondi per la ricerca sia nell’assistenza. Tra le attività ricordate c’è anche il supporto ai pazienti nel reparto di Ematologia del Ca’ Foncello, struttura voluta e finanziata dalla stessa AIL. Dal 2015, dopo la presidenza di Ernesto Bosa, alla guida dell’associazione c’è Sergio Leonardi.