A Treviso i ragazzi ridisegnano il futuro: lavoro importante, ma non più al centro di tutto

Il rapporto presentato da ENGIM nella sede trevigiana racconta giovani più ottimisti del previsto e alla ricerca di adulti capaci di orientarli davvero.

22 maggio 2026 23:32
A Treviso i ragazzi ridisegnano il futuro: lavoro importante, ma non più al centro di tutto -
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Per molti studenti trevigiani il lavoro conta, ma non basta più a definire una vita riuscita. Dalla tappa cittadina dell’Osservatorio “Giovani e Futuro”, ospitata nella sede ENGIM di Treviso, emerge un quadro netto: ragazze e ragazzi guardano avanti con una buona dose di fiducia, però chiedono agli adulti di tornare a essere punti di riferimento riconoscibili.

Il dato più interessante riguarda proprio il cambio di prospettiva con cui le nuove generazioni leggono il domani. Accanto all’occupazione entrano con forza il benessere personale, la libertà di scelta, la qualità delle relazioni, la sostenibilità e un’idea di equilibrio che pesa almeno quanto la stabilità economica.

La seconda edizione dell’Osservatorio nazionale permanente promosso dalla Fondazione ENGIM è stata curata dal professor Daniele Marini di Community Research & Analysis. A Treviso la presentazione ha offerto anche un’occasione di confronto diretto tra formazione, imprese, istituzioni e studenti, con un taglio molto concreto sul rapporto tra scuola e mondo del lavoro.

Che cosa chiedono davvero i giovani

Uno dei messaggi usciti con più forza dall’incontro riguarda la figura dell’adulto. Non tanto un controllore, quanto un accompagnatore credibile. Nella ricerca affiora infatti la richiesta di mentor veri, persone capaci di orientare i percorsi di crescita e di rendere meno confuso l’ingresso nella vita professionale.

A dare voce agli studenti è stata Gaia, della IV Moda dell’Istituto ENGIM Veneto di Treviso. Nel suo intervento ha raccontato una sensazione diffusa: quella di sentirsi talvolta poco ascoltati. Ha però indicato nella scuola un luogo dove questo dialogo riesce meglio, grazie a docenti più vicini e disponibili. Sul futuro, ha spiegato, resta una componente di timore, ma anche il desiderio molto concreto di trovare un ambiente di lavoro positivo e collaborativo.

È un passaggio che parla anche al territorio veneto, dove il legame tra formazione professionale e imprese è da tempo un nodo decisivo. Se cambiano le aspettative dei giovani, anche aziende e istituzioni sono chiamate a rivedere linguaggi, modelli organizzativi e strumenti di accompagnamento.

Il lavoro non scompare, cambia significato

I dati del rapporto 2025 descrivono ragazzi meno inclini a mettere il lavoro sopra ogni altra cosa. Non è un rifiuto dell’impegno, né una presa di distanza dall’idea di carriera. Piuttosto, è una collocazione diversa: l’occupazione viene letta come parte di una vita più ampia, non come unico metro per misurare il proprio valore.

Dentro questo scenario il futuro continua a essere percepito come complesso, anche per via del contesto internazionale e delle incertezze che attraversano la società. Eppure l’atteggiamento prevalente resta aperto, non rinunciatario. È un ottimismo meno ingenuo, più consapevole, che chiede però condizioni adatte per potersi tradurre in scelte reali.

Durante il confronto, Simonetta Mantovani per Formazione e Lavoro Regione Veneto ha richiamato la necessità di una risposta condivisa tra istituzioni, sistema formativo e mondo produttivo, ricordando l’investimento regionale sulla formazione professionale come componente strutturale del sistema educativo veneto.

Il confronto con imprese e formatori nella tappa trevigiana

L’incontro ospitato a Treviso ha coinvolto, tra gli altri, Marco Muzzarelli, direttore nazionale ENGIM, e la ricercatrice Irene Lovato Menin. Il senso del dibattito è stato chiaro: per leggere davvero le nuove generazioni serve aggiornare la scala dei valori con cui spesso gli adulti interpretano studio, lavoro e successo.

Valter Giacomini, della direzione regionale Engim Veneto, ha ricordato il percorso di un progetto che dopo le tappe di Roma e Bruxelles è arrivato anche nella sede trevigiana, con l’obiettivo di mettere in dialogo generazioni diverse e trasformare i dati raccolti in strumenti utili per chi forma e accompagna i giovani.

Dal lato delle imprese, Matteo Busato, Ceo di Make Group, ha insistito sulla necessità di ambienti professionali più capaci di creare relazione, fiducia e senso di appartenenza. Un cambio di passo che nel tessuto produttivo veneto diventa particolarmente significativo, perché chi cerca personale oggi deve misurarsi con aspettative diverse rispetto a quelle di pochi decenni fa.

La chiusura con un progetto concreto di riuso e solidarietà

La giornata non si è fermata ai numeri. A chiudere l’evento è stata una sfilata con abiti da sposa recuperati e rielaborati dagli studenti della scuola ENGIM di Treviso, in collaborazione con la Caritas provinciale. Un modo per tradurre in pratica temi come sostenibilità, competenze e attenzione sociale.

Federico, studente della III Moda, ha spiegato che il lavoro ha riguardato una trentina di vestiti usati, rinnovati mantenendone materiali e caratteristiche, ma con un’impronta più attuale. Gli abiti saranno concessi su offerta libera e poi restituiti, così da proseguire il progetto nel tempo. Nel suo racconto è emersa anche un’idea precisa di futuro: non limitarsi al guadagno, ma capire i bisogni delle persone e mettere ciò che si impara al servizio degli altri.

Nelle conclusioni, Muzzarelli ha annunciato che la raccolta dati per la terza edizione è già avviata, con l’intenzione di rendere permanente l’Osservatorio. Un segnale che da Treviso rilancia una domanda destinata a restare centrale anche nei prossimi mesi: come accompagnare una generazione che non rifiuta il lavoro, ma vuole dargli un posto più giusto dentro la propria vita.

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