Treviso, i 40 anni di AIL diventano una festa per chi sostiene i malati ogni giorno

All’Auditorium della Provincia una serata per il quarantennale dell’associazione trevigiana: al centro volontari, sanità e il legame con il Ca’ Foncello.

A cura di Web Team Web Team
20 giugno 2026 15:55
Treviso, i 40 anni di AIL diventano una festa per chi sostiene i malati ogni giorno -
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Non solo una ricorrenza, ma il racconto di un pezzo di solidarietà trevigiana costruito in quattro decenni. All’Auditorium della Provincia di Treviso, nella giornata del 19 giugno 2026, AIL Provinciale Treviso ha celebrato i suoi primi 40 anni scegliendo di mettere al centro soprattutto chi, nel tempo, ha reso possibile il lavoro dell’associazione: i volontari.

La partecipazione è stata ampia, con la presenza di cittadini, operatori del mondo sanitario, rappresentanti delle istituzioni e sostenitori. L’incontro ha ripercorso il cammino di una realtà che dal 1986 affianca i pazienti ematologici e le loro famiglie nella Marca, accompagnando anche la crescita dei servizi dedicati sul territorio.

Una serata che parla alla Treviso della cura

L’appuntamento, ospitato nell’auditorium provinciale, è stato pensato come un momento pubblico di riconoscimento per una rete che da anni tiene insieme raccolta fondi, vicinanza ai malati e supporto ai reparti. Sul palco si sono alternati contributi diversi, tra memoria dell’associazione e riflessioni sul significato della cura condivisa.

A guidare la serata è stato Brando Fioravanzi, giornalista e responsabile dell’ufficio stampa di AIL Provinciale Treviso. Il programma ha unito testimonianze e interventi istituzionali a uno spazio artistico firmato dall’ASD Gruppo Danza Attitude, prima della chiusura conviviale e della consegna di un ricordo realizzato per il quarantennale.

Gli interventi tra sanità, istituzioni e comunità

Tra i relatori sono saliti sul palco il vescovo di Treviso Mons. Michele Tomasi, il professor Vincenzo Desantis, dottore di ricerca in Studi giuridici dell’Università di Trento, la professoressa Anna Candoni, direttore dell’U.O.C. Ematologia e Centro trapianti dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, e il dottor Michele Gottardi, direttore dell’U.O.C. Oncoematologia dello IOV-IRCCS di Castelfranco Veneto.

La presenza di figure legate sia al mondo clinico sia a quello civile ha dato alla celebrazione un profilo molto territoriale, legato ai servizi sanitari e all’esperienza concreta maturata in questi anni nella provincia di Treviso.

Il messaggio del presidente: volontari decisivi

Nel suo intervento, il presidente Sergio Leonardi ha richiamato il valore di questo traguardo, legandolo non solo alla durata dell’associazione ma al contributo offerto nel tempo ai pazienti e alle loro famiglie. Ha ricordato inoltre il ruolo avuto da AIL Treviso nel rafforzamento dell’assistenza oncoematologica locale, con un sostegno che ha accompagnato sviluppo delle cure e ricerca.

Un passaggio particolare è stato dedicato a chi ha guidato l’associazione prima dell’attuale presidenza, Teresa Pelos ed Ernesto Bosa. Ma soprattutto Leonardi ha voluto evidenziare il lavoro quotidiano dei volontari, indicati come la componente essenziale dell’attività di AIL Treviso e veri destinatari dell’omaggio costruito per questa ricorrenza.

Centinaia in auditorium per i 40 anni di AIL Treviso e l’omaggio ai volontari
Centinaia in auditorium per i 40 anni di AIL Treviso e l’omaggio ai volontari

Dal dolore personale a una rete per il territorio

La storia di AIL Treviso comincia nel 1986, quando Teresa Pelos, dopo la morte del figlio Benedetto per leucemia, avvia un percorso associativo dedicato al sostegno dei malati ematologici nel Trevigiano. Da quel momento l’impegno si è consolidato grazie a una rete di volontari attivi sia nelle iniziative di raccolta fondi, come le tradizionali campagne con stelle di Natale e uova di Pasqua, sia nell’assistenza ai pazienti.

Nel tempo uno dei risultati più significativi è stato il sostegno al reparto di Ematologia del Ca’ Foncello, un legame che resta centrale nell’identità dell’associazione. Dopo la fase iniziale guidata da Pelos, nel 2015 la presidenza è passata a Ernesto Bosa, che aveva scelto di dedicarsi completamente ad AIL dopo la perdita del figlio Roberto. Oggi il testimone è nelle mani di Sergio Leonardi.

La riflessione del vescovo Tomasi sulla fragilità condivisa

Tra i momenti più intensi della serata, l’intervento di Michele Tomasi ha richiamato il tema della fragilità come esperienza da attraversare insieme, non da nascondere. Il vescovo ha insistito sul fatto che la solidarietà non rappresenta un elemento secondario, ma una parte essenziale della vita delle persone, in particolare quando la malattia mette alla prova famiglie e relazioni.

Il suo è stato un invito a leggere la cura non solo come risposta sanitaria, ma anche come presenza, ascolto e prossimità. Un messaggio che si è intrecciato con il senso stesso del quarantennale: ricordare quanto, a Treviso, il volontariato abbia contribuito a costruire una comunità più vicina a chi affronta percorsi di malattia complessi.

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