Trasporti in affanno nel Padovano: carburanti su, ristori fermi e tariffe sotto pressione
Cna richiama l’attenzione su migliaia di attività tra merci, taxi e NCC: costi in crescita, sostegni non ancora operativi e possibili ricadute sui prezzi.
Nel Padovano il conto del caro carburanti continua a pesare sulle aziende che lavorano su strada, mentre gli interventi annunciati nei mesi scorsi non sarebbero ancora arrivati in modo concreto. A segnalarlo è Cna Padova e Rovigo, che parla di un comparto locale ancora in attesa di misure capaci di alleggerire l’impatto dei rincari.
L’area più esposta è quella del trasporto professionale: circa 2.400 realtà del territorio, tra autotrasporto merci, taxi e noleggio con conducente, stanno affrontando una fase di forte compressione dei margini. Secondo l’associazione, dall’inizio di febbraio 2026 il gasolio ha registrato un aumento attorno al 35%, con effetti diretti sui bilanci delle imprese.
Nel dettaglio, il sistema provinciale comprende circa 2.000 imprese che operano nel trasporto merci per conto terzi e quasi 400 operatori del trasporto persone, fra tassisti e NCC. Si tratta di un comparto che incide ogni giorno sia sulla distribuzione delle merci sia sugli spostamenti urbani e extraurbani.
Aiuti attesi, ma senza effetti immediati
Secondo Walter Basso, responsabile della categoria Trasporti di Cna Padova e Rovigo, una parte delle misure varate non intercetta davvero i mezzi utilizzati per lavoro. L’abolizione del bollo, viene osservato, non coprirebbe i veicoli di maggiore cilindrata impiegati nel trasporto di merci e persone, né inciderebbe in modo utile su taxi e NCC, già interessati da agevolazioni specifiche.
Anche sul fronte delle accise, sempre secondo Cna, il taglio non avrebbe coinvolto gli autotrasportatori. Resta poi il tema del credito d’imposta annunciato per coprire il 70% della differenza di costo dei carburanti nel periodo compreso tra marzo e agosto 2026: uno strumento atteso dagli operatori, ma non ancora disponibile in modo effettivo.
L’associazione richiama inoltre i 390 milioni di euro stanziati dal Governo per compensare il mancato accesso ai rimborsi delle accise previsti dalle norme europee. Dopo la proroga di settembre per presentare le domande, le prime indicazioni operative potrebbero arrivare in ottobre. Rimane però scoperto, viene sottolineato, il nodo dei rincari registrati negli ultimi mesi dell’anno.
Contratti rigidi e rincari difficili da trasferire
Per molte imprese il problema non è soltanto l’aumento del pieno, ma l’impossibilità di adeguare in tempi rapidi le condizioni economiche dei contratti. Alessandra Moro, presidente della Fita Cna del Veneto e titolare della ditta padovana Alexa Expedition, richiama la clausola del fuel surcharge prevista dalla normativa nazionale, che dovrebbe consentire un aggiornamento delle tariffe quando il carburante cresce.
Nella pratica, però, il meccanismo non avrebbe prodotto risultati sufficienti. A fronte di incrementi medi del 35%, con punte che arrivano fino al 50%, gli adeguamenti tariffari teorici dovrebbero attestarsi attorno al 24%. Secondo quanto riferito da Moro, in molti casi gli aumenti riconosciuti si fermerebbero invece tra il 5 e il 10%, e solo sporadicamente.
Le criticità riguardano soprattutto chi opera senza rapporti stabili o con accordi sottoscritti prima della crisi energetica, quando i costi del carburante erano molto più bassi. In queste condizioni, il maggior esborso resta quasi interamente a carico delle aziende, con effetti immediati sulla tenuta economica delle attività.
Taxi e NCC tra costi fissi e giornate sempre più lunghe
Per il trasporto persone il peso del carburante si somma ad altre voci di spesa. Le categorie segnalano l’aumento dei costi di manutenzione, legati all’usura dei mezzi e alle condizioni della rete stradale, con interventi più frequenti su pneumatici, sospensioni e altre componenti sottoposte a stress continuo.
Il risultato, secondo le associazioni, è che molti conducenti finiscono per allungare le ore di lavoro per mantenere l’equilibrio dei conti, arrivando anche a turni di 12 o 14 ore al giorno. A questo si aggiungono il peso dei costi fissi e la prospettiva della revisione auto 2026, indicata come un ulteriore elemento di pressione economica.
Se non arriveranno correttivi, il confronto potrebbe spostarsi anche sul livello locale, con la richiesta ai Comuni di aggiornare le tariffe del servizio. Una prospettiva che interessa in particolare taxi e noleggio con conducente, alle prese con listini che, secondo le sigle di categoria, non rispecchiano più il costo reale del lavoro.
Le richieste avanzate dalle categorie
Fita Cna Taxi e NCC chiedono un contributo straordinario una tantum per compensare i maggiori costi sostenuti in questi mesi e il rifinanziamento di un ecobonus per favorire il rinnovo dei mezzi con modelli elettrici o ibridi. Per i taxi, la richiesta comprende anche un credito d’imposta calcolato sui litri effettivamente acquistati e documentati, anziché su quantità forfettarie.
Per gli NCC viene invece sollecitato uno strumento fiscale dedicato, pensato per compensare la mancata revisione dei prezzi nei contratti ancora in corso, spesso firmati prima dell’emergenza energetica. Cna ribadisce infine che l’eliminazione del bollo auto e moto non risponde alle esigenze dei mezzi professionali che più risentono del costo del carburante.
Per l’associazione di categoria, senza interventi mirati il rischio è di mettere ulteriormente in difficoltà un settore che nel Padovano assicura ogni giorno servizi essenziali, dalla logistica delle merci alla mobilità di residenti e utenti.