Sticker pro Palestina sul cippo del Col Moschin, il sacrario della Grande Guerra finisce al centro delle contestazioni
A Solagna un adesivo con la scritta “Free Palestine” compare sul monumento che ricorda la riconquista del colle nel 1918. Interviene la deputata Paola Chiesa.
Un messaggio politico comparso su un luogo della memoria ha acceso la discussione anche nel Vicentino. Sulla sommità del Col Moschin, nel territorio di Solagna, è stato notato un adesivo con i colori della Palestina e la scritta “Free Palestine” applicato al monumento che ricorda i caduti e i combattimenti della Prima guerra mondiale.
Il punto più contestato della vicenda riguarda proprio la scelta del supporto: non un muro qualsiasi, ma un cippo commemorativo legato a una delle pagine più note del fronte veneto. La presenza dello sticker ha provocato reazioni immediate sul piano politico.
A intervenire pubblicamente è stata Paola Chiesa, deputata di Fratelli d’Italia e capogruppo del partito in Commissione Difesa alla Camera, che ha bollato il gesto come un episodio «indegno».
Un simbolo della memoria militare sul massiccio del Grappa
Il monumento si trova a 1.279 metri di altitudine e ricorda la riconquista del Col Moschin da parte delle truppe italiane durante i combattimenti del giugno 1918. Sulla struttura compare la scritta che richiama quell’episodio storico: “Arresto offensiva austriaca e riconquista Col Moschin 1918”.
È su quella colonna commemorativa che è stato attaccato l’adesivo. Al momento non sono noti né il momento esatto in cui sarebbe stato collocato né l’autore dell’affissione, ma la sua presenza è bastata a riaprire il tema del rispetto dovuto ai luoghi legati ai caduti.
Perché il Col Moschin resta un luogo così sensibile
Il colle occupa un posto preciso nella storia della Battaglia del Solstizio, combattuta tra il 15 e il 16 giugno 1918. In quella fase l’esercito austro-ungarico tentò di forzare il fronte e riuscì in un primo momento a prendere diverse posizioni presidiate dagli italiani.
Tra i capisaldi finiti temporaneamente in mano avversaria ci furono Col di Miglio, Col Moschin, Fagheron e Fenilon, oltre ad altri punti strategici dell’area. Un’avanzata che, se consolidata, avrebbe potuto mettere in difficoltà l’intero schieramento italiano sul Piave.
La risposta arrivò nella notte successiva, quando gli Arditi del IX Reparto d’Assalto guidati dal maggiore Giovanni Messe, con il sostegno della Brigata Basilicata, avviarono la controffensiva per riprendere le posizioni perdute.
La riconquista del 16 giugno 1918
L’attacco decisivo scattò alle prime ore del 16 giugno. Le forze italiane recuperarono una dopo l’altra le postazioni occupate dagli austro-ungarici, compreso il Col Moschin, bloccando così il tentativo di sfondamento e l’eventuale aggiramento delle linee italiane.
Secondo la ricostruzione storica, l’azione principale prese forma attorno alle 7 del mattino e causò perdite molto pesanti tra gli avversari. Gli italiani catturarono fra 250 e 300 prigionieri, inclusi 27 ufficiali, e riconquistarono anche materiale bellico.
La presa di posizione politica
Nel suo intervento pubblico, Paola Chiesa ha richiamato il valore simbolico del Col Moschin e il sacrificio dei militari che vi combatterono. La contestazione sollevata dalla parlamentare non si concentra sul contenuto della scritta in sé, ma sul fatto che sia stata apposta su un monumento dedicato a un episodio bellico e ai suoi caduti.
La vicenda, in un’area del Veneto dove i segni della Grande Guerra restano parte dell’identità storica del territorio, riporta così l’attenzione sul confine tra espressione politica e tutela dei luoghi commemorativi. Ed è proprio questo aspetto, più ancora del messaggio dell’adesivo, ad aver trasformato un gesto isolato in un caso pubblico.