Province venete, da Imperia la richiesta di una svolta: più funzioni, personale e voto diretto
La delegazione UPI del Veneto all’assemblea nazionale rilancia la riforma degli enti provinciali. Pasini: servono competenze chiare e risorse stabili.
Dal confronto nazionale di Imperia arriva un messaggio che riguarda da vicino anche il Veneto: le Province chiedono di uscire dall’attuale assetto provvisorio e di tornare ad avere un ruolo pieno, con strumenti adeguati e una rappresentanza più forte. È la linea portata all’assemblea UPI da Flavio Pasini, presidente della Provincia di Verona e di UPI Veneto, insieme ai vertici degli enti provinciali della regione.
Al centro della discussione c’è il futuro degli enti di area vasta, considerati snodi decisivi per la gestione di scuole, strade, ambiente e supporto ai Comuni. La posizione espressa dalla delegazione veneta punta a una revisione complessiva dell’ordinamento, con il superamento delle criticità emerse dopo la legge Delrio.
All’incontro hanno preso parte, tra gli altri, il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli, il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo e il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inviato un messaggio all’assemblea, riconoscendo alle Province una funzione di collegamento per la crescita dei territori.
La presenza del Veneto al tavolo nazionale
Con Pasini erano presenti anche Marco Staunovo Polacco per Belluno, Daniele Canella per Padova, Enrico Ferrarese per Rovigo, Marco Donadel per Treviso e Andrea Nardin per Vicenza, che è anche vicepresidente di UPI Veneto. Una partecipazione compatta, letta come segnale di una posizione comune sulle priorità da portare al Governo.
I lavori si sono conclusi in anticipo nel primo pomeriggio a causa dell’allerta arancione per il maltempo. Resta però il peso politico del confronto, in cui le Province venete hanno insistito sulla necessità di un quadro più stabile, capace di rafforzare il rapporto con i Comuni e di rendere più efficace il coordinamento con la Regione.
Il richiamo di Mattarella e il nodo istituzionale
Nel dibattito ha trovato spazio anche il passaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che durante l’assemblea ha richiamato il valore delle autonomie locali e la necessità di chiudere una stagione di transizione istituzionale rimasta incompleta. Un riferimento che Pasini ha indicato come centrale per riaprire il tema della riforma.
Secondo il presidente di UPI Veneto, il riconoscimento costituzionale degli enti locali deve tradursi in regole coerenti, funzioni ben definite e mezzi adeguati per operare. Il punto, nella lettura delle Province, è evitare che l’incertezza organizzativa finisca per indebolire servizi essenziali per cittadini e amministrazioni comunali.
Pasini ha ribadito che le Province rappresentano un livello strategico soprattutto nei territori dove serve programmare investimenti e tenere insieme esigenze molto diverse: edilizia scolastica, viabilità, tutela del territorio e assistenza tecnica ai municipi. Da qui la richiesta di un riordino che non sia solo formale, ma accompagnato da scelte operative.
Cosa chiedono le Province: risorse, organici e ritorno alle urne
Nel confronto con il Governo, uno dei temi più forti è stato quello della capacità amministrativa. Le Province chiedono più personale, l’ingresso di nuove professionalità e condizioni organizzative che consentano di seguire investimenti complessi. Un tema particolarmente sentito anche in Veneto, dove questi enti hanno avuto un ruolo nell’attuazione di opere legate al PNRR.
Le esperienze degli ultimi anni, secondo UPI Veneto, hanno mostrato che gli enti provinciali possono gestire interventi rilevanti e accompagnare i Comuni nella realizzazione dei progetti. In regione, viene ricordato, gli investimenti attuati dalle Province con risorse del Piano hanno superato i 200.000 milioni, soprattutto su scuole e rete viaria.
Tra le richieste politiche rilanciate a Imperia c’è anche il ritorno all’elezione diretta. Per Pasini, una riforma credibile deve restituire chiarezza al sistema delle autonomie locali: competenze certe, fondi adeguati, personale qualificato e un mandato pienamente riconoscibile. La linea del Veneto è che rafforzare le Province significhi mettere i Comuni nelle condizioni di lavorare meglio, soprattutto nelle aree più fragili e nei territori interni.