Portogruaro, studenti ridisegnano i cestini per la raccolta: 12 prototipi tra accessibilità e sostenibilità
All’istituto Vescovile G. Marconi un percorso di Tecnologia ha portato alla stampa in PLA di modelli in scala, anche con scritte in Braille e lingue straniere.
Da un’esigenza molto concreta, migliorare il modo in cui si conferiscono i rifiuti, è nato a Portogruaro un lavoro scolastico che guarda già agli spazi pubblici della città. Due classi dell’Istituto Vescovile “G. Marconi” hanno infatti ideato dodici ecocestini in miniatura, pensati per rendere più immediata e inclusiva la raccolta differenziata.
I modelli sono stati sviluppati dagli alunni delle classi 2A e 2B della secondaria di primo grado durante le ore di Tecnologia. Il gruppo, composto da 25 studenti e studentesse di 11 e 12 anni, ha seguito tutte le fasi del progetto: dall’osservazione dei cestini già presenti a Portogruaro fino alla realizzazione finale con stampa 3D.
Un’idea nata guardando la città
Il percorso è partito dall’analisi dei contenitori urbani esistenti e da una riflessione sul tema della plastica e delle sue ricadute ambientali. Da lì i ragazzi hanno confrontato modelli diversi, li hanno disegnati su carta e poi trasformati in proposte digitali con l’applicazione Tinkercad.
Il risultato è una serie di prototipi in scala 1:10, stampati in PLA, una bioplastica a base di acido polilattico. Alcuni progetti includono pannelli fotovoltaici, altri puntano sull’accessibilità con indicazioni in Braille, mentre in altri ancora compaiono scritte in inglese e in tedesco.
Il valore didattico del progetto
L’attività si è sviluppata in 24 ore scolastiche, a cui si è aggiunto il lavoro portato avanti a casa. Oltre all’aspetto tecnico, i ragazzi hanno curato anche la parte comunicativa, ideando slogan per incoraggiare comportamenti corretti nella differenziazione dei rifiuti.
Secondo Emanuela Gobbat, coordinatrice delle attività educative e didattiche dell’Istituto Vescovile “G. Marconi”, il progetto ha permesso di mettere in campo competenze diverse: scientifiche, digitali, sociali e di cittadinanza, ma anche capacità progettuali e organizzative. L’esperienza, sottolinea, si inserisce nel lavoro legato all’Agenda 2030 e in particolare al Goal 12, dedicato a consumo e produzione responsabili.
Accessibilità, lingue e lavoro di gruppo
Uno degli aspetti più interessanti emersi dal laboratorio riguarda l’attenzione all’uso da parte di tutti. L’inserimento del Braille e di soluzioni multilingue mostra infatti un approccio che non si limita al design dell’oggetto, ma prova a immaginare un servizio pubblico più inclusivo.
Gli studenti spiegano di aver voluto creare contenitori capaci non solo di raccogliere i rifiuti, ma anche di trasmettere un messaggio. L’obiettivo, nelle loro parole, è sensibilizzare coetanei e adulti, a partire dalle famiglie, facendo capire che la raccolta differenziata può essere favorita anche da strumenti progettati meglio.
Nel racconto dei ragazzi emerge anche il lato educativo dell’esperienza condivisa: ascolto, collaborazione, pazienza e rispetto reciproco sono stati elementi necessari per arrivare a un risultato comune. Un esercizio di cooperative learning che, oltre al prodotto finale, ha lasciato competenze utili ben oltre l’aula.
Attualmente gli ecocestini sono esposti all’interno dell’istituto. Il desiderio espresso dagli studenti è semplice e ambizioso insieme: vedere un giorno queste idee uscire dalla scuola e trovare spazio, in dimensioni reali, anche a Portogruaro.
In mostra ci sono i lavori realizzati dalle classi 2A e 2B dell’istituto, insieme al percorso che li ha accompagnati: un piccolo progetto scolastico che mette al centro ambiente, tecnologia e attenzione al territorio.