Materie prime strategiche, Porto Marghera entra nel dossier Ue: il Veneto si gioca la carta dell’hub

La proposta italiana è stata illustrata durante la visita di Stéphane Séjourné e del ministro Adolfo Urso nell’area industriale veneziana.

12 giugno 2026 21:44
Materie prime strategiche, Porto Marghera entra nel dossier Ue: il Veneto si gioca la carta dell’hub -
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Porto Marghera torna al centro di una partita industriale che supera i confini veneziani. L’area è stata infatti indicata dall’Italia come possibile sede di uno dei primi poli europei dedicati allo stoccaggio delle materie prime critiche, snodo considerato sensibile per la tenuta delle filiere produttive del continente.

Il passaggio è emerso venerdì 12 giugno, nel corso della visita nell’area industriale del vicepresidente esecutivo della Commissione europea Stéphane Séjourné insieme al ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. La notizia colloca così Porto Marghera dentro un confronto che riguarda approvvigionamenti, autonomia industriale e politiche europee.

A riferire i termini della candidatura è stata l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Elena Donazzan, vicepresidente della Commissione Industria del Parlamento europeo, presente all’appuntamento veneziano. Il punto, al momento, resta politico e strategico: non c’è ancora un via libera definitivo dell’Unione europea, ma un’indicazione formale dell’Italia su un sito ritenuto adatto.

Perché la scelta guarda a Marghera

Nella proposta italiana pesano soprattutto le caratteristiche già presenti nell’area. Porto Marghera viene considerata forte per collocazione geografica, collegamenti infrastrutturali, capacità intermodale e disponibilità di spazi industriali che, secondo quanto riferito, sarebbero già utilizzabili.

Per il Veneto questo significa riportare una zona storicamente produttiva dentro una funzione nuova, legata non solo alla logistica ma anche alla sicurezza delle catene di fornitura europee. Il tema delle materie prime critiche riguarda infatti materiali essenziali per diversi comparti industriali, sempre più esposti a squilibri internazionali e pressioni sui mercati.

Una partita europea, non solo locale

Il dossier non viene presentato come un intervento circoscritto al territorio veneziano. L’obiettivo, nella lettura illustrata durante la visita, è rafforzare la capacità europea di gestire materiali strategici riducendo la dipendenza da tensioni geopolitiche e da oscillazioni speculative che possono incidere sulla produzione industriale.

In questo quadro, la funzione di stoccaggio assume un valore preciso: creare margini di sicurezza per il sistema manifatturiero europeo. Porto Marghera, nella candidatura italiana, verrebbe quindi proposta come uno dei punti di accesso e di gestione di queste risorse, sfruttando una base industriale già esistente.

Donazzan ha richiamato anche la necessità di una programmazione industriale accompagnata da una collaborazione tra soggetti pubblici e privati. È su questo asse che la proposta prova a guadagnare peso nel confronto con Bruxelles.

I soggetti coinvolti e i nodi ancora aperti

Tra gli attori richiamati nel percorso della candidatura compaiono istituzioni, Confindustria e grandi gruppi industriali. Nelle dichiarazioni diffuse vengono citati in particolare Eni e Fincantieri come esempi di una convergenza su una visione comune per l’area veneziana.

Resta però una fase iniziale. Dalle informazioni rese note non emergono al momento dettagli su investimenti, dimensioni del futuro hub, tempi di realizzazione o iter amministrativi successivi. Il dato più solido è che l’Italia ha messo Porto Marghera sul tavolo europeo come sito possibile per uno dei primi centri di stoccaggio dedicati alle materie prime critiche.

Per Venezia e per il Veneto si tratta comunque di un segnale rilevante: l’area industriale di Marghera viene nuovamente letta come infrastruttura strategica in una discussione che tocca industria, logistica e autonomia produttiva europea. La decisione finale non c’è ancora, ma il territorio entra ufficialmente in una delle partite più delicate della nuova politica industriale Ue.

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