Padovano tra le vittime del disastro sub alle Maldive: il profilo di Gianluca Benedetti e i punti ancora aperti

Aveva 44 anni ed era originario del Padovano. Lavorava nel settore diving nell’arcipelago: resta da chiarire come il gruppo sia finito in una grotta oltre i limiti ordinari.

17 maggio 2026 12:20
Padovano tra le vittime del disastro sub alle Maldive: il profilo di Gianluca Benedetti e i punti ancora aperti - Gianluca Benedetti
Gianluca Benedetti
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La tragedia avvenuta alle Maldive tocca da vicino anche il Veneto per la morte di Gianluca Benedetti, 44 anni, sub e professionista del settore diving con radici nel Padovano. È uno dei cinque italiani che hanno perso la vita durante un’immersione nell’area di Alimathà, nell’atollo di Vaavu, in un contesto tecnico che gli investigatori stanno ancora ricostruendo.

Benedetti non era un visitatore occasionale in vacanza. Da anni lavorava nel turismo subacqueo nell’arcipelago e, secondo le ricostruzioni emerse finora, aveva costruito proprio lì una parte importante della sua vita professionale, dopo aver lasciato un percorso lavorativo lontano dal mare.

Il suo corpo è stato il primo a essere recuperato. Le altre vittime italiane sono Monica Montefalcone, la figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri. La vicenda resta però incompleta sia sul piano del recupero sia su quello delle responsabilità e delle decisioni che hanno preceduto la discesa.

Un legame forte con il Padovano

Per il Veneto questa storia ha un volto preciso. Benedetti era originario di Padova e viene indicato da diverse ricostruzioni come legato anche a Vigonza, dove sarebbe tornato a vivere con la compagna dopo anni trascorsi tra Italia e Oceano Indiano.

La sua biografia racconta una scelta netta: abbandonare l’ambito bancario e finanziario per trasformare la passione per il mare in un mestiere. Nel tempo era diventato istruttore subacqueo, capobarca e figura operativa nelle crociere dedicate alle immersioni, fino a inserirsi stabilmente nel mondo del diving maldiviano.

Le informazioni professionali circolate in queste ore lo descrivono come un operatore esperto, presente alle Maldive dal 2017 con una breve parentesi in Indonesia. Un profilo che rende ancora più pesante l’impatto della notizia, perché la vittima veneta non era estranea a quel tipo di ambiente.

Dove è avvenuto l’incidente

L’emergenza si è sviluppata giovedì 14 maggio 2026 durante un’immersione partita dalla Duke of York, imbarcazione impiegata per crociere subacquee. Il gruppo si trovava nella zona dell’atollo di Vaavu, in acque note anche per la presenza di cavità sommerse e condizioni che possono diventare molto impegnative.

Secondo le indicazioni diffuse finora, i cinque italiani sarebbero scesi fino a circa 50 metri, forse anche oltre secondo alcune ricostruzioni. Il punto più delicato dell’inchiesta è proprio questo: la quota raggiunta e il motivo per cui il gruppo si sia trovato in una grotta a profondità superiori rispetto al limite ordinario previsto per le immersioni ricreative nell’arcipelago.

Quando i sub non sono riemersi nei tempi attesi, è partita la macchina dei soccorsi. Le operazioni hanno incontrato ostacoli tecnici notevoli per l’ambiente chiuso, la profondità e le condizioni del sito.

Le domande sull’immersione oltre i 30 metri

Uno dei nodi principali riguarda il superamento della soglia dei 30 metri, indicata come limite ordinario per le immersioni ricreative alle Maldive. Gli accertamenti dovranno chiarire se fossero presenti autorizzazioni specifiche, quale pianificazione fosse stata fatta e con quali modalità il gruppo abbia affrontato la discesa.

Entrare in una cavità a 50 o 60 metri cambia radicalmente il livello di rischio. Crescono il consumo di gas, i tempi di decompressione, le difficoltà di orientamento e le conseguenze di un eventuale imprevisto. In un ambiente del genere non è possibile risalire semplicemente in verticale verso la superficie.

Per questo gli investigatori dovranno verificare attrezzatura, miscela respiratoria utilizzata, briefing, guida dell’immersione e catena decisionale. Al momento, però, non esiste ancora una ricostruzione ufficiale conclusiva su ciò che ha portato alla morte dell’intero gruppo.

Il recupero dei corpi e la difficoltà delle operazioni

Le attività di recupero si sono rivelate particolarmente complesse. Benedetti sarebbe stato trovato in prossimità dell’ingresso della grotta, mentre gli altri quattro corpi risulterebbero rimasti più all’interno della cavità, secondo quanto riportato da fonti internazionali che hanno citato autorità maldiviane e italiane.

La pericolosità dello scenario è stata confermata da un ulteriore dramma: durante i tentativi di recupero è morto anche un sommozzatore militare maldiviano, Mohamed Mahudhee, colpito da malattia da decompressione. Un elemento che dà la misura del livello tecnico richiesto per operare in quel punto.

Non si tratta dunque solo di capire che cosa sia accaduto ai cinque italiani, ma anche di affrontare un sito in cui ogni intervento sott’acqua comporta margini di rischio altissimi. Anche per questo la ricostruzione definitiva richiederà tempo.

Chi sono le altre vittime italiane

Con Benedetti hanno perso la vita Monica Montefalcone, docente associata di Ecologia all’Università di Genova, la figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino, ricercatrice, e Federico Gualtieri, neolaureato in Biologia ed ecologia marina. Quattro delle cinque vittime avevano dunque un legame con l’ateneo genovese.

Il caso assume così una doppia dimensione: da un lato il dolore che attraversa il Veneto per la morte del sub padovano, dall’altro il lutto che colpisce il mondo accademico ligure. Resta però Benedetti il nome che, per i lettori veneti, rende la tragedia immediatamente vicina.

Il punto sulle responsabilità

Tra gli aspetti da verificare c’è anche il ruolo del tour operator. Albatros Top Boat ha espresso cordoglio e ha comunicato collaborazione con le autorità. Attraverso la propria legale, secondo quanto riportato da altre testate, la società ha sostenuto che una discesa oltre i 30 metri non sarebbe stata prevista né autorizzata nel programma.

Su questo passaggio si concentrerà inevitabilmente una parte importante delle verifiche. Bisognerà accertare chi abbia organizzato l’immersione, chi ne avesse la responsabilità operativa, quali controlli siano stati svolti e se le condizioni effettive coincidessero con quanto autorizzato.

Per il momento, l’unico dato fermo è la portata della perdita: cinque italiani morti in mare, tra loro un professionista originario del Padovano che aveva scelto di fare del mare il proprio lavoro. Le risposte sulle cause esatte, invece, dovranno arrivare dalle indagini e dai riscontri tecnici ancora in corso.

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