Padova, nel 2026 parte il recupero di tre tele di Tiepolo a San Massimo
La nuova edizione di “Mi Sta a Cuore” guarda alla chiesa padovana: restauro, raccolta fondi e iniziative pubbliche attorno a tre opere di Giambattista Tiepolo.
Tre dipinti di Giambattista Tiepolo custoditi nella chiesa di San Massimo saranno al centro dell’edizione 2026 di “Mi Sta a Cuore”, il percorso che a Padova mette insieme tutela, partecipazione e sostegno concreto al patrimonio artistico ecclesiastico.
La nuova tappa del progetto riguarda le opere Santi Massimo e Osvaldo, San Giovanni Battista nel deserto e Riposo della Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto, tutte legate alla chiesa cittadina. L’obiettivo è accompagnarne il restauro coinvolgendo anche la comunità, secondo un modello che da anni unisce interventi conservativi e divulgazione.
L’iniziativa è nata nel 2013 dalla collaborazione tra il Museo e l’Ufficio Beni culturali diocesano, oggi Servizio diocesano per l’arte sacra e i beni culturali ecclesiastici. In questi anni il progetto ha costruito un rapporto diretto con il territorio, chiedendo ai cittadini di sentirsi parte della cura delle opere.
Un progetto che lega restauro e partecipazione
Il punto non è soltanto finanziare i lavori. “Mi Sta a Cuore” è stato pensato anche come occasione per raccontare i beni artistici, spiegarne il valore storico e rendere comprensibili i problemi conservativi che rendono necessario un intervento.
Per questo, accanto alla raccolta fondi, vengono organizzati momenti pubblici e attività di approfondimento. Quando le condizioni lo permettono, è previsto anche il cantiere aperto, formula che consente di osservare da vicino le fasi del recupero.
La parte tecnica viene sviluppata con la collaborazione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso, oltre al CIBA dell’Università degli Studi di Padova, centro interdipartimentale dedicato alla ricerca e alla conservazione dei beni archeologici, architettonici e storico-artistici.
Da Canova a Tiepolo: il passaggio al 2026
Il nuovo capitolo arriva dopo l’edizione 2025, concentrata sulla tomba di Louise von Callenberg con vaso cinerario di Antonio Canova proveniente dalla chiesa degli Eremitani. A quell’intervento era stata affiancata la mostra Il Canova mai visto. Opere del Seminario vescovile e della Chiesa degli Eremitani.
Nel 2026 l’attenzione si sposta quindi su San Massimo e su tre tele firmate da uno dei nomi più importanti della pittura veneta. La scelta conferma la linea seguita dal progetto: lavorare su opere che appartengono alla storia delle comunità locali e riportarle al centro della vita culturale cittadina.
Le tappe degli anni precedenti
Nel tempo “Mi Sta a Cuore” ha interessato diversi beni provenienti da chiese del Padovano. La prima edizione, nel 2013, aveva sostenuto il recupero di tre crocifissi lignei delle parrocchie di Polverara, Chiesanuova e Santa Sofia, con un percorso espositivo intitolato L’uomo della croce.
Nel 2014 era stata restaurata la tavola con la Madonna in trono con Gesù Bambino di Antonio Vivarini e Giovanni d’Alemagna, appartenente alla parrocchia di San Tomaso Becket a Padova. In quel caso la mostra portava il titolo Una regina a palazzo.
Un’altra tappa significativa è stata quella del 2018, dedicata a quattro opere in terracotta del Quattrocento: la Deposizione di Cristo nel sepolcro della chiesa di San Pietro a Padova, la Madonna in trono con il Bambino della chiesa di San Nicolò, la Madonna col Bambino in trono della chiesa di Pozzonovo e una Madonna col Bambino dal Monastero della Visitazione di Santa Maria. Le ultime tre sono attribuite a Giovanni de Fondulis. L’intervento era accompagnato dalla mostra A nostra immagine – Scultura in terracotta del Rinascimento. Da Donatello a Riccio.
Cosa accadrà dopo il restauro
Nel modello seguito dal progetto, il recupero delle opere non si esaurisce con il lavoro dei restauratori. Di solito viene previsto anche un momento espositivo, utile a mostrare gli aspetti materiali dei dipinti, le indagini preliminari e i passaggi dell’intervento.
Quando le condizioni di conservazione lo consentono, i beni tornano poi nella loro collocazione originaria. Anche per le tre opere di Tiepolo di San Massimo, il senso dell’operazione resta questo: custodire una parte riconoscibile della memoria artistica padovana e renderla nuovamente leggibile alla città.