A Padova un focus raro su Schifano: da Maco Arte arrivano 32 lavori unici tra il 1966 e il 1979
Inaugurazione il 6 novembre in via Ognissanti: esposte 32 opere dal 1966 al 1979 fino al 20 febbraio 2027.
MARIO SCHIFANO. SENZA REPLICHE La serigrafia nelle opere uniche 1966-1979 Con il patrocinio dell'Archivio Mario Schifano, Roma Sede Maco Arte, via Ognissanti 33, Padova Date 6 novembre 2026 – 20 febbraio 2027 Inaugurazione venerdì 6 novembre 2026, dalle ore 18.00, con presentazione di Mattia Munari e Nicola Galvan Orari da martedì a sabato, 10.00–12.30 e 16.00–18.30, oppure su appuntamento; chiuso il 24 dicembre e nei giorni festivi (25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio) Patrocinio Archivio Mario Schifano, Roma Catalogo testo introduttivo di Marco Meneguzzo, testo di Nicola Galvan, dossier di ricerca di Mattia Munari sulla storia dei monotipi; sarà presentato nel gennaio 2027 Ingresso libero
Le opere uniche e i monotipi di Schifano
Maco Arte presenta, con il patrocinio dell'Archivio Mario Schifano, Roma, Mario Schifano. Senza repliche, a cura di Mattia Munari, una mostra dedicata a un capitolo ancora poco esplorato dell'opera di Mario Schifano (Homs 1934 – Roma 1998): le opere uniche realizzate con la serigrafia, la tecnica nata per moltiplicare le immagini. Qui la serigrafia non serve a produrre serie, ma è scelta per le sue virtù espressive: la lucentezza cromatica e la capacità di richiamare il linguaggio della comunicazione di massa, l'ambito in cui fino ad allora era stata più spesso impiegata. In mostra trentadue opere dal 1966 al 1979, tutte corredate da certificato dell'Archivio Mario Schifano. Al centro del percorso sono le grandi tele serigrafiche dei primi anni Settanta che il mercato chiama «monotipi»: ventitré esemplari tratti da tredici diverse edizioni.
Ogni immagine veniva stampata in serie di cinquanta o sessanta esemplari, ma nessuno è uguale all'altro: cambiano gli inchiostri, i colori, il numero dei passaggi di stampa. Schifano le firmò sul retro e non le numerò mai. Già nel 1972 il Catalogo Nazionale Bolaffi della Grafica, che le registrava tra le edizioni, le misurava e le prezzava come quadri. Tra le immagini esposte, Vittoria sul sole per Kasimir Malewic, Compagni compagni, Incidente, Esso, Coca Cola, Smalto su carta, Ombre che camminano e Palme e stelle: di molte sono esposti più esemplari affiancati, così che il visitatore può verificare come la stessa matrice, a ogni passaggio, abbia generato un'opera nuova, con la sua specifica identità.
Ogni esemplare è una riscrittura della stessa immagine: quasi un equivalente visivo del jazz modale, in cui il rapporto tra tema e variazione coincide con la struttura stessa del brano. Molte di queste immagini riprendono e reinventano dipinti degli anni Sessanta: Ombre che camminano, per esempio, nasce da Da destra verso sinistra (1964), del ciclo dei Camminare dipinto nello studio di Broadway a New York.
La ricerca sui monotipi e il percorso espositivo
La mostra è il risultato di una ricerca che ha ricostruito la storia materiale di queste opere, finora ignorata dal mercato. Al confronto tra certificati, Bolaffi e catalogo ragionato si sono aggiunte le testimonianze dirette di Paola Perusco, Enrico Cattaneo, Guido Peruz e Gianni Losio. Ne emerge la figura di Renato Volpini, artista e stampatore, fondatore della stamperia Multirevol, che già negli anni Sessanta sperimentava stampe tutte diverse da una stessa matrice, i suoi «originali multipli». Le testimonianze collocano il primo incontro di lavoro tra Schifano e Volpini nel laboratorio di Corbetta, intorno al 1966-67, con Schifano presente al telaio a dirigere i colori. Il percorso si apre con due opere uniche su carta degli anni Sessanta dedicate all'albero, in cui la serigrafia è parte di una composizione più complessa, fatta di fogli sovrapposti o accostati, colori fluorescenti, interventi a matita.
Proseguono le tele serigrafiche e altre opere uniche degli anni Settanta, tra cui un ritratto di Giorgio de Chirico, tratto da una fotografia che Schifano scattò allo schermo del televisore: cinema, televisione e fotografia sono per lui i «filtri» attraverso cui il dato di realtà diventa icona e l'immagine del mondo diventa messaggio. Il percorso si chiude con alcune gelatine, in cui l'artista interviene pittoricamente sull'acetato serigrafato. Al centro della sala, come contrappunto, la rara scultura in lamina di ferro Per costruzione di oasi (1979), edizione dichiarata di cento esemplari numerati. Gli strumenti della variazione sono molti: il viraggio e la sovrapposizione dei colori, l'accostamento dell'acetato stampato alla carta, gli interventi grafici e pittorici a mano, che possono arrivare a cambiare il titolo, e con esso il significato, dell'immagine di partenza.
Il catalogo e il finanziamento della mostra
Il testo critico di Mattia Munari propone due confronti. Il primo è con Andy Warhol, che dal 1962 porta la serigrafia sulla tela: «Se Warhol usa la serigrafia per dipingere, Schifano usa la pittura per arrivare alla serigrafia». Il secondo, più inatteso, è con Alighiero Boetti. Affidando in larga parte l'esecuzione allo stampatore e riservandosi l'ideazione dell'immagine, Schifano anticipa una nozione di autorialità che Boetti porterà al centro del proprio lavoro: i suoi ricami nascono come «multipli unici» eseguiti da altre mani e sono oggi tra le icone del mercato dell'arte contemporanea. Il catalogo, in preparazione durante la mostra, sarà presentato nel gennaio 2027. Si aprirà con un testo introduttivo di Marco Meneguzzo, curatore del catalogo ragionato dell'opera di Schifano, seguito da un testo di Nicola Galvan e dal dossier di ricerca di Mattia Munari sulla storia dei monotipi, con le testimonianze raccolte sulla stamperia Multirevol.
Oltre alle opere esposte, presenterà un repertorio dei monotipi noti e le opere degli anni Sessanta da cui derivano le loro immagini. La mostra di Maco Arte è un'iniziativa finanziata nell'ambito del PR FESR 2021-2027, DGR 1377/2024.