A Padova il confronto sul futuro degli atenei: iscritti in crescita oggi, ma il nodo demografico pesa già

Al Bo e all’Orto Botanico il convegno nazionale RAU mette al centro organizzazione universitaria, personale tecnico-amministrativo e sostenibilità.

28 maggio 2026 20:51
A Padova il confronto sul futuro degli atenei: iscritti in crescita oggi, ma il nodo demografico pesa già -
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Non è il numero record di studenti a rassicurare gli atenei, ma la capacità di reggere i prossimi quindici-vent’anni. Da Padova, dove fino al 30 maggio si tiene il XXXIV Convegno nazionale RAU, il mondo universitario ragiona infatti su una contraddizione ormai evidente: le immatricolazioni tengono, ma all’orizzonte c’è un calo demografico destinato a cambiare in profondità l’equilibrio del sistema.

L’appuntamento riunisce al Palazzo del Bo e all’Orto Botanico direttori generali, responsabili amministrativi, docenti ed esperti di management pubblico. Il titolo scelto, “Università 2030: un ecosistema in evoluzione”, fotografa bene il passaggio che gli atenei stanno attraversando, tra nuove esigenze organizzative, sostenibilità economica e ridefinizione del rapporto con territori e studenti.

Per Padova, città universitaria di riferimento nel Veneto, l’incontro assume anche un valore simbolico: ospitare qui il confronto nazionale significa mettere al centro uno dei luoghi in cui il tema dell’innovazione accademica si intreccia ogni giorno con servizi, governance e attrattività.

I numeri che aprono il confronto

Nel 2024 il sistema universitario italiano ha superato quota 2 milioni di iscritti, il livello più alto mai raggiunto. Ma il dato, emerso nel dibattito del convegno, non basta a dissipare le preoccupazioni. Le proiezioni indicano infatti una diminuzione progressiva della platea studentesca tradizionale, con una flessione stimata attorno al 22% nei prossimi 15 anni.

Secondo il Rapporto ANVUR 2026, il picco delle immatricolazioni dovrebbe arrivare nell’anno accademico 2027/2028, con circa 345 mila nuovi ingressi. Dopo quella soglia, le università dovranno adattarsi a una fase diversa, nella quale diventerà decisiva la capacità di attrarre studenti dall’estero, trattenere chi si iscrive e ampliare l’offerta per adulti e lavoratori.

Le strade indicate dagli atenei

Dal confronto di Padova emergono tre direttrici considerate prioritarie. La prima è l’internazionalizzazione: oggi gli studenti stranieri rappresentano in Italia una quota ancora limitata, pari al 6% del totale, lontana dai valori di Francia, Germania e Regno Unito. Tra i fattori che frenano questa crescita vengono richiamati i corsi in inglese ancora insufficienti, il costo della vita nelle città universitarie e procedure amministrative complesse.

Il secondo fronte riguarda gli abbandoni e i tempi di completamento degli studi. Attualmente soltanto il 56% degli iscritti arriva alla laurea entro sei anni, contro una media OCSE del 70%, mentre il tasso di abbandono si attesta al 27%. Orientamento, tutoraggio e percorsi più flessibili sono gli strumenti indicati per migliorare la permanenza nel sistema.

La terza leva è la formazione continua. Reskilling e upskilling, rivolti soprattutto a chi già lavora, vengono letti come una possibilità concreta per allargare la domanda formativa e rendere l’università meno dipendente dalla sola popolazione studentesca più giovane.

Il peso crescente del management universitario

Uno dei temi più forti del convegno padovano riguarda il ruolo delle strutture tecnico-amministrative. Nel 2025 il personale di quest’area ha raggiunto le 51.470 unità, con un aumento dell’8,5% rispetto al 2021. Sul totale del personale universitario, che ha superato le 149 mila unità, la componente tecnico-amministrativa vale oggi il 38,8%.

Il dato viene interpretato come il segnale di una macchina sempre più complessa da governare: fondi europei, transizione digitale, sostenibilità organizzativa, benessere lavorativo e rapporti istituzionali chiedono competenze che non possono più essere considerate solo di supporto. A questo si aggiunge un altro elemento richiamato durante i lavori: nelle università il rapporto tra dirigenti e dipendenti è di un dirigente ogni 166 addetti, il più basso nella pubblica amministrazione.

In questo quadro, il middle management accademico viene indicato come una risorsa decisiva per la tenuta e la competitività del sistema, soprattutto in una fase in cui gli atenei dovranno fare scelte più selettive con una base potenziale di studenti destinata a ridursi.

Le voci dal convegno di Padova

«Questo contesto rende necessario ripensare i modelli organizzativi, per garantire maggiore efficacia e sostenibilità - spiega la presidente dell’Associazione Maria Adele Savino -. Posti di fronte a nuove sfide gli atenei hanno operato da primi della classe, come dimostrano i risultati raggiunti in ambiti come la trasparenza e la gestione dei bilanci. L’esperienza associativa di RAU mostra che l’università non è solo sapere: è strategia, organizzazione e comunità».

Sulla stessa linea Alberto Scuttari, presidente CoDAU e direttore generale dell’Università di Padova: «L’università italiana entra in una fase nuova, nella quale le sfide demografiche, economiche e organizzative non possono essere soltanto elencate: devono trasformarsi in scelte strategiche». Un passaggio che a Padova si lega anche al dossier del post-PNRR, con la fase finale della gestione di circa 10 miliardi di euro destinati a ricerca e impresa.

Il convegno nazionale RAU prosegue fino al 30 maggio tra le sedi del Bo e dell’Orto Botanico, confermando Padova come uno dei punti di osservazione privilegiati sul futuro dell’università italiana e sulle scelte che ne definiranno sostenibilità, organizzazione e capacità di restare centrale per il Paese.

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