Gianluca Pagazzi a Nordest24, l’Alpino dell’anno che ha salvato una vita umana | VIDEO

Su Nordest24 la puntata del 21 maggio con Patrick Ganzini dedicata a Gianluca Pagazzi, alpino dell’anno.

22 maggio 2026 15:40
Gianluca Pagazzi a Nordest24, l’Alpino dell’anno che ha salvato una vita umana | VIDEO -
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È stata trasmessa il 21 maggio 2026 su Nordest24 una nuova puntata condotta da Patrick Ganzini, dedicata alla storia di Gianluca Pagazzi, alpino friulano originario di Barcis, nominato Alpino dell’anno. Un riconoscimento di valore nazionale che, per la prima volta, arriva alla sezione di Pordenone, premiando una vita segnata da impegno, solidarietà, sport e gesti concreti compiuti nei momenti più difficili.

Al centro della puntata, il racconto di un episodio che ha colpito profondamente l’opinione pubblica: durante una maratona, Pagazzi ha soccorso un uomo colpito da arresto cardiaco, praticando le manovre di primo soccorso e contribuendo a salvargli la vita. Dopo l’intervento, ha proseguito la gara, ha raggiunto il traguardo e ha ritirato una medaglia anche per la persona soccorsa.

La puntata del 21 maggio su Nordest24

La trasmissione ha portato il pubblico dentro una storia di coraggio silenzioso, lontana dalla retorica e profondamente legata ai valori dell’Associazione Nazionale Alpini. Con la conduzione di Patrick Ganzini, la puntata ha ricostruito non solo il salvataggio avvenuto durante la maratona, ma anche il percorso umano di Gianluca Pagazzi, il suo legame con Barcis, con lo sport e con il mondo alpino.

Fin dalle prime battute è emerso il senso più autentico del riconoscimento ricevuto: non un premio per un singolo episodio, ma per una vita vissuta con la disponibilità ad aiutare gli altri, intervenendo quando qualcuno si trova in difficoltà.

Il salvataggio durante la maratona

Nel corso dell’intervista, Pagazzi ha raccontato quanto accaduto prima della partenza della maratona. Mentre si trovava su una navetta insieme ad altri atleti, ha sentito delle grida e ha capito che una persona si era sentita male. In pochi istanti si è girato, ha visto l’uomo cadere dal sedile e lo ha steso a terra per iniziare il massaggio cardiaco.

Un intervento avvenuto in una situazione complessa, dentro un autobus, senza il tempo di ragionare troppo. Pagazzi ha spiegato di aver applicato ciò che aveva imparato nei corsi di aggiornamento sul primo soccorso e sull’uso del defibrillatore, svolti periodicamente nella palestra dove insegna spinning.

Il momento decisivo e l’arrivo dei soccorsi

Durante la puntata, l’alpino ha descritto quei momenti come interminabili. Dopo le prime manovre, ha sentito il torace dell’uomo rigonfiarsi e ha capito che qualcosa stava cambiando. Poco dopo, la persona soccorsa ha riaperto gli occhi.

Le circostanze, in quel caso, sono state favorevoli: i soccorsi erano già predisposti per la maratona e i sanitari sono arrivati in pochi minuti. A quel punto, l’uomo è stato affidato al personale medico, mentre Pagazzi ha potuto riprendere il proprio percorso verso la partenza della gara.

La maratona dopo il salvataggio

Dopo aver contribuito a salvare una vita, Gianluca Pagazzi ha deciso comunque di partire. Ma la tensione emotiva accumulata si è fatta sentire. Durante la preparazione ha avuto un momento di crollo, fino alle lacrime, sostenuto anche dalla presenza di amici che lo hanno aiutato a ritrovare equilibrio.

La gara non è stata semplice. Dopo una prima parte affrontata con energia, è arrivato un forte calo fisico ed emotivo. Pagazzi ha raccontato di aver avuto freddo, di essersi sentito senza forze e di aver vissuto chilometri difficili, prima di ritrovare lo slancio necessario per arrivare al traguardo.

La medaglia per l’uomo salvato

Una volta arrivato al traguardo, Pagazzi ha chiesto di poter ritirare una seconda medaglia: non per sé, ma per l’uomo che aveva soccorso. Un gesto semplice, ma potentissimo, che ha dato ancora più significato alla giornata.

Molti, nel frattempo, avevano già saputo quanto accaduto sulla navetta. Il suo cappello alpino, indossato anche durante il salvataggio, era diventato il segno visibile di una presenza pronta ad agire nel momento del bisogno.

Il precedente del 2021

La puntata di Nordest24 ha ripercorso anche un altro episodio importante della vita di Pagazzi. Nel 2021, lungo la strada tra Piancavallo e Aviano, si era trovato davanti a un’altra emergenza: un uomo colpito da malore in una zona isolata, con difficoltà nei collegamenti telefonici e soccorsi lontani.

Anche in quel caso Pagazzi era intervenuto, praticando per circa 40 minuti le manovre di rianimazione in attesa dell’arrivo dei sanitari. Un’esperienza durissima, vissuta anche insieme al figlio Simone, che da quell’episodio ha maturato una decisione destinata a segnare il proprio futuro.

La scelta del figlio Simone

Uno dei passaggi più intensi della puntata ha riguardato proprio Simone, il figlio di Gianluca Pagazzi. Dopo aver assistito a quell’intervento del 2021, il giovane ha deciso di intraprendere il percorso per entrare a Medicina, con l’obiettivo di poter aiutare le persone in modo concreto.

Pagazzi ha raccontato con emozione quella scelta, spiegando come il figlio abbia sentito nascere dentro di sé una vera missione: non restare fermo davanti a chi soffre, ma imparare a intervenire, curare e salvare vite.

Barcis, gli alpini e il valore dell’aiuto

Nel corso dell’intervista è emerso con forza il legame tra Pagazzi e Barcis, il paese in cui è cresciuto. Un luogo piccolo, dove tutti si conoscono e dove, davanti a una sirena o a una situazione di emergenza, la comunità si ferma e si mobilita.

Per Pagazzi, l’aiuto non è un atto eccezionale, ma qualcosa che nasce dall’educazione ricevuta, dalla vita di paese, dallo sport e dall’esperienza alpina. Un valore imparato da bambino, osservando le persone correre verso chi aveva bisogno, anche solo per offrire presenza, conforto o compagnia.

Il premio Alpino dell’anno

Il riconoscimento di Alpino dell’anno ha rappresentato per Pagazzi una sorpresa profonda. Durante la puntata ha raccontato la telefonata con cui gli è stata comunicata la notizia e l’emozione provata nel sapere di essere stato scelto per un premio nazionale così importante.

Il titolo, assegnato dalla sezione alpini di Savona, è arrivato anche grazie al percorso costruito nella sezione di Pordenone e nel gruppo di Barcis, dove Pagazzi ha assunto nel tempo un ruolo attivo. Un mondo, quello dell’ANA, che lui descrive come una grande famiglia, fatta di volontariato, amicizia, disponibilità e spirito di servizio.

La storia familiare e il cappello alpino

La puntata ha dato spazio anche alle radici più profonde del legame di Pagazzi con gli alpini. Nel racconto è emersa la storia dello zio, reduce della campagna di Russia, dato per disperso e poi tornato a piedi dopo anni di prigionia e sofferenza.

Una vicenda familiare che ha segnato profondamente Gianluca Pagazzi e che spiega anche perché, nelle sue corse, indossi spesso il cappello alpino. Per lui non è solo un simbolo, ma un richiamo alla memoria, alla solidarietà e alla responsabilità di esserci quando qualcuno ha bisogno.

Lo sport come scuola di tenacia

Ampio spazio è stato dedicato anche allo sport. Pagazzi ha raccontato di aver iniziato a correre da ragazzo, proprio a Barcis, durante una festa di paese. Da quel primo giro del lago, vissuto con fatica, è nato un percorso lungo fatto di allenamenti, gare, maratone, ultramaratone e prove di resistenza.

La corsa, per lui, è diventata una scuola di tenacia. Non tanto una questione di velocità o talento atletico, quanto di capacità di arrivare fino in fondo, superando crisi, fatica e momenti di difficoltà.

La formazione che può salvare una vita

Uno dei messaggi più importanti emersi nella puntata riguarda il valore della formazione al primo soccorso. Pagazzi ha sottolineato quanto siano fondamentali i corsi, anche quando sembrano brevi, perché in caso di emergenza possono fornire strumenti pratici e mentali decisivi.

Secondo il suo racconto, ciò che viene insegnato dai formatori riemerge nei momenti più critici, quasi automaticamente. Per questo la conoscenza delle manovre salvavita può fare davvero la differenza tra paura e intervento concreto.

Il significato degli alpini nella società

Nella parte finale della puntata, Patrick Ganzini e Gianluca Pagazzi hanno affrontato anche il tema del ruolo degli alpini nella società di oggi. Pagazzi ha ricordato l’esperienza dell’Adunata di Genova, descrivendo l’accoglienza ricevuta e il valore di una comunità che continua a mettersi a disposizione.

Per lui, l’Associazione Nazionale Alpini resta un luogo in cui la domanda più importante è semplice: “Hai bisogno di qualcosa?”. Una frase che riassume lo spirito di un mondo fondato sul volontariato, sulla presenza e sulla capacità di offrire aiuto senza chiedere nulla in cambio.

Una puntata tra coraggio, memoria e solidarietà

Con la puntata del 21 maggio 2026, Nordest24 ha raccontato una storia profondamente friulana e nazionale allo stesso tempo. La conduzione di Patrick Ganzini ha permesso di far emergere non soltanto il gesto eroico compiuto durante la maratona, ma anche la persona, i valori e il percorso umano dietro quel salvataggio.

La storia di Gianluca Pagazzi, alpino dell’anno, mostra come la solidarietà possa diventare un modo di vivere. Non un gesto isolato, ma una scelta quotidiana: esserci, fermarsi, aiutare, fare la propria parte quando la vita di qualcuno dipende anche dal coraggio di chi si trova accanto.

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