Montebelluna, bici e memoria all’Umberto I: il Veloce Club porta i ragazzi tra gli anziani
Nel Villaggio Protetto una giornata costruita sull’incontro tra generazioni: prove in sella, quiz con i campanelli e il coinvolgimento dei residenti.
Non solo una dimostrazione sportiva, ma un momento pensato per mettere in contatto età lontane tra loro. A Montebelluna il Centro di servizi Umberto I ha ospitato sabato l’iniziativa “Tutti in sella”, appuntamento inserito nel percorso “Sport a tutte le età” e realizzato insieme al Veloce Club Montebelluna.
Il piazzale esterno del Villaggio Protetto è stato adattato per accogliere il ciclismo dei più piccoli, con un allestimento curato anche dai volontari della struttura. Tra decorazioni dedicate alle due ruote e bandierine, lo spazio si è trasformato in un piccolo circuito davanti ai residenti e ai loro familiari.
A dare ritmo al pomeriggio sono stati dieci giovani atleti, tra i 6 e i 12 anni: Nicolò, Isacco, Riccardo, Giovanni, Mattia, Niccolò, Davide, Giulio, Ettore e Alberto. Con loro c’erano gli istruttori e i tecnici abilitati della Federazione Ciclistica Italiana, oltre ai rappresentanti del club montebellunese. Presente anche l’assessore allo sport Andrea Marin.
Quando lo sport diventa occasione di relazione
Dopo una prima parte dedicata alle esibizioni in mountain bike e bici da corsa, l’incontro ha cambiato tono, puntando soprattutto sul rapporto tra bambini e anziani. L’idea non era soltanto mostrare abilità sportive, ma costruire un’attività condivisa e accessibile anche ai residenti della struttura.
Da qui è nato il “gioco dei campanelli”: coppie formate da un ospite e da un giovane ciclista hanno risposto a domande di cultura generale usando il campanello della bici per segnalare la risposta. Un modo semplice e diretto per favorire collaborazione, dialogo e partecipazione, con un richiamo simbolico al clima del Giro d’Italia.
Al centro dell’iniziativa c’era anche la passione personale di Adriano Semenzin, residente dell’Umberto I e grande amante del ciclismo, che nel corso del pomeriggio ha ricoperto il ruolo di giudice onorario. Un dettaglio che ha dato all’evento un significato ancora più vicino alla vita quotidiana della struttura.
Il contributo del Veloce Club Montebelluna
Per la storica società sportiva cittadina si è trattato di una partecipazione significativa all’interno del progetto promosso dall’Umberto I. Il Veloce Club Montebelluna, nato il 26 marzo 1966, resta una realtà di riferimento nel panorama locale delle due ruote e oggi dedica una parte importante della propria attività alla crescita dei più giovani nell’anello ciclabile “Ugo Pavan” di via Castellana.
Alla giornata hanno preso parte i tecnici Remo Zandonà, Ennio Mazzoccato, Mirco Martignago e Alberto Montagner, insieme al presidente Daniele Pavan, al vicepresidente Andrea Borsato e alle famiglie dei ragazzi. La presenza del gruppo ha contribuito a dare all’appuntamento un carattere insieme educativo e comunitario.
Le parole della struttura e il valore per Montebelluna
Il direttore Marco Giacon ha sottolineato come il contatto tra generazioni produca un effetto concreto sul benessere dei residenti. «La giornata vissuta insieme ai ragazzi del Veloce Club Montebelluna ha regalato ai nostri residenti momenti di grande partecipazione e serenità – spiega -. Il contatto tra generazioni diverse crea sempre un valore speciale: da una parte l’energia e l’entusiasmo dei più giovani, dall’altra l’esperienza e il desiderio di condivisione delle persone anziane».
Giacon ha rimarcato anche il ruolo dello sport e del gioco come strumenti capaci di creare inclusione e rafforzare il legame tra la struttura e il territorio, ringraziando società sportiva, tecnici, volontari e famiglie per la riuscita del pomeriggio.
L’Umberto I rappresenta una presenza storica per Montebelluna: nato nel 1907 grazie all’iniziativa di cittadini del territorio, oggi accoglie 112 residenti non autosufficienti in quattro nuclei, uno dei quali protetto con 22 posti. Negli ultimi anni i servizi si sono ampliati con il Cohousing - Villaggio Protetto, composto da 17 mini alloggi per 34 coabitanti, e con il Centro Diurno Agorà, che può seguire fino a 20 anziani non autosufficienti, anche con demenza, Alzheimer o disturbi del comportamento.