Monte Formiga, l’emergenza non si chiude: a Ferragosto torna il fumo tra Vicentino e Veronese

Nuova ripresa dell’incendio nell’area tra Crespadoro e Selva di Progno: il calore rimasto nel sottosuolo ha reso necessario un nuovo intervento con l’elicottero.

15 agosto 2026 19:04
Monte Formiga, l’emergenza non si chiude: a Ferragosto torna il fumo tra Vicentino e Veronese -
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Il rogo sul Monte Formiga non può ancora dirsi archiviato. Nella mattinata di Ferragosto, tra l’Alta Valle del Chiampo e il confine con il Veronese, sono riapparsi più pennacchi di fumo nella zona compresa fra Crespadoro e Selva di Progno, segnale che l’incendio dei giorni scorsi aveva continuato a lavorare in profondità.

Dopo le operazioni condotte nelle ultime 48 ore, la parte visibile delle fiamme era stata contenuta. A rendere instabile il quadro, però, è stata la persistente aridità del terreno, che ha favorito la permanenza di braci e calore sotto la superficie.

Una ripresa partita dal sottosuolo

Il punto più delicato della vicenda è proprio questo: il fuoco non si era esaurito del tutto, ma sarebbe rimasto attivo nello strato erboso e nell’apparato radicale della vegetazione. In presenza di bosco e pascoli particolarmente secchi, anche un focolaio non immediatamente visibile può tornare a manifestarsi.

Il primo campanello d’allarme è arrivato all’alba di sabato 15 agosto, quando dalla montagna sono state notate emissioni di fumo in più punti distinti. Un elemento che ha fatto capire subito come non si trattasse di un unico focolaio isolato.

Nuovo dispiegamento di mezzi sul confine tra due province

L’area interessata si trova in una fascia montana che tocca sia il Vicentino sia il Veronese. Per questo la riaccensione del rogo ha riportato l’attenzione su una zona già messa alla prova nei giorni scorsi da un incendio che aveva coinvolto diversi ettari tra bosco e pascolo.

Per contenere i nuovi fronti sono tornati al lavoro i Vigili del Fuoco insieme ai volontari della Protezione Civile. È stato impiegato di nuovo anche un elicottero antincendio, utilizzato per scaricare acqua sui punti dove il fuoco risultava ancora attivo e limitare una possibile nuova espansione.

Perché la bonifica resta la fase più delicata

Gli incendi boschivi, soprattutto in estate e dopo settimane senza piogge significative, non finiscono sempre con lo spegnimento delle fiamme più evidenti. Il calore può restare intrappolato nel terreno, tra radici, sterpaglie e materiale vegetale secco, e riemergere anche a distanza di ore o giorni.

È quanto sta accadendo sul Monte Formiga, dove Ferragosto si è aperto con una nuova emergenza in un’area che sembrava ormai sotto controllo. La situazione conferma quanto la fase di bonifica richieda attenzione prolungata, specialmente in contesti montani esposti alla siccità.

Le operazioni sono quindi riprese con l’obiettivo di impedire che i focolai residui trovino nuovo spazio nel bosco. In un territorio di confine come quello tra Crespadoro e Selva di Progno, il monitoraggio resta decisivo per evitare un’altra estensione dell’incendio nelle prossime ore.

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