Lagazuoi, recupero notturno in parete sopra Cortina: due alpinisti messi in salvo
La cordata, composta da un uomo e una donna polacchi, ha perso il corretto rientro in discesa. Decisivo l’intervento dell’elicottero del Suem.
La notte in quota sul Lagazuoi si è chiusa senza feriti, ma con un’operazione delicata di soccorso in parete sopra Cortina d’Ampezzo. Due alpinisti stranieri, rimasti bloccati durante la discesa, sono stati raggiunti e recuperati dall’elisoccorso dopo l’allarme lanciato in tarda serata.
L’intervento ha interessato il Piccolo Lagazuoi, una delle zone dolomitiche più frequentate dagli appassionati di arrampicata e alpinismo nell’area ampezzana. A trovarsi in difficoltà sono stati un uomo e una donna di nazionalità polacca, impossibilitati a completare il rientro dalla via percorsa.
Discesa complicata dopo la salita
Secondo quanto ricostruito, il problema è nato nella fase delle doppie. La coppia avrebbe imboccato un rientro errato, restando sospesa sulla parete senza riuscire a proseguire in autonomia.
In un contesto del genere, con il buio e l’ambiente verticale a rendere tutto più complesso, la richiesta di aiuto ha fatto scattare la missione dell’elicottero di Treviso Emergenza.
Il recupero con il verricello
L’equipaggio ha localizzato i due alpinisti nel corso della notte e ha impostato le manovre di recupero dall’alto. Per raggiungerli è stato calato il tecnico di elisoccorso, utilizzando un verricello lungo 40 metri.
Una volta arrivato alla cordata, il soccorritore ha messo in sicurezza entrambi e li ha fatti recuperare a bordo del velivolo. L’operazione si è conclusa positivamente e senza ulteriori criticità.
Nessuna conseguenza fisica
Per i due rocciatori, nonostante le difficoltà vissute sulla parete, non si sono rese necessarie cure mediche: entrambi sono risultati illesi. Dopo il recupero sono stati accompagnati e lasciati al Passo.
La missione si è chiusa intorno alle 3 del mattino, al termine di un intervento reso impegnativo dall’orario notturno e dal contesto montano. Un episodio che richiama ancora una volta l’attenzione sull’importanza di pianificare con precisione anche la fase di rientro, soprattutto sulle vie dolomitiche più esposte.