Industria veneta, ordini e produzione reggono: +3,3% nel trimestre, ma la ripresa corre a velocità diverse
La fotografia di Unioncamere del Veneto tra aprile e giugno 2026: impianti più utilizzati, export in crescita e attese prudenti per l’estate.
Il manifatturiero veneto archivia la primavera 2026 con numeri positivi, anche se il quadro resta disomogeneo tra i diversi comparti. Nel secondo trimestre dell’anno la produzione industriale regionale ha segnato un aumento del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2025, accompagnato da un progresso congiunturale dell’1,2% al netto degli effetti stagionali.
È la sintesi che emerge da VenetoCongiuntura, il monitoraggio realizzato da Unioncamere del Veneto su circa 2.200 imprese manifatturiere con almeno 10 addetti. Il campione osservato rappresenta oltre 99 mila lavoratori e offre una lettura ampia dello stato di salute del sistema produttivo regionale.
Il dato più rilevante è la capacità delle aziende di mantenere una traiettoria di crescita in un contesto internazionale che continua a presentare elementi di incertezza. Non tutti i settori, però, viaggiano con la stessa intensità: i comparti più innovativi mostrano maggiore slancio, mentre parte della manifattura tradizionale resta su livelli più statici.
Le indicazioni che arrivano da ordini e fatturato
Tra aprile e giugno è salito anche il grado di utilizzo degli impianti, arrivato attorno al 72%, in miglioramento rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Un segnale che conferma una maggiore attività produttiva nelle fabbriche venete.
Buona anche la dinamica delle commesse. Gli ordini provenienti dai mercati esteri crescono del 3,0%, quelli raccolti in Italia del 2,4%. Nello stesso periodo il fatturato registra un incremento del 2,7% su base annua, rafforzando l’idea di una fase di tenuta più che di espansione piena.
Nella lettura proposta da Unioncamere del Veneto, le imprese stanno continuando ad adattarsi a uno scenario segnato da tensioni geopolitiche, commerciali e militari. La risposta del tessuto produttivo appare solida, ma non ancora sufficiente per parlare di consolidamento definitivo.
Estate 2026, fiducia stabile ma senza accelerazioni
Le previsioni per il trimestre luglio-settembre restano improntate alla cautela. Il clima tra gli imprenditori non mostra scarti marcati rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e delinea una fase di sostanziale continuità.
Per i mesi estivi, produzione e fatturato vengono stimati in aumento dell’1,7%. Gli ordini interni sono attesi a +1,2%, mentre per quelli dall’estero il margine di crescita previsto è molto contenuto, pari allo 0,2%.
Le differenze tra i comparti e le richieste delle imprese
Nel commento ai risultati, il presidente di Unioncamere del Veneto e della Camera di Commercio di Padova Antonio Santocono richiama alcuni elementi favorevoli, come gli investimenti in tecnologie e macchinari e i segnali di recupero dell’automotive, sostenuti anche dall’aumento delle immatricolazioni, soprattutto nel segmento elettrico e ibrido.
Allo stesso tempo, Santocono sottolinea che la capacità di resistere agli shock non basta da sola. Per rafforzare davvero la competitività del Veneto servono interventi che aiutino le imprese ad affrontare la transizione tecnologica, a partire dall’intelligenza artificiale, insieme a misure su produttività, pressione fiscale e semplificazione amministrativa.
Tra i nodi indicati come centrali ci sono anche la formazione del capitale umano, l’impatto del calo demografico, l’invecchiamento della forza lavoro e la necessità di accompagnare le aziende verso nuovi sbocchi sui mercati internazionali.
Il contesto oltre il Veneto
La fotografia regionale si inserisce in uno scenario economico ancora complesso. Le stime richiamate nell’indagine indicano per l’economia mondiale una crescita del 3,0% nel 2026 e del 3,4% nel 2027, sostenuta da un allentamento delle tensioni commerciali e dalla spinta degli investimenti legati all’intelligenza artificiale, soprattutto negli Stati Uniti e in Asia.
Resta invece più debole l’Area euro, attesa a +0,6% nel 2026, con la Spagna più dinamica e Germania e Francia ancora alle prese con una ripresa fragile. Sul versante energetico, le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz hanno provocato rialzi temporanei di petrolio e gas, poi ridimensionati, con effetti limitati sull’inflazione.
Per il Veneto, dunque, il bilancio di metà 2026 restituisce l’immagine di un’industria che tiene e continua a contare su competenze e prodotti competitivi, ma che nei prossimi anni dovrà misurarsi con equilibri globali in rapido cambiamento e con una trasformazione tecnologica che va oltre la spinta garantita finora da PNRR e Transizione 4.0 e 5.0.