Veneto, sempre più lavoratori arrivano alla pensione a 67 anni: si riducono le uscite anticipate

Nei primi sei mesi del 2026 in regione calano del 23% i pensionamenti prima dei 67 anni rispetto al 2021, mentre aumentano quelli di vecchiaia.

06 agosto 2026 13:29
Veneto, sempre più lavoratori arrivano alla pensione a 67 anni: si riducono le uscite anticipate -
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In Veneto il traguardo della pensione si sposta sempre più verso l’età ordinaria. I dati relativi al primo semestre 2026 mostrano infatti una diminuzione netta delle uscite anticipate e, nello stesso tempo, una crescita dei pensionamenti a 67 anni.

L’elaborazione sui numeri Inps diffusa dallo Spi Cgil Veneto fotografa un cambiamento che riguarda l’intera regione: chi riesce a lasciare il lavoro prima dell’età prevista è meno di qualche anno fa, mentre aumentano i lavoratori che restano occupati più a lungo.

Nei primi sei mesi del 2026 le pensioni anticipate registrate in Veneto sono state 13.099. Nel primo semestre 2021 erano circa 17 mila. La flessione è del 23%. Sul fronte opposto, le pensioni di vecchiaia passano da poco meno di 8.500 a circa 10.500, con un incremento del 24,5%.

Le uscite anticipate restano ancora più numerose di quelle di vecchiaia, ma la distanza si è accorciata in modo evidente. È questo uno degli aspetti più rilevanti che emerge dal confronto tra i due periodi.

Come cambia il quadro previdenziale in regione

Secondo il sindacato, il dato veneto va letto insieme a due fattori. Il primo è demografico e riguarda l’esaurirsi della spinta della generazione dei baby boomer, che aveva spesso alle spalle carriere lunghe e contributi più continui. Il secondo è legato alle regole di accesso, diventate meno favorevoli per chi punta a lasciare il lavoro prima dei 67 anni.

In questo scenario pesano anche i percorsi lavorativi più frammentati delle generazioni che arrivano oggi alla soglia pensionistica. Periodi di precarietà, versamenti più bassi e carriere discontinue rendono più complicato raggiungere i requisiti per l’uscita anticipata e spingono molti a proseguire l’attività per ottenere un assegno più consistente.

I comparti dove il calo si vede di più

La contrazione più forte riguarda il pubblico impiego. In questo settore le pensioni anticipate scendono da 2.137 del primo semestre 2021 a 1.205 nello stesso periodo del 2026, con una riduzione del 43,6%. Nello stesso comparto, invece, le pensioni di vecchiaia crescono dell’85%.

Tra i lavoratori autonomi il numero delle uscite prima dei 67 anni cala del 26%, mentre i pensionamenti di vecchiaia aumentano di oltre il 12%.

Nel settore privato il ridimensionamento è meno marcato ma comunque significativo: nei primi sei mesi del 2026 i pensionamenti anticipati sono il 16% in meno rispetto al 2021. Al contrario, le pensioni di vecchiaia crescono di circa un terzo.

Il divario tra uomini e donne

Il cambiamento risulta ancora più pesante per le lavoratrici. Tra il 2021 e il 2026 il calo delle pensioni anticipate femminili arriva al 29,4%, mentre per gli uomini la diminuzione si ferma al 19,5%.

Per entrambi i generi, invece, il ricorso alla pensione di vecchiaia aumenta di circa un quarto. Un andamento che, nella lettura dello Spi Cgil Veneto, riflette in particolare la fragilità di molte carriere femminili, spesso segnate da interruzioni e minore continuità contributiva.

Le valutazioni dello Spi Cgil Veneto

Alessandro Chiavelli, della segreteria regionale dello Spi Cgil Veneto, collega questa inversione di tendenza sia al progressivo venir meno del peso dei baby boomer nelle statistiche previdenziali, sia alle scelte compiute negli ultimi anni sul sistema pensionistico.

Tra gli elementi citati dal sindacato c’è anche l’accantonamento nel 2026 di Quota 103 e Opzione donna, indicato come uno dei fattori utili a spiegare l’andamento registrato nella prima parte dell’anno. Il risultato, per il Veneto, è una mappa dei pensionamenti in cui l’uscita anticipata resta prevalente, ma con margini molto più ridotti rispetto a cinque anni fa.

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